Ramdas: ‘Nella Visione di Dio’ – Capitolo 26

CAPITOLO XXVI

ERNAKULAM – ALLEPPEY

 

1. Che ne pensate?

Si potrebbe qui citare un aneddoto umoristico e istruttivo tratto dalla vita di un alto funzionario di Ernakulam. L’episodio fu riferito dall’ufficiale stesso, un’anima sincera e pia. Egli raccontò:

«Guadagno uno stipendio sufficientemente alto per il mantenimento della mia famiglia, ma la cupidigia è uno dei più grandi difetti della natura umana. Il desiderio di ricchezza è un fuoco inestinguibile: più lo si alimenta, più divampa furioso. Mia moglie è una donna devota e pregava sempre l’Onnipotente affinché mi fosse concesso un incarico più elevato, così da percepire uno stipendio maggiore. Poiché le sue suppliche rimanevano inascoltate, un giorno propose di compiere un rito propiziatorio speciale per indurre la Dea della ricchezza a concederle il suo favore. Fece realizzare un’effigie d’argilla della Devi e la pose nella stanza dedicata al culto della divinità familiare. Quando le chiesi il motivo, rispose che intendeva venerare la nuova immagine per ottenere la mia promozione. Aggiunse di aver avvertito la Dea: se non avesse esaudito il suo desiderio entro un mese, avrebbe interrotto la devozione. Un mese di tempo e di preavviso per la povera Dea!

«Il culto proseguì giorno dopo giorno con grande assiduità e offerte di cibo consacrato della migliore qualità. Io non badavo a quanto tempo dedicasse a quei riti, finché un giorno trovai l’altare vuoto. L’immagine non c’era più. Chiamai mia moglie e le chiesi dove fosse finita la Dea.          

“Ho chiuso con lei”, rispose con espressione disgustata. “Ho fatto tutto il possibile per compiacerla, ma non ha ascoltato la mia preghiera. Il mese è passato e della tua promozione non c’è traccia. Così, l’ho buttata via”.

«Più tardi, scoprii la statuetta abbandonata che giaceva pietosamente in un cumulo di rifiuti di uno stagno, dietro casa! Davvero singolare è la sua bhakti, non trovate?». Gli ascoltatori scoppiarono in una fragorosa risata.

Il raja yogi, intanto, si scoraggiava ogni giorno di più: un numero sempre maggiore di persone accorreva da lui, sofferente per gli effetti di una pratica errata del pranayama. Queste persone consultarono Ramdas, il quale consigliò loro di interrompere del tutto la pratica. Nello stesso periodo, giunsero lamentele simili da Bangalore e dal Kanara meridionale, dove tale disciplina era stata ampiamente diffusa da altri yogi dello stesso stampo».

Ramdas non poté più restare indifferente. Si sentì in dovere di scrivere un articolo dai toni fermi, poi pubblicato sui giornali, per avvertire la gente di non intraprendere tale pratica, o di interromperla immediatamente se già avviata, a meno di non essere pronti a soddisfare tutte le altre condizioni dello yoga; in caso contrario, i danni sarebbero stati imponderabili. Ramdas affrontò la questione anche con il raja yogi:

«Hai notato, Ramji, quali problemi stia causando la tua disciplina in chi non è in grado di osservare le regole che accompagnano lo yoga? In futuro, faresti bene a non iniziare indiscriminatamente al pranayama chiunque ti si rivolga, senza prima valutare se sia idoneo o meno».

Anche l’avvocato che si stava preparando ad abbracciare il sannyas si rivolse a Ramdas, ma questi lo scoraggiò dicendo:         

«Se siete così ansioso di dedicarvi interamente a Dio, potete ritirarvi dalla vita pubblica in una piccola capanna nella vostra proprietà e condurre una vita di contemplazione e preghiera. Non pensate di poter raggiungere Dio semplicemente indossando una veste color arancione».

L’uomo rispose di essere ormai deciso a prendere il sannyas e che nulla gli avrebbe fatto cambiare idea.   

«Sia fatta la volontà di Dio», si rassegnò Ramdas.

