giudicare la realtà relativa dal punto di vista assoluto – 2

— Caro Sergio, