Shivarudra Bhalayogi

Shivarudra Bhalayogi fu allievo di Shivabalayogi. Due grandi Yogi, due grandi Realizzati. La loro praticano è la meditazione sul 3° Occhio, ma in una maniera direi estrema. Prima l’aspirante deve raggiungere lo stato di mente senza pensieri. Da lì inizia quel che chiamano ‘Tapas’. Si tratta di sessioni di meditazione di 8 ore tutti i giorni, fino alla realizzazione finale. Poiché si parte già da una mente priva pensieri, queste 8 ore sono in realtà ore di profondo samadhi. Il Maestro praticò 22 anni di tapas prima della realizzazione finale, mentre a Shivarudra bastarono soltanto 5, ma anche lui aveva meditato intensamente in eremi e grotte prima di raggiungere Tapas. Entrambi hanno avuto vite spiritualmente avventurose, ma in questo discorso a un Satsangha, Shivarudra narra della vita del Maestro. L’ho tradotto per voi perché vi rendiate conto di quale debba essere lo spirito dell’aspirante maturo per la liberazione.

Noi offriamo un percorso ‘business class’: Ritiri molto potenti, con il sostegno dei Maestri, con gli assistenti che preparano i pasti… Offerti a prezzo di costo – io pago le mie spese di viaggio e quasi sempre anche quelle di soggiorno per non gravare sulle spese. Un aspirante che pratici uno di questi Ritiri ogni due mesi, dopo il 3° Ritiro non esce più dall’intensità e la profondità dell’immersione che raggiunge al Ritiro, anche tornando alle attività quotidiane. Ciò significa risparmiare anni e anni di sadhana individuale. Ciò perché ai Ritiri non ci si trova soli a fronteggiare paure, distrazioni, scoraggiamenti, dubbi, incomprensioni… Eppure ogni tanto qualcuno chiede se c’è il passaggio giusto per lui, altrimenti gli è troppo scomodo venire. Va bene… ma siamo lontani dal fuoco/passione necessario per la liberazione.

Voi potete non meditare nel fango sotto la pioggia, né esser picchiati, né rischiare di essere morsi dagli scorpioni come è capitato a Shivabalayogi, ma la vocazione di darsi completamente, di dar tutto, anche la vita per conseguire la liberazione: quella è la stessa!!

Che la storia di Shivabalayogi possa ispirarvi e accendere in voi il coraggio di intraprendere la sfida.

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CONTROLLARE LA MENTE È IL PIÙ GRANDE DEI MIRACOLI

Shivarudra Bhalayogi

Colgo questa opportunità per offrire la mia resa incondizionata, con amore e profondo rispetto, al mio amato Guru Shivabalayogi. Colgo anche l’opportunità per prostrarmi davanti a tutte le Grandi Anime che sono venute di volta in volta su questa Terra. Vi do il benvenuto con il mio amore e le mie benedizioni.

Il mio Guru era il simbolo manifesto della Grazia Divina. All’età di soli 14 anni venne iniziato da una strana esperienza. Stava camminando con alcuni amici lungo il vicino canale fluviale quando cadde un frutto. Quando l’aprì, il frutto cominciò a emettere il suono ‘OM’ e si trasformò in uno Shivalingam; poi dallo Shivalingam venne fuori un saggio Jangama [ordine monastico shivaita]. Non aveva mai cercato questo nella sua vita. Era cresciuto col desiderio di portare la sua famiglia fuori dalla povertà. Ma nacque per portare non solo una famiglia, ma forse centinaia di famiglie fuori dalla loro sofferenza.

Ogni volta che si tenta afferrare la sua mente si vedrà che sta vagando in questo mondo come una scimmia. Vaga preoccupandosi del passato, preoccupandosi del futuro. Se cercate di controllare questa mente, vi chiederete se sia veramente possibile. Ma il mio Guru meditò con mente ferma da 18 a 20 ore al giorno. Egli disse che Tapas inizia solo quando la mente è ferma, senza pensieri, per un periodo di meditazione di otto ore. Così Tapas è il grado più elevato di meditazione.

