Ramana Maharshi, discorso 498

La gente afferma spesso che un liberato dovrebbe andare in giro a predicare il proprio messaggio alla gente. Pensa: “Come può qualcuno essere un liberato finché intorno a lui c’è sofferenza? È Vero, ma un liberato vede sofferenza intorno a lui? Sì vuole decidere quale debba essere lo stato di un liberato senza averlo realizzato.

Dal punto di vista del liberato la loro affermazione equivale a queste metafore:

Un uomo sogna molte persone. Al risveglio si chiede: “Si saranno risvegliate anche le altre persone del sogno?”. È ridicolo. E ancora, un brav’uomo dice: “Non importa se non ottengo la liberazione. Voglio essere l’ultimo a realizzarla in modo da aiutare tutti gli altri a essere liberati prima di me”. È molto bello… Immaginate qualcuno che sogna e dica: “Possano tutte queste persone svegliarsi prima di me”. Questo sognatore non è meno assurdo del simpatico filosofo di prima.

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Commento di Sergio – In realtà un liberato non ha intenzioni personali. Il Sé abbraccia tutti i livelli di Dio: dal Paramatman che non si accorge nemmeno del creato, a Isvara che è il Dio umano che decide per il bene del creato. L’intenzione di aiutare gli altri può essere di Isvara e non contemplare nessuna intenzione personale. Oppure può essere una samskara che ci spinge a farlo. In tutti e due i casi è ottimo dedicarsi a quel proposito. Se l’intenzione è di Isvara si sta servendo la volontà divina, se è una samskara, vivendola si esaurirà presto, magari lasciando la sola intenzione divina. Se invece è un gioco dell’ego, c’è bisogno di una buona autoindagine per smascherare i giochi dell’impostore.

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