Sri Atmananda: ‘la cosa in sé’, più il mio esercizio di mind clearing

SERGIO: ESERCIZIO DI MIND CLEARING

Ho tradotto il capitolo ‘La Cosa in Sé’ dalle ‘Note sui Discorsi Spirituali di Sri Atmananda’. Mi ha ispirato il seguente procedimento di Mind Clearing:

Il vostro assistito ad esempio dice: “Sono arrabbiato perché è successa questa tale cosa”.

Qui abbiamo un evento e la rabbia. Mettiamo che voi decidiate di lavorare sulla rabbia – il ché è saggio perché se volete lavorare sull’intero evento dovete scomporlo nei percetti elementari che lo compongono.

Allora dite al vostro assistito: “Se non avessi consapevolezza di questa rabbia, la rabbia non esisterebbe”. Se l’assistito non è d’accordo potete andare attraverso un dialogo che glielo dimostri; ad esempio potete dire: “Se tu adesso avessi una anestesia totale la rabbia esisterebbe ancora?” ecc.

Raggiunto l’accordo continuate: “Renditi conto che ciò che ti appartiene veramente è la consapevolezza della rabbia e non la rabbia stessa”. Aspettate la conferma dell’assistito e se non l’avete dialogate per dimostrarglielo.

Una volta avuto l’assenso, gli dite: “Porta la tua attenzione sulla consapevolezza della rabbia”.

Quando lo fa gli dite: “Ora porta questa consapevolezza della rabbia alla sua Sorgente, cioè la Pura Consapevolezza”. Quando dice che l’ha fatto fatevi dire cosa sente.

Poi chiedete: “C’è ancora la rabbia? È uguale? È diversa? Se è diversa in cosa è cambiata?”.

Se ad esempio dice: “È meno forte”, chiedete “Porta l’attenzione alla consapevolezza del fatto che è meno forte” e lo fate andare di nuovo attraverso l’esercizio.

Se invece dice: “È uguale a prima”, gli dite: “Porta l’attenzione alla consapevolezza che è uguale a prima” e di seguito tutto l’esercizio.

Dovete enfatizzare i cambiamenti, non riportarlo sempre sulla stessa rabbia, perché quella rabbia sarà sicuramente cambiata! Se voi invece considerate che è sempre la stessa, gli avvallate il falso credo che le apparenze non cambiano e quindi sono reali.

Naturalmente si può fare l’esercizio anche da soli.

Vi sono esercizi di mind clearing molto più efficaci per discreare le impressioni mentali. Il pregio di questo esercizio è che voi state educando il vostro assistito a non portare tutta l’attenzione sull’oggetto (la realtà oggettiva che è illusoria) ma sulla Consapevolezza (la realtà soggettiva che l’unica vera Realtà).

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SRI ATMANANDA: LA COSA IN SÉ

176. COME UN IGNORANTE E UN SAGGIO VEDONO LA ‘COSA’

Il saggio vede ‘la cosa in sé’, l’ignorante vede solo gli oggetti dei sensi sovrapposti sulla cosa stessa.

1432. COME CONOSCERE UNA COSA?

In senso fenomenico non conosciamo affatto la cosa, ma ne sappiamo solo qualcosa; in altre parole ne conosciamo solo l’aspetto.

Per conoscere la cosa dobbiamo andare più in profondità, anche oltre l’apparenza, fino allo sfondo. Lì tutte le apparenze scompaiono lasciando soltanto lo sfondo. Questa è la cosa vera, e viene conosciuta solo tramite identità, poiché non esiste nient’altro oltre l’identità.

978. COME VEDERE UN FIORE COSÌ COM’È?

Vedi le cose che il fiore possiede attraverso i sensi e la mente che tu possiedi. Ma per vedere il fiore così com’è, devi essere solo, spossessato di sensi e mente. Allora vedrai il fiore come te stesso, cioè pura Coscienza.

16. CHE COS’È ‘LA COSA IN SÉ’?

L’esperienza fondamentale del mondo che ha l’uomo è che qualcosa che prima era sconosciuta diventa successivamente conosciuta. Tale affermazione mostra chiaramente che ‘la cosa in sé’ non era altro che lo sfondo sia del non conosciuto che del conosciuto, e come tale non poteva essere completamente né l’uno né l’altro. Osservando attentamente lo sfondo si scopre che la mente pone una sorta di limite alla ‘cosa in sé’, a seguito della quale appare come il conosciuto o il non conosciuto. Togli questa limite mentale dall’esperienza ed essa diverrà immediatamente la Realtà stessa, perché va oltre il conosciuto e il non conosciuto.

Ciò che è stato indicato come il non conosciuto sta anche nel conosciuto: è la Realtà stessa. Prendiamo ad esempio l’ ‘io’ in “io penso” e “Io sento”. Il principio-io non potrà mai essere il principio-pensare o il principio-sentire ma è al di là di entrambi ed è presente sia nel pensare che nel sentire.

Esaminando questo da un’altra prospettiva, ‘non conosciuto’ significa ciò che non è compreso dagli organi di senso e dalla mente. Ciò che non è compreso da loro, ma che li trascende entrambi, non può essere altro che la Realtà. Quindi, ciò che viene chiamato ‘l’ignoto’ è la Realtà. E ora, se esaminato correttamente, diventando ‘il conosciuto’ un oggetto dei sensi si fonde nella Coscienza. Quindi il conosciuto non è altro che Coscienza.

Quando un uomo comune – che crede che lui è il corpo – vede un oggetto, enfatizza la parte oggetto e ignora completamente il fattore più importante: la coscienza. Ma quando un Jnani (saggio) vede lo stesso oggetto, non lo vede come un oggetto ma come la propria coscienza. Egli enfatizza solo la parte della coscienza e sente che quell’oggetto è il Sé. Quindi ogni sua percezione riafferma doppiamente che la sua conoscenza di essere la Coscienza. Si tratta dell’esperienza della Verità stessa, ripetuta tutte le volte che vi sono pensieri o percezioni.

[Notes on Spiritual Discourses of Sri Atmananda]

 

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