Yoga è unirsi di nuovo, come la gocciola che si unisce nuovamente con l’oceano. Ma vi renderete conto che finché questa mente esista, c’è solo un fascio di pensieri. Anche se fisicamente potete sedervi e rilassarvi, la mente continuerà ad essere attiva e inquieta. La mente non si calma quando vorremmo che si calmasse. Quando la mente è costantemente nei pensieri questo è Viyoga [non-yoga]. Quando la mente si stabilizza, quando i pensieri sono spariti, questo è Yoga, Moksha, Liberazione, Realizzazione, Nirvana: è il tuo Sé. Se stai cercando di conoscere qualcosa è attraverso la tua attenzione che puoi farlo. Ma la mente è abituata a vagare con l’attenzione che va di qua e di là. Persino qui, in questa sala, è difficile tener feerma la mente, per non parlare del seguire il discorso di Baba.

Che cos’è questo Sé?… Una luce, una gioia?… Tanti hanno cercato di definirlo. Nella spiritualità dell’India l’ignoranza è equiparata al buio e la conoscenza alla luce. Così noi preghiamo:

“Asato Ma Sat Gamaya” = Dalle tenebre conducici alla Luce.

Cosa siamo oltre questo corpo fisico? Se la tua attenzione vaga fuori, nel mondo attorno a te – ricordare, pianificare e così via – non puoi essere nemmeno in questa sala.

Dunque questo ragazzo di 14 anni stava cercando di conoscere il Sé. Era sempre determinato, coraggioso, senza paura e quando iniziò a meditare accettò semplicemente la sfida e andò avanti. Nel giro di pochi mesi – non viveva in un edificio – venne la stagione delle piogge e lui stava seduto nel fango. Ora, quando qualcuno intraprende la via spirituale, altri lo disturbano e gli creano problemi. Fu così anche per il mio Guru. I ragazzi del villaggio ed altri gli davano fartidio. Pensavano che fosse posseduto da un fantasma – così tanto sul cammino dello Yoga si viene fraintesi. Lo picchiarono, gli gettarono pietre e una persona avvolse persino uno straccio imbevuto di cherosene attorno alla sua gamba e gli diedero fuoco, così la gamba riportò delle ustioni. Tutto questo rese un po’ difficile mantenere la mente nel Samadhi assoluto. allora il mio Guru pensò di trasferirsi nel cimitero del villaggio, perché le persone avrebbero avuto troppo paura di andare li. Ma anche nel cimitero stava nel fango. La sua pelle cominciava a cadere, topi e scorpioni lo mordevano, perciò divenne difficile rimanere anche là.

Perciò un giorno, seduto in Tapas, si alzò e disse a se stesso: “Perché dovrei stare qui seduto come un morto? Dovrei invece prendermi cura di mia madre” – aveva abbandonato la scuola a 5 anni e aveva iniziato un’attività. Così pensando si alzò da Tapas e si incammino verso casa. Il saggio di Jangama che l’aveva iniziato gli apparve di nuovo: “Torna indietro, sei nato per questo; praticherai Tapas per 12 anni. Dopo puoi fare quel che vuoi, ma per dodici anni devi proseguire in questa pratica”.

Così Guruji si armò di nuova determinazione attraverso la quale creò la forza interiore per continuare: “Andrò avanti, anche se muoio continuerò! Posso sedere per altri 12 anni: o morirò o andrò avanti”.

Questo è successo anche a me quando sono entrato in Tapas. Il mio Guru mi ha insegnato ad essere determinato e ad affrontare tutto come se fosse semplice. Anche la morte era facile per Lui. Ha sempre preso le difficoltà del mondo come fossero niente.

Una volta una donna voleva donare la propria casa all’ashram, ma fu uccisa e anche noi nell’ashram fummo minacciati. Amavo il mio Guru e pensavo: “Se verrò ucciso sarò come un soldato che muore sul campo di battaglia”. Mentre stavo in questi pensieri, Swamiji arrivò e mi chiese: “Ci sono problemi?”. “Beh, abbiamo ricevuto delle minacce” risposi. “Ok, nessun problema, anche se muori, tornerai semplicemente a me” commentò Swamiji. Questo mi diede una gran determinazione.

Swamiji era solito porre l’accento sul controllo della mente. Come per un’auto, dovresti essere in grado di guidarla ogni volta che vuoi, e parcheggiarla e riposare quando vuoi. Allo stesso modo la mente dovrebbe essere in grado di calmarsi ed essere sotto il tuo controllo. Dovresti essere in grado di fermare i pensieri e i fastidi. Normalmente la tua mente è molto attiva su ogni tipo di problemi, preoccupazioni e pensieri. La mattina quando ti alzi la mente si è ristorata, ma col passare del tempo, durante il giorno, vieni catturato dalle cose del mondo e la mente diventa turbata e stanca.

Ricorda che in questo mondo se pensi che sia difficile, è difficile. Se pensi che una cosa sia facile, allora è facile. Il mondo è come lo vediamo.

Con questo apòproccio Swamiji continuò i suoi Tapas per 12 anni e la mente divenne pura. Allora il Signore Shiva gli apparve e gli chiese: “Ora i dodici anni sono stati completati; che cosa desideri?”. Swamiji non aveva desideri, fantasie, la sua mente si era completamente stabilita nel Sé. “Non ho desideri” rispose. Allora il Signore Shiva chiese: “Cosa vuoi fare?”. “Tu mi hai messo dentro tapas perciò Tu devi dirmi cosa devo fare” replicò Swamiji.

Potete vedere che Lui chiese a Dio se c’era qualche desiderio divino che Egli poteva servire. Invece della solita situazione in cui il discepolo chiede al Guru “Dammi questo”, qui il discepolo chiede al Guru: “Hai qualche desiderio?”.

Dio gli chiese di insegnare questa tecnica di dhyana infaticabilmente, amorevolmente e con poche parole. Swamiji non impose se stesso un Guru: “Vi aiuterò e Vi ispirerò, ma dovete farlo voi”. Noi lo vedevamo come Dio, Shiva, ma Lui non richiese mai niente per se stesso. Anche quando si sono verificati miracoli, non ha mai chiesto nulla per sé. Diceva: “Se puoi meditare, se puoi controllare questa mente, questo è il più grande dei miracoli”. Proprio come ha detto Gesù: “Se guadagni il mondo ma perdi te stesso, qual è beneficio in questo?”. Swamiji disse: “Il più grande miracolo è il tuo Sforzo. La più grande meraviglia è il tuo vero Sé: è così stupefacente”.

Tutto quello che fai è per te stesso, ma, Egli disse: “Devi sapere chi veramente sei tu, chi è il tuo vero Sé?”. “I desideri”, era solito dire, “ti rendono povero. Se non hai desideri puoi vivere come un re. Se puoi accettare qualunque cosa succeda, allora sarai soddisfatto”. Lui stesso visse in questo modo: qualsiasi cosa i devoti offrivano, loo accettava. Per esempio fu donata una dimora paludosa a Dehra Dun, ma Egli viaggio senza posa e non rimase sempre lì. Quando la gente gli chiedeva: “Perché questa forma di meditazione?”, Swamiji rispondeva: “Il Signore ha voluto che io la praticassi e io l’ho praticata; il Signore ha voluto che la insegnassi e io la insegno. Il Signore mi ha dato tutto quello che ho. Io volevo condividere questo percorso come un ubriaco condividere il proprio alcol”. Ha inoltre detto che non importa se si è un monaco o se si vive in famiglia, ma chiunque per realizzare il Sé deve meditare. Allo stesso modo, Egli diede questo a me ed anch’io desidero condividerlo.

Comunque, il fatto che seguiamo questo metodo non significa che critichiamo gli altri metodi. Tutti i metodi sono apprezzabili, ma io ho sperimentato i frutti con questo metodo.

