su vasanas e dintorni

Valmiki doveva avere proprio un fantastico karma spirituale per riuscire in una conversione così ardua! Doveva essere un grande iniziato nella vita precedente… Ma come è possibile che un grande iniziato abbia poi una rinascita da criminale efferato?

Per rispondere alla domanda bisogna comprendere il funzionamento delle vasana, e per farlo ricorreremo ai sogni.

SOGNI

Da cosa sono prodotti i sogno? Da spinte della mente che, come un seme che germoglia e diventa pianta, si manifestano attraverso il sogno così che la coscienza possa esperirle e quindi dissolverle, del tutto o parzialmente.

Così come realizzano un sogno, queste spinte, che in sanscrito si chiamano vasana, danno luogo a nuove incarnazioni.

Nei sogni però possiamo fare anche cose piuttosto lontane dalla nostra personalità. Se queste cose vengono considerate troppo indesiderabili dalla mente, è probabile che essa le censuri e non ce le faccia ricordare al risveglio. Possiamo anche avere dei corpi diversi dal nostro. Ricordo una volta che mi sognai con il corpo di una donna sulla cinquantina piuttosto grassa; un’altra in cui avevo il corpo di un gatto… Poiché l’io è sempre lo stesso, in genere nel sogno non notiamo che il corpo è di altro tipo e non lo ricordiamo al mattino.

Questi sogni che si discostano dal nostro aspetto fisico e dalla nostra personalità allo stato di veglia vengono generati da ‘vasana dormienti’.

LE VASANA DORMIENTI

Vi sono spinte della mente che non appaiono alla nostra coscienza perché il contesto in cui viviamo non dà loro l’occasione di emergere. Vi faccio un esempio. Un Guru indiano vive nel suo ashram in India circondato dai devoti e ha una vita piuttosto regolare. Diventa famoso e alcuni devoti occidentali lo invitano negli States e lo introducono a Hollywood. Lì le persone vengono da lui in limousine e in elicottero e dopo mezz’ora di colloquio gli lasciano in offerta non meno di 400$. Il poveretto si trova investo da una dimensione del denaro a lui finora sconosciuta. Ma non basta. Egli viene a contatto con donne bellissime e famose che gli offrono la loro affinità. Hanno pelle bianca, capelli d’oro e occhi color del cielo… Le vasana dormienti del Guru, che non era un realizzato ma solo un allievo avanzato, esplodono e lo travolgono…

Vi sarà capitato questo fenomeno nella vita. Succede qualcosa, una circostanza che risveglia le vasana dormienti, e a un certo punto le cariche emozionali che prima erano latenti si risvegliano con tutta la loro potenza e rompono il vostro equilibrio travolgendovi.

Questo è anche il motivo per cui alcuni non praticano. Hanno dentro delle forti cariche inespresse, e sanno – inconsciamente o consciamente – che se praticano queste si libereranno e li travolgeranno. Ad esempio potrebbe trovarsi immersi in una rabbia furibonda. Se lo stato alterato dura più di un giorno le persone si spaventano e smettono di praticare.

A meno che non vengano bruciate dalla pratica spirituale prima, tutte le vasana della nostra mente sono destinate ad essere vissute, in questa vita o in una futura; così attraverso il lungo percorso di morte e rinascita, la coscienza le esperisce e se ne libera. È l’evoluzione della coscienza attraverso il samsara, il ciclo di morte e rinascita. E se uno è un grande iniziato e ha una vasana inconscia da gangster? Rinascerà prima o poi gangster, dipende da quanto è forte quella spinta. In fondo anche un’incarnazione è un sogno, un film; e come un attore interpreta vari ruoli nella sua carriera, così il jiva, l’anima individuata, sperimenta varie e disparate incarnazioni prima di riconoscersi come Assoluto.

E qui troviamo la storia di Valmiki. Ma le sue samskara (tendenze) come grande iniziato non erano scomparse. Sono rimaste dormienti, perché nel contesto di una vita da gangster non potevano manifestarsi. Ma dopo che Narada lo risveglia vengono velocemente riabilitate.

DUE FONDAMENTALI INSEGNAMENTO PER LA PRATICA SPIRITUALE

Da qui ne traiamo due fondamentali insegnamenti per la pratica spirituale.

1. Le vasana devono essere annichilite dalla nostra sadhana, come semi abbrustoliti non più in grado di germogliare; sennò la rinascita è scontata.

2. Perché la pratica spirituale possa annichilire le vasana queste devono ‘saltar fuori’, altrimenti rimarranno latenti dando luogo ad altre incarnazioni.

Nei percorsi in cui la kundalini viene risvegliata nella sua forma più potente è la Dea che si occupa di tirar fuori tutte le vasana. Sono percorsi non facili perché la Dea non chiede il permesso per farlo e al praticante tocca confrontare tutto quello che la Dea gli passa; solo un profondo abbandono può consentire di farlo.

E nei percorsi in cui la kundalini viene risvegliata gradualmente, come le vie di Jnana?

C’è il rischio che l’aspirante pratichi, abbia anche degli assorbimenti (samadhi) ma che non scalfisca, o scalfisca poco, il suo deposito delle vasana dormienti. Il maestro in questo caso aiuta a farle venir fuori. Capite perché il Roshi del monastero in cui viveva Philip Kapleau portava ogni anno i monaci alla casa delle geishe? Ma se l’allievo si tiene a distanza, non si fa sentire, non gli manda report, il maestro non può far niente. Rispetta e attende.

Tuttavia espedienti come portare i monaci alla casa delle geishe sono assai parziali. Che forse tutte le vasana dormienti si esauriscano nella spinta sessuale?

C’è però una soluzione. Io la chiamo ‘oltre neti-neti’.

OLTRE NETI-NETI

Le vasana vengono fuori nella misura in cui l’aspirante è in grado di confrontarle. Se non è in grado di confrontare una vasana, questa rimarrà inconscia, a meno che un evento del destino non la risvegli, come capita al Guru di prima.

Se voi maturate la comprensione che LA VITA È UN SOGNO, realizzerete la MASSIMA capacità di confronto verso le vasana e queste pian piano si consegneranno alla vostra coscienza perché le veda e le dissolva.

Neti-neti vuol dire ‘io non sono questo, io non sono quello’. È il primo passo indispensabile: il separare il Sé dal non-Sé. L’ultimo e definitivo passo è: QUESTO NON ESISTE AFFATTO! Io lo chiamo ‘oltre neti-neti’, e tutto lo Yoga Vasistha si dedica a tale conclusivo insegnamento.

Questo è il modo in cui nella via di Jnana l’aspirante dissolve tutte le impressioni umane fino a rimanete Pura Coscienza, senza forma e senza nome. Bellissimo!

 

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