oltre la dualità

Nei Ritiri, gli aspiranti che hanno già avuto svariate esperienze dirette meditano sul Soggetto percipiente indicato col nome che loro sentono più familiare.

Le istruzioni date dai partner che ascoltano sono dunque: diventa Uno con la Coscienza, o l’Essere, o la Presenza, o l’IO. Ricevuta l’istruzione i partner che meditano devono individuare il Soggetto – che naturalmente la mente duale rileva come un oggetto della percezione – e fare un intento di diventare UNO con esso.

L’intento cambia a secondo dell’energia del momento, e il modo di farlo appare spontaneo agli aspiranti: può avere una certa spinta, se è un momento di barriere ed è necessario di un certo sforzo, può essere uno struggente abbandono, o pura contemplazione se le distanze si sono assai ravvicinate.

Tuttavia questi aspiranti hanno superato la fase di neti-neti (non sono questo non sono quello) in cui si distingue il Sé dal non-sé; sono nella fase di iti-iti (sono questo sono quello). Perciò non fanno soltanto l’intento di diventare UNO col soggetto percipiente, ma anche con qualsiasi altra cosa si presenti alla loro coscienza: barriere, distrazioni, stati ecc.

Essi sono ormai consapevoli che TUTTO è il Sé, e questo TUTTO non è una molteplicità di oggetti distinti: ma l’ESSENZA unica e indifferenziata, natura ultima immutabile ed eterna di ogni cosa.

Tale modo di praticare, non più duale e oppositivo, segna una svolta fondamentale nella sadhana: apre il cuore all’Amore Divino (mettendo in salvo l’aspirante dalla trappola del vuoto freddo e buio), introduce allo stato naturale privo di sforzo e gradualmente stabilizza l’aspirante nel miracolo: l’ESSERE IL BRAHMAN!… così come ripetutamente rammenta il capitolo 26 della Ribhu Gita, l’opera preferita da Sri Ramana Maharshi.

È il trionfo dell’Amore eterno e incondizionato, la fine della separazione:

So Ham, Ham So = Io Sono Te, Tu Sei Me = l’Uno, il Brahman È

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