Non fatevi prendere dal desiderio di cercare esperienze nella meditazione. Dovete semplicemente controllare la mente. Se praticate in questo modo, se non ascoltate soltanto i miei discorsi ma praticate come vi ho detto, allora conoscerete la Verità. Se siete catturati da esperienze e fantasie e vi coinvolgi in tali impressioni, ciò creerà sempre più immaginario mentale. Quando la mente diventa più pacifica sta anche diventando più composta, più pura. Questo condurrà la mente a stabilirsi nel Sé e voi sarete ricolmi della suprema beatitudine e alla fine della Pace. Quando la mente progredisce in questo cammino diventa sempre più pura e accadrà che si ottiene l’estasi della suprema beatitudine. Questo è un ego più elevato, un immaginario più elevata, ma è ancora solo un lecca-lecca. Non fermatevi, dovete andar oltre questo. Il Guru vi incoraggerà.

Una volta che si diventa Realizzati si può mantenere un piccolo ego sattvico per lavorare in questo mondo, per aiutare gli altri. Swamiji diceva: “Se vivi per te, questa è la vita. Se vivi per gli altri, questa è una missione”.

L’iniziazione in questa tecnica di meditazione viene data senza alcun vincolo. Io non mi impongo come Guru. Volermi come Guru è una vostra scelta, ma io non la impongo. Quindi invito tutti coloro che lo desiderano di cogliere questa opportunità per essere iniziati, se ne siete interessati.

DOMANDE E RISPOSTE

Domanda:

Hai parlato della relazione Guru-Discepolo. Cosa succede se si inizia quel percorso ma non lo si segue correttamente?

Babaji:

Fallirai, avrai perso più di un’occasione d’oro. Uno grande Santo disse: “Essendo nati come essere umano con un corpo sano, se si è in questo stato e ancora non si conosce il nome del Divino… come descrivere la disgraziati questa persona?”.

Perciò preghiamo affinché una tale disgrazia non possa cadere su nessuno.

Domanda:

Prima hai accennato che Swamiji diceva che dovremmo diventare esseri umani perfetti. Puoi parlarne di più?

Babaji:

Sì. Ci dovrebbe essere differenza tra essere umano e animale. Per esempio, se offri del cibo a un animale vi si avventerà sopra, non riesce ad aspettare. Un essere umano pregherebbe prima Dio per ringraziare del cibo, e attenderebbe che gli altri presenti inizino per consumare il cibo con loro.

Quando praticate austerità come la meditazione, la mente si placa e diventa più affinata. Allora l’ego si riduce, specialmente l’ego che vuol dominare, che è la fonte di tutti i problemi dell’umanità.

Perciò Swamiji ha detto che dobbiamo mirare a diventare esseri umani perfetti, piuttosto che a diventare angeli o dèi. Anche se alla fine diverrete esseri umani perfetti, ciò significa che conoscerete il Sé [Non mi trovo con questa impostazione. Chissà cosa ha spinto Shivabhalayogi, che era molto shivaita, ad adottare questa prospettiva. Probabilmente ragioni sociali; forse aveva di fronte una società che culturalmente coltivava nella mente molta mitologia su dèi e divinità varie e quindi ha essenzializzato].

Domanda:

È possibile raggiungere Moksha (la liberazione) se si è molto impegnati e non si può fare parecchia meditazione?

Babaji:

Vedi, se vuoi raggiungere la cima dell’Everest, se semplicemente continui a camminare sulle strade di pianura che fai di solito, questo non sarà sufficiente per raggiungere la cima della montagna: devi imparare a salire.

Perciò noi cominciamo a raccomandare di meditare da 45 minuti a un’ora, in modo che la persone non si spaventi. Inizia con quello che puoi fare e poi vedi cosa arriva.

Nella Bhagavad Gita così Sri Krishna esorta Arjuna: “Anche se può essere difficile, non è impossibile”.

Domanda:

Questa tecnica sembra essere unica nel suo genere: non c’è un mantra, né respirazioni, né un oggetto su cui concentrarsi.

Babaji:

In questa tecnica cerchiamo di mantenere la mente focalizzata senza un’ancora. È come andare diritti nella posizione di un ufficiale senza aver cominciare prima come un soldato semplice.

Se si può concentrare la mente essa allora si introverte e sperimenta il vero Sé. Allora può usare il cervello al meglio delle sue capacità [fuoriesce dai limiti spaziali che in definitiva sono solo concetti].

Anche se rispettiamo tutti gli altri metodi, essi sono un preliminare a questo insegnamento. Perché alla fine tutti questi esercizi dovranno essere abbandonati.

In questa tecnica diamo la pratica perché la mente diventi concentrata. È come nella preghiera: la vera preghiera inizia quando la mente si fa introversa. La mente non ha una terza via: o si estroverte verso il mondo (viyoga), o si concentra e si introverte avvicinandosi così al vero Sé (Yoga) [È totalmente vicino all’autoindagine, per questo li adoro. Essi pongono più in rilievo l’importanza della concentrazione, ma se leggete i discorsi di Sri Ramana e con la funzione ‘trova’ cercate la parola ‘concentration’, vedrete quante volte dice che il primo passo è la concentrazione…].

Questa tecnica è stata praticata nei tempi vedici, ma i saggi videro che era difficile per la maggior parte degli aspiranti; allora hanno dato metodi più semplici come recitare un mantra [sembra di leggere l’Upadesa Saram]. Questi altri metodi non sono sbagliati: lo stesso Saggio Vasistha, nello Yoga Vasistha dice: “Se devi pensare, allora pensa a Dio”. Ma è ancora pensare… Per trovare il vero Sé dobbiamo introvertire la mente.

La mente è un fascio di pensieri. Se non avete pensieri c’è solo la Coscienza! La mente non può esser vista, la si può solo riconoscere attraverso i pensieri [ecco perché gli jnani dicono che la mente non esiste]. Ma da sola, senza pensieri, la mente è Pura Consapevolezza! [Così i buddhisti dicono ‘la natura della mente’ per indicare la Pura Consapevolezza]. Quindi in questa tecnica osserviamo la mente e con la nostra attenzione ferma stiamo cercando di vedere il Sé.

È come l’insegnamento di Sri Ramana Maharshi. Egli ha insegnato la tecnica dell’autoindagine: “Chi sono io?”. Ha anche raccomandato che nella meditazione si dovrebbe osservare da dove sorge il Sé; non con l’immaginazione che lo limiterebbe, ma vedere il vero Sé non immaginato [significa la conoscenza diretta, ossia di ‘essere quel Sé’]. Ramana stesso da ragazzo improvvisamente si domandò: “Che cos’è la morte?” [si riferisce all’esperienza che Sri Ramana ebbe a 16 anni in cui gli parve di morire]. Egli si distese in una stanza, controllò i sensi e il respiro e disse a se stesso: “Ok, se sono morto, cosa accadrà ora?”. Vide che la Coscienza dell’esistenza continuava ad esserci e infine realizzò il Sé.

Domanda:

Tu insegni ad avere la mente concentrata senza alcuna intenzione specifica. Si può mantenere la mente concentrata senza avere un’intenzione specifica?

Babaji:

Assolutamente sì. All’inizio ci diciamo: “Non immaginare”. La mente normalmente ha centinaia, migliaia di pensieri. Quando meditiamo, i pensieri e le visioni emergono perché concentrando la mente le impressioni vengono decodificate.

Ecco perché Sri Krishna dice: “Tu sei il tuo migliore amico o il tuo peggior nemico”. Vuol dire che se la mente è controllata allora è il tuo migliore amico, ma se la mente è fuori controllo, ballerai secondo i riflessi del cervello.

Quindi l’insegnamento per la meditazione è: NON PENSARE! Allora la mente si concentra, diventa introversa e va verso il Sé.

* Il testo originale in inglese è a questo indirizzo web:
https://www.shivarudrabalayogi.org/talks-a-writings-section/8-2005/549–if-you-can-control-this-mind-that-is-the-greatest-miracle

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Cristina, Marco Mineo, Renato Cadeddu, Roberta Gamba e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”. Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore. Uno dei maestri risponderà alle vostre lettere.
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