L’avvocato era un uomo anziano, benestante e con famiglia. Una notte si presentò da Ramdas con un set di abiti color ocra e disse: 

«Swamiji, ho provveduto al mantenimento della mia famiglia e ho ceduto ogni diritto sulle mie proprietà a chi di dovere. Ora sono libero. Domani lascerò Ernakulam: desidero viaggiare di luogo in luogo senza denaro, proprio come faceste voi durante il vostro primo anno di vita itinerante, come raccontate nel libro In cerca di Dio».

Il giorno seguente lasciò la città. Il raja yogi lo accompagnò, cogliendo al volo l’opportunità per uscire dalla spiacevole situazione in cui si era venuto a trovare. Ramdas seppe poi che l’avvocato, dopo alcuni mesi di vagabondaggio, era tornato alla sua professione. Oggi egli è strettamente legato alle attività dell’Anandashram.

Intanto, la vecchia malaria che aveva lasciato in pace Ramdas per qualche mese tornò a manifestarsi con attacchi febbrili periodici».

Sanjivarao e la sua famiglia dimostravano grande amore e gentilezza nei confronti di Ramdas. Il Ram-mantra aveva catturato Sanjivarao in modo così profondo che egli non lo dimenticava nemmeno per un momento. Questo accade immancabilmente quando il mantra prende pieno possesso della mente: anche mentre si è impegnati nel lavoro, il mantra si ripete inconsciamente e automaticamente nelle profondità della coscienza. Era proprio il caso di Sanjivarao, che stava sperimentando l’aprirsi della fonte della gioia e della pace dentro di sé. Tutto ciò era evidente dal suo volto sereno, radioso e beato.

A Ramdas giunse notizia che la figlia della sua vita precedente, Ramabai, era stata promessa in sposa a Chandrashekarrao, figlio della sorella di Ramdas, e che il matrimonio si sarebbe celebrato a breve a Kasaragod.

 

2. Un sadhu cristiano

Mark Sanjivarao era cugino di Ramdas nella sua vita precedente e, fin dall’infanzia, i due erano stati grandi amici. In gioventù, egli aveva rinunciato alla fede indù per abbracciare il cristianesimo. Il grande Cristo, quale ideale supremo, lo aveva affascinato e conquistato; così, da sincero ricercatore della vita eterna, ovvero del Regno di Dio, era divenuto discepolo di Cristo. L’amicizia con Ramdas era proseguita senza scossoni. Ramdas ne ammirava il coraggio per aver compiuto un passo che gli aveva attirato l’odio e lo scherno della comunità indù. Egli aveva sopportato la croce della persecuzione con calma, forte delle proprie convinzioni. Frequentando anime pure e sante tra i missionari cristiani, aveva assorbito da loro lo spirito di una vita dedicata al servizio.

La “nuova nascita” e la visione purificata di Ramdas avevano portato un cambiamento profondo nel loro rapporto. Al suo ritorno nel Kanara meridionale dopo un anno di assenza, Mark Sanjivarao andò a fargli visita e Ramdas provò una gioia immensa nel rivederlo. L’amore dell’amico per Ramdas era ormai centuplicato. Egli fu determinante nel far conoscere a Ramdas gli insegnamenti sublimi di Cristo nel Nuovo Testamento. Ramdas, dal canto suo, non nutriva preferenze per alcun credo o religione particolare, provando la più alta venerazione per i fondatori di tutte le grandi fedi del mondo: Sri Krishna, Gesù Cristo, il Buddha e Maometto. Ora Ramdas sa che questi Grandi sono i portatori della fiaccola della Verità, pronti a indicare alle anime illuse il cammino verso la Realtà suprema da essi stessi rivelata.

