uno stato di freddo distacco depressivo, una vita senza vita

— Caro Sergio, vorrei condividere qualcosa in merito all’apertura consapevole del cuore. Per molto tempo meditare mi ha condotto in uno stato di freddo distacco, un testimone passivo e inerte, direi depressivo, come una nebbia scura e fredda, con una vita senza vita. Inoltre io non ho delle grandi conoscenze nelle quali poter confidare. Aprire il cuore e dimorare ha portato il calore, da un tiepido tepore a momenti di totale amore dove tutto è solo perfetto. Di fatto non è cambiato nulla; ciò che c’è è perfettamente ciò che c’è… solo ora c’è Amore. Rimane un senso di semplice, piena, perfetta e commovente compiutezza.
Grazie.

— Questa è un’esperienza fisiologica. Quando l’illusione del mondo viene dissolta dal testimone neutrale, tutto l’investimento affettivo che l’aspirante aveva riversato sui fenomeni collassa, e lui si sente in un’algidità depressiva. Lo dico perché il vostro ego intuirà che sta andando in quell’esperienza (se non l’avete già avuta) e resisterà a progredire. Non dategli retta, andateci! Ora vi spiego come si risolve. Se l’aspirante non ha maturato l’apertura del cuore attraverso la devozione e l’amore per gli altri e non ha un guru con cui confrontarsi, questo stato può durare a lungo. Se invece ha già aperto il cuore e/o ha un guru con cui confrontarsi, l’amore che aveva investito sui fenomeni impermanenti presto si riverserà sul Divino senza forma, sia nell’aspetto trascendente che immanente. Allora, dal sentirsi un testimone algido e depressivo, l’aspirante si riconoscerà nel Sé universale, il cui amore è spontaneo (senza sforzo), illimitato, incondizionato ed eterno, così com’è l’amore di Dio.

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