turiyatita nella mia esperienza

Turiyatita non è altro che il risultato di un ulteriore sprofondamento in Sat-Chit-Ananda. L’abbandono al Divino diventa tale che in una frazione di secondo ci si rende conto che mantenere la conoscenza è uno sforzo e si abbandona anche quella. Ma non è incoscienza, piuttosto uno stato di oblio della conoscenza. Rajiv diceva che non si può dire che vi sia conoscenza e non si può dire che non vi sia, e io al momento mi ritrovo con le definizione di Rajiv.

Io ho attinto un po’ da Sri Nisargadatta e un po’ da Sri Ramana. Non perché l’abbia deciso di testa, ma per come si è sviluppata la mia sadhana spontaneamente.

Da Sri Nisargadatta ho avuto la conferma che SONO PRIMA DELLA CONOSCENZA, e quindi prima della mente, perché la mente altro non è che conoscenza. Da Sri Ramana ho tenuto Sat-Chit-Ananda: nasce tutto da lì! Sri Ramana fu esplicitamente contrario a neti-neti. Un po’ di neti-neti va bene per distaccarsi dalle identificazioni con gli oggetti, ma nel mio caso neti-neti mi ha spinto tra le braccia di Sat-Chit-Ananda.

Almeno finché c’è un corpo (dopo la morte del corpo, non lo so) Sat-Chit-Ananda è ampiamente prevalente; turiyatita avviene solo in periodi di totale assorbimento. Swami Kripalvananda stava 4 ore in nirbija samadhi (alias turiyatita), ma per il resto del tempo era in Sat-Chit-Ananda, pieno d’amore e di beatitudine divina.

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