Mark Sanjivarao era un predicatore del Vangelo e la sua missione copriva un vasto territorio. Giunse a Ernakulam mentre era diretto ad Alleppey e Kottayam, nello Stato di Travancore. Visitò Ramdas nel suo rifugio e gli propose di accompagnarlo in quei luoghi; Ramdas accettò con entusiasmo. Partirono e raggiunsero Alleppey, dove furono ospitati in un vasto edificio chiamato l’Istituto Cristiano. Lì Ramdas entrò in contatto con due cristiani dediti al sacrificio: il sadhu Mathai, un uomo anziano vestito con abiti color ocra, e Thomas, un giovane. Entrambi mostrarono grande affetto per Ramdas. Mentre Thomas era mite nei modi, Mathai non lo era affatto: si mise a martellare Ramdas affinché accettasse gli insegnamenti di Cristo come l’unica vera rivelazione di Dio. Si dedicò a quest’opera di proselitismo in ogni momento e con tutto l’ardore tipico di un missionario. Alla fine, Ramdas gli disse:

«Dio ha dato alla testa di Ramdas una forma definitiva. Puoi martellare quanto vuoi, ma non riuscirai a modellarla secondo i tuoi desideri!».

Mark Sanjivarao, che stava osservando la scena, scoppiò in una fragorosa risata e chiese poi con umorismo a Ramdas:

«Dunque, Mathai è riuscito a cambiare la forma della tua testa?».

«Mathai non può compiere l’impossibile. La testa di Ramdas è fusa in uno stampo tale da aver già assunto una forma immutabile», rispondeva Ramdas. E ridevano insieme. Ogni volta che Mathai si avvicinava, Ramdas commentava: «Ecco che arriva il martello!». Alla fine, Mathai abbandonò il suo futile compito e Ramdas concluse, scherzando, che il martello si era rotto.

Furono giorni gioiosi quelli che Ramdas trascorse nell’Istituto. Nelle ampie stanze al piano superiore dell’edificio, Ramdas scorrazzava liberamente, danzava, saltava e correva qua e là come un capretto giocoso. Sanjivarao ricordava bene l’espressione spesso ripetuta da Ramdas: «gioia selvaggia».

Presso l’Istituto, Sanjivarao tenne due sermoni dal titolo «Perché sono diventato discepolo di Cristo». Dopo alcuni giorni, Ramdas proseguì per Kottayam insieme a Mark Sanjivarao e Thomas. Il giorno del loro arrivo, ebbe un attacco di malaria; fu ospitato in casa di un pio cristiano che si dimostrò estremamente ospitale e gentile. Fortunatamente, la febbre durò solo una notte.

Il giorno seguente era prevista una conferenza di Sanjivarao presso la sede locale della Y.M.C.A.[1]. A presiedere l’incontro, davanti a un folto pubblico, vi era un missionario del luogo. La mattina successiva, Ramdas e Sanjivarao visitarono la Scuola Superiore Cristiana. Il Preside, che indossava abiti in khadi[2], accolse calorosamente Ramdas e organizzò un incontro affinché parlasse agli studenti. Ramdas tenne un discorso di mezz’ora in inglese sul tema “Dio è Amore”, così come rivelato negli insegnamenti di Gesù Cristo. Il Preside tradusse poi il discorso in malayalam per i ragazzi ivi riuniti.

La sera si tenne un’altra conferenza di Sanjivarao alla Y.M.CA. Spinto dall’insistenza degli amici, Ramdas parlò per circa quindici minuti prima dell’oratore ufficiale. Egli affrontò il tema dell’unità delle religioni, sottolineando come tutte le grandi Incarnazioni del mondo, appartenenti a epoche diverse, fossero in perfetto accordo nei loro insegnamenti. Seguì poi il discorso di Sanjivarao. In quell’occasione non vi fu un presidente terreno: il Presidente era Dio Onnipotente, assiso nei cuori degli oratori e degli ascoltatori.

Dopo un paio di giorni tornarono a Ernakulam. Ramdas accarezzava ora l’idea di recarsi al prossimo Kumbhamela di Haridwar; la prospettiva di rivedere l’Himalaya lo riempiva di entusiasmo. Ma, prima di volgere a nord, lasciò Ernakulam con l’intenzione di fare visita al Kanara».


[1] Young Men’s Christian Association (Associazione Cristiana dei Giovani)

[2] Tessuto indiano di cotone filato a mano.