un approfondimento sul sonno desto attraverso lo Yoga Vasistha e una testimonianza diretta

Yoga Vasistha, Libro VI, Nirvana Prakarana
Capitolo II

33. Finché non ti allontanerai dai pensieri mondani e finché non avrai la luce dello spirito universale davanti alla tua vista;

34. finché vi sarà la cecità dell’ignoranza, e la propria soggezione ai desideri mondani; finché vi sarà l’illusione della menzogna e le finzioni della mente fallace;

35. finché l’esalazione dei desideri infesterà la foresta del cuore, e il chakora, o pappagallo della ragione, non vi albergherà mai, ma volerà lontano da quell’aria infetta, fino ad allora non potrai liberarti dei pensieri erronei assunti dalla tua mente, da te stesso e dal mondo.

36. Gli errori del pensiero scompaiono da quella mente che non è attaccata ai piaceri sensuali, che è fredda nella sua pura inappetenza, e che è uscita dalla sua rete di avarizia.

37. Colui che si è liberato dalla sete e dall’illusione della ricchezza, e che è cosciente della freschezza interiore della sua anima, e che possiede la tranquillità della mente, si dice che tale persona sia fuggita dal pensiero ansioso.

38. Colui che considera che le cose non sostanziali siano indegne della propria considerazione e fiducia e che considera il proprio corpo estraneo a sé, non sarà mai fuorviato dai pensieri della sua mente.

39. Colui che medita sulla mente infinita e vede tutte le forme come tipologie dell’anima universale, e chi vede il mondo assorto in se stesso, non è mai fuorviato dall’errata concezione del principio vivente.

40. La visione parziale del principio vivente di una mente separata serve solo a fuorviare l’uomo verso la conoscenza di particolari erronei. Tutto ciò svanisce alla vista del sole nascente dell’unica anima universale.

41. L’assenza della visione parziale della mente dà la visione completa dell’anima indivisa che fagocita i particolari come il fuoco vivo brucia le foglie secche degli alberi, e come il fuoco sacrificale consuma le oblazioni di ghi, il burro chiarificato.

42. Gli uomini con grandi anime che hanno conosciuto il Supremo, e si sono auto-liberati durante la loro vita, hanno menti prive della loro essenza (mentale). Queste menti sono chiamati asatva, ossia non-esistenti. Sono come i solchi sulla sabbia dopo che un corso d’acqua si sia prosciugato o le sue acque si siano ritirate. Della mente rimane solo l’impronta ma non la sostanza.

43. Il corpo di un uomo liberato in vita ha una mente occupata dai suoi doveri, ma liberata dai suoi desideri. Tali menti non sono più chitta, o agenti attivi, ma puro sattva o oggetti passivi. Non sono più liberi agenti auto-volitivi, ma sono mosse dai loro doveri fondamentali.

44. Coloro che conoscono la verità sono senza mente e incuranti di tutto tranne del loro dovere. Vagano a piacere e adempiono ai loro doveri per memoria e pratica al fine di ottenere qualsiasi obiettivo.

45. Sono calmi e freddi in tutte le loro azioni e in tutti i loro rapporti, hanno le membra del loro corpo e i loro sensi sotto pieno controllo, e non conoscono né il desiderio né la dualità.

46. Il santo, avendo lo sguardo fisso sulla sua anima interiore, vede il mondo bruciato come paglia dal fuoco del suo intelletto; e trova le concezioni erronee della mente, per volare lontano da essa, come le mosche che volano da una conflagrazione.

47. La mente che viene purificata dalla ragione, è chiamata sattva come detto sopra, e non dà luogo ad errori; come il seme di riso fritto non produce la pianta, così la mente sattvica è senza spirito e morta in se stessa.

48. La parola Sattva significa il contrario di Chitta, usata nei lessici per indicare la mente, che ha la qualità di rinascere a causa delle sue azioni e dei suoi desideri. (Il chitta è definito il seme vivente della mente, produttivo di atti e future incarnazioni, cosa che il Sattva o mente indebolita non può fare).

49. O Rama, devi realizzare lo stato di Sattva o intorpidimento della mente [in alcune scritture viene anche chiamata ‘mente attenuata], e avere Chitta, il seme della mente attiva, bruciato dalla fiamma della tua mente spirituale o sattva.

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Una Testimonianza Diretta

9 giugno 2021

Sto lavorando in questo stato di beatitudine, pace e distacco. Mi rendo conto che sto entrando in un delicato sonno sveglio. Alla fine della giornata lavorativa lo stato di assorbimento nel sonno sveglio aumenta.

Metto in moto l’auto per andare a Bologna per impegni burocratici. L’attenzione alla guida non è alterata. È tutto così meraviglioso.

Arrivo a Bologna. Mentre cammino avverto questa pulsazione energetica che dall’interno del palato arriva al centro della testa. Lì sento espansione, come un senso di ubriacatura e forte beatitudine. Parallelamente ho la sensazione che i movimenti siano rallentati, ma in realtà non lo sono.

È assai forte la Coscienza di quel che sta accadendo. Sono totalmente nel Presente. È un’esperienza simile a quella avuta qualche tempo fa – ma non ne raggiunge l’intensità e la totalità – quando, alla guida dell’auto, mi sono ritrovata, improvvisamente e completamente assorbita nell’immobilità del Sé, ad osservare il corpo come un pilota automatico che continuava a guidare il veicolo.

Al ritorno mi ritrovo bloccata in una fila sull’autostrada; impiego un’ora e mezza per fare due km. Nonostante la situazione appare disagevole, con gente nervosa nelle loro auto e clacson che suonano, con l’assorbimento nel sonno sveglio resto naturalmente nel distacco e nella beatitudine. Sempre più purezza nella comprensione che niente è Reale se non il Sé che non differisce da ciò che c’è.

È sera. Sono arrivata a casa e continua questa Assenza Presente in modalità più lieve. Sono percorsa da onde energetiche che passano tutto il corpo: dalle gambe, attraverso il cuore, per arrivare al centro della testa e inebriare l’Essere di beatitudine.

Assenza di pensieri, attenzione naturalmente vigile.

Monica

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