uno dei più bei testi sul Sahaja: una Grazia per gli aspiranti!

Questo è uno dei più bei testi sul Sahaja, e contiene informazioni preziosissime, direi ‘vitali’ per chi vuole la Realizzazione.

Io ho perso tanto tempo e sono andato attraverso molta sofferenza per non avere questo insegnamento. Ero fissato sull’idea che la Realizzazione consistesse nel rimanere prigionieri di qualche stato trascendente. La meditazione andava benissimo, ma come aprivo gli occhi dopo un po’ decadevo. “Che devo fare per stabilizzarmi nel Sé? Aumenterò il tempo della meditazione”. Aumentavo… ma come aprivo gli occhi immancabilmente decadevo. Ho postato l’esempio di Swami Kumili che viveva praticamente nel nirvikalpa; rimaneva in quel samadhi anche più giorni, ma come ne usciva decadeva. Solo dopo aver invocato sul piano sottile l’aiuto di Sri Atmananda e quindi averlo incontrato di persona ottiene finalmente la Realizzazione.

La Realizzazione poggia su una Profonda Comprensione, non su uno stato specifico! Da tele Comprensione deriva l’esperienza congruente del rimanere il Sé: lo stato sahaja.

Quali sono i passi successivi nella via diretta secondo me:

1. Giungere a capire con abbastanza chiarezza ‘Chi’ veramente siamo attraverso delle esperienze dirette non-duali.

2. Lavorare col Testimone per rendersi conto che la mente e il mondo fenomenico non esistono; il che significa tramutare nella vostra stessa esperienza diretta gli insegnamenti dello Yoga Vasistha.

3. Quando il Testimone ha completato il proprio lavoro e ha così estinto nella mente la maggioranza delle vasana (spinte, desideri), siete pronti per accedere allo stato sahaja.

Lo stato sahaja (lo stato naturale), non è uno stato specifico, è la ‘Comprensione di Essere la Pura Coscienza’. Se avete i tre requisite che ho elencato, ciò che è necessario per stabilizzare lo stato sahaja è una rieducazione mentale, come spiega eccelsamente Sri Atmananda.

Vi prego di notare che Sri Atmananda non usa il termine samadhi per qualificare lo stato sahaja. Lo fa per non fissare gli aspiranti sull’idea che la Realizzazione sia uno stato specifico e perché è pleonastico! Quando si è capito di essere Pura Consapevolezza e che tutta la molteplicità fenomenica è un’illusione, può ancora porsi il problema dell’Unità e della non separazione?

Vi affido a questo meraviglioso testo

*   *   *

464. Che Cos’è Lo Stato Sahaja?

Un Jnani (Saggio) sperimentando la Felicità ultima sa di non sperimentare nulla di nuovo, e che la limitazione che poneva sulla Felicità prima della realizzazione era un’illusione. Quindi sa che ciò che si sperimenta come felicità limitata, apparentemente derivante dagli oggetti, è in realtà la stessa felicità finale illimitata.

Anche se un Saggio sembra condurre una vita normale come prima, non vede più il mondo come lo vedono gli spettatori. Anche quando gli altri credono che lui sia a caccia di oggetti di piacere, dalla sua stessa posizione egli gode sempre la sua swarupananda [beatitudine derivante dalla sua vera natura].

Un Saggio nello stato sahaja [naturale] non si preoccupa, per quanto lo riguarda, di spiegare il mondo oggettivo o le sue attività. La morte per lui è avvenuta molto tempo prima, al momento della sua prima realizzazione della verità. La successiva interruzione del prana [energia vitale] molto tempo dopo e la conseguente paralisi del corpo, che di solito chiamiamo morte, non denota il momento della morte del suo ego [che è avvenuta prima].

L’ideale ultimo non è ‘non vedere’ quando gli oggetti appaiono, ma essere profondamente convinti che la Realtà sia molto al di là sia del vedere che del non vedere dei sensi. Sei testimone di queste percezioni e le percezioni non ti influenzano in alcun modo.

Sebbene l’occhio mostri il palazzo dipinto sullo sfondo del palcoscenico in modo realistico, l’intelletto da dietro ti dice che quella visione non è reale, e tu accetti senza difficoltà quella correzione. Allo stesso modo anche se gli organi di senso mostrano che gli oggetti sono reali, il principio-io (che sta dietro gli organi di senso) li corregge e ti dice che è tutta un’illusione. Il Saggio accetta prontamente questa visione e lascia che il corpo e la mente continuino a funzionare come prima, proprio come chi continua a vedere il palazzo dipinto sullo sfondo del palcoscenico, non si lascia trascinare dal verdetto dell’occhio.

Non puoi fare a meno di vedere se guardi attraverso gli occhi (l’unico modo sarebbe smettere di usare gli occhi). Ma il Saggio non è interessato a quell’inutile stratagemma. Egli è contento di riposare nella Verità ultima, qualunque possa essere l’attività in cui la mente e il corpo sono impegnati.

Dire che il Saggio ignora le proprie attività è una chiara contraddizione di termini. Il Saggio è quel principio che trascende sia l’attività che l’inattività; perciò il Saggio non può intraprendere alcuna attività in quanto Saggio, e ciò che è impegnato in qualsiasi attività non è il Saggio. In breve ciò che è visibile ai nostri organi di senso e alla nostra mente non è il Saggio. Il Saggio è invisibile perché è lo sfondo di tutte le percezioni: la Realtà Ultima. Non possiamo in alcun modo conciliare il Saggio e le attività che gli attribuiamo in modo così ignorante.

Dici che sei andato a Shastamangalam in autobus. Tranne quando sei salito sull’autobus e quando sei sceso non hai fatto altre attività. Tutto il moto apparteneva all’autobus. Eppure tu affermi di essere andato a Shastamangalam attribuendo il movimento dell’autobus a te che eri solo il testimone silenzioso dell’attività del autobus. Questo è il gioco dell’ignoranza. Il Saggio non rivendica per sé l’attività di qualcos’altro. Dà sempre al diavolo ciò che gli è dovuto e non si identifica mai con il corpo, i sensi e la mente.

Ora applicando la metafora dell’autobus sul piano soggettivo, scopriamo che l’autobus rappresenta il gruppo oggettivo di corpo, sensi e mente generica, e il ‘te’ sull’autobus rappresenta il vero principio-io. Pertanto, anche quando il Saggio (il vero principio-io) ha ritirato ogni identificazione dal gruppo oggettivo, quel gruppo è lasciato intatto a funzionare con la stessa accuratezza e intelligenza di prima, sotto la guida della stessa ‘ignoranza’ che lo guidava prima. Ciò che tu chiami ‘intelligenza’ si basa sulla pura ignoranza, che dal punto di vista della Realtà è altrettanto materia morta quanto il corpo.

[Notes on Spiritual Discourses of Sri Atmananda]

Condividi questo post: