Sri Atmananda sulla morte

1427. La morte: qual è il suo significato?

Morte’ è un termine improprio. La morte può essere esaminata dal punto di vista della vita. La vita, come tale, non conosce la morte. Pertanto, dal punto di vista della vita, la morte è un termine improprio.

Per sapere che non c’è nessuna morte, devi solo fare riferimento al cosiddetto stato di sogno, in cui vedi la tua morte o quella di un parente. Ma al risveglio sai che le persone del sogno e la loro morte erano illusioni. È allo stesso modo che dovremmo vedere la morte nello stato di veglia.

340. Chi muore?

Il corpo e il principio vitale sono le uniche due entità fondamentali coinvolte nel cambiamento chiamato morte.

Di questi due il ‘corpo’ è sempre stato materia morta e inerte e, in quanto tale, non può morire di nuovo. Il principio vitale è sempre immutabile e quindi non può mai morire.

793. In che modo sono immortale?

La morte ha luogo nel tempo. Il tempo è fatto di passato, presente e futuro. Essi non influiscono in alcun modo sul Principio-Io. Perciò, da un certo punto di vista, si può dire che per il Principio-Io sia un eterno presente.

A rigor di termini, anche questo è sbagliato. Perché il tempo esiste solo in relazione all’io apparente. Le attività dell’io apparente possono essere divise in cinque classi: azioni, percezioni, pensieri, sentimenti e conoscenza. Quale di queste cinque funzioni vuoi essere?

Se scegli una delle prime quattro, morirai automaticamente dopo ognuna di quelle funzioni. Ma l’esperienza [non duale, diretta] è che non muori così. Quindi devi essere l’ultima: il Conoscitore che solo continua attraverso tutte le attività e non muore mai.

Tu conosci anche la morte, perciò trascendi anche quella.

659. Come un bambino di cinque anni fu illuminato sulla morte e su Dio

Ananda, un bambino di cinque anni, era continuamente tormentato da pensieri e incubi sulla morte, che si suppone sia inevitabile.

Gurunathan: – Non eri un bambino piccolo qualche anno fa?
Bambino: – Sì, sì.
G: – Dov’è adesso quel bambino?
B: – Se n’è andato.
G: – Dove? Puoi riportarlo indietro?
B: – No, no, è impossibile.
G: – Quindi è morto, no?
B: – No, ma io sono qui.
G: – Voglio dire il bambino che eri una volta. Se n’è andato per sempre e non potrà mai più tornare. Questo è ciò che intendo per morte. Hai pianto quando il bambino se n’è andato?
B: – No, ma fino ad ora non ci avevo pensato.
G: – Allo stesso modo anche questo bambino morirà e sarai un ragazzo. Poi anche il ragazzo morirà e diventerai un vecchio. Tutte queste morti, una dopo l’altra, tu le prendi piacevolmente, no?
B: – Sì, certo.
G: – Allora perché piangi e ti disperi quando muore il vecchio? Non è come le molte altre morti che hai già avuto?
B: – Sì. Se questo è il significato della morte non piangerò o non ne avrò più paura.
G: – Perché non ti dispiaceva quando il bambino in te moriva? Perché sapevi che soltanto il bambino muore e che tu non muori. Allo stesso modo, è soltanto il vecchio in te che morirà. Tu sai che non morirai mai. Tu conosci le tue numerose morti dalla tua infanzia fino ad oggi, allo stesso modo sarai anche il conoscitore della morte della tua vecchiaia.
B: – Sì! Sì! – disse il bambino con una faccia luminosa. – Ora capisco. Non avrò mai più paura della morte.
G: – Ora sei senza morte, sei l’Eterno. Questo è Dio, mi segui?
B: – Sì, Gurunathan –. E il bambino si prostrò con le lacrime che gocciolavano sui piedi di Gurunathan.

737. Cosa sono nascita e morte?

Il ‘nulla’ non può mai essere la fonte di ‘qualcosa’ (l’io). Se ‘io’ nasco da ‘qualcosa’, quel ‘qualcosa’ è ancora con me. Perciò non sono mai nato, e dunque non c’è morte per me e per nessuno.

Puoi smettere di aver paura della morte soltanto attraverso la forza della tua convinzione di qualcosa di solido e permanente dentro di te.

530. La morte

La morte è la separazione del corpo fisico dal corpo sottile, o della mente dal corpo. Perciò ‘tu’, come jiva, muori in ogni momento.

820. La morte è liberazione?

Non sempre. La morte è liberazione se è la morte ultima, cioè la morte di tutto ciò che è oggettivo, compresi i samskara (inclinazioni prodotte dall’abitudine). Ma la morte ordinaria è parziale, trattandosi della sola morte del corpo fisico. Non è altro che un cambiamento e non merita il nome di morte.

La vera morte è lo spostamento del tuo centro dall’ego al testimone.

753. Posso morire con piacere?

Certo che puoi! Qual è l’oggetto della tua vita? La felicità. Se potessi ottenerla qui ed ora, non moriresti volentieri? [Ciò può avvenire] non terminando questa vita, ma conoscendo la morte; è così che muoiono tutti i Jnani [Saggi]. Perciò, conosci te stesso e trascendi la morte.

[Notes on Spiritual Discourses of Sri Atmananda]

 

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