sforzo o grazia per la liberazione?

È una domanda che non ha senso. La Grazia c’è sempre. È il nostro essere il Sé, il Divino. Questa è la Grazia; come potrebbe mancare? Ed è anche il Guru, che a volte si proietta in un Guru esterno e in insegnamenti cui accediamo.

Chiarito questo, la domanda potrebbe essere: Sforzo o Abbandono per la Liberazione?

Vi sono tipi di aspiranti diversi, che attraversano situazioni e momenti diversi. In alcune situazioni è necessario lo sforzo, in altre l’abbandono.

In generale quando la mente è molto impura, è necessario lo sforzo e la disciplina, altrimenti ci si abbandonerebbe alle impurità della mente. Quando la mente comincia a diventare pura, allora gradualmente ci appare il Divino, il che rende possibile l’abbandono. Ma, dice Ramana Maharshi, lo sforzo potrebbe essere necessario anche un istante prima della Realizzazione definitiva, come ad esempio è stato descritto in ‘Resoconto di una Realizzazione’. Perciò, anche la domanda ‘Sforzo o Abbandono per la Liberazione?’ non ha senso, perché in ogni sadhana sforzo e abbandono si alternano.

Vi sono poi le posizioni ideologiche, dettate da un intelletto al servizio dell’ego, che postulano “Lasciate andare completamente, radicalmente, lasciate che tutto sorga dalla Grazia, perché non siete un colui che fa separato. C’è solo la volontà del Divino, e ogni cosa è inestricabile dalla volontà di Dio. In definitiva: tutto è Grazia”. In questo caso, il principio dell’Abbandono è trascinato nel fango da una disonesta ottusità, incapace di vedere che anche la volontà personale e lo sforzo sono Volontà di Dio.

Sri Ramana Maharshi, che è un sommo Acharya, avrebbe detto: “La Grazia non è qualcosa di esteriore. È la Grazia che è in voi che motiva i vostri sforzi spirituali”.

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