tutto avviene in Te

— Sono spesso nel testimone ma non sono stabile. — Quali oggetti credi ancora che esistano? — Forse proprio l’idea di dover sopravvivere o di non poter sopravvivere senza il corpo e da qui la paura della morte. — Ecco, osservali finché non si riassorbono come coscienza nella coscienza: non spingere! Nella realizzazione tutto avviene in TE, non più fuori da te. Se c’è ancora qualcosa che pensi sia ‘oggettiva’ (fuori da te) non sei ancora realizzato. Continua a leggere →

essere sempre testimone

Quando è chiaro di essere senza nascita, senza morte e senza cambiamento, la tecnica di stabilizzazione è di essere sempre il testimone. Essere il testimone non significa ficcare il naso in tutto quello che appare, ma restare sempre consapevoli di essere lo SFONDO eterno, immobile e immutabile su cui le apparenze compaiono e scompaiono . Altrimenti se siete in samadhi direte “Sono nel Sé”, e se piantate chiodi o fate la spesa al mercato non sapete più chi siete In questo modo non vi fiondate Continua a leggere →

l’illusione di essere Ernesto

Il corpo causale dà origine al corpo sottile (la mente) e il corpo sottile dà origine al corpo fisico. Di cosa è fatto il corpo causale? Dall’illusione di essere un individuo separato. Quando quest’illusione cade, si rompe anche il nodo (l’identificazione) con i corpi sottile e fisico, e si risplende senza sforzo come Brahman. Continua a leggere →

perché non riesci ad essere il Brahman?

— Nei giorni precedenti, l’autoindagine faceva emergere il principio-io e lì dimoravo. Poi ho avuto una retrocessione ed emergono contenuti in continuazione. — Queste continue retrocessioni significano che vi sono ancora dei concetti che impediscono al Brahman di essere se stesso. Tu sai già chi sei. Perché non riesci a contemplare ciò che sei, cioè il Brahman? La Sorgente è stata vista, ma l’impalcatura che poggiava sulla falsità non crolla. Quand’è così sono sopravvissuti Continua a leggere →

jivanmukti

Introduzione di Sergio – Alcuni paradigmi spirituali ritengono che vi sia una differenza qualitativa tra il Jivanmukta (il liberato mentre il corpo è in vita) e il Paramukta (il liberato dopo la morte del corpo), ciò perché, essi sostengono, il Jivanmukta sperimenterebbe ancora il prarabdha (il karma passato che si sta manifestando nel presente) e avrebbe ancora delle vasana, e entrambe le cose lo renderebbe meno puro del Paramukta.  Nel seguente Capitolo della Sri Ramana Gita, Bhagavan Continua a leggere →

parole di Sri Anandamayi Ma

Questo testo tratto da “Parole di Sri Anandamayi Ma” è di una tale GRANDEZZA che non si trovano parole per qualificarlo. Un Jnana perfetto, ennesima riprova che BHAKTI E JNANA SONO INSEPARABILI. Andrebbe ponderato a lungo. *  *  * “Poiché nulla va mai perduto, ciò che avete realizzato anche per un secondo un giorno o l’altro porterà frutto”. "Quando l’abilità fisica che deriva dall’Hatha Yoga è usata per coadiuvare lo sforzo spirituale, non è sprecata; altrimenti non è Continua a leggere →

l’importanza dell’assorbimento nel Sé

Ramana Gita Capitolo I - L’importanza dell’assorbimento nel Sé Nella stagione fredda, il 29 dicembre dell’anno 1913 del calendario cristiano, mentre tutti i discepoli sedevano attorno a Bhagavan con mente raccolta, io posi delle domande a lui, Ramana Maharshi, per avere risposte certe e conclusive. ● Per ottenere la liberazione è sufficiente la discriminazione tra il Vero e l'Irreale, o sono necessarie anche altre pratiche? ● Per i ricercatori della verità, lo studio critico Continua a leggere →

bhakti

Ramana Gita Capitolo XVI - La Bhakti 1. Interrogato sulla devozione a Dio, il migliore tra gli uomini, l’infinitamente di buon auspicio Bhagavan Ramana Maharshi così parlò. 2. Il Sé è caro a tutti, null’altro è più caro. Un amore ininterrotto come un filo d’olio è detto Bhakti, devozione. 3. I saggi attraverso l’amore sanno che Dio non è differente da loro stessi. Benché il devoto guardi Dio come separato da sé, egli infine si fonde in Lui e quindi risiede nel Sé. 4. Continua a leggere →

shakti

Ramana Gita Capitolo XII - La Shakti 1. Il 19, Kapali, del lignaggio di Bharadwja, eminente tra gli studiosi, interrogò Guru Ramana. 2. Nella vita quotidiana sia del saggio che dell’ignorante si osserva la triade di osservatore, osservato e atto dell'osservazione. 3. Allora quale è la caratteristica speciale che differenzia il saggio dall’ignorante? Per favore chiaritemi questo dubbio. 4. Per colui al quale il soggetto non è diverso dal Sé, l’oggetto e l’atto di consapevolezza Continua a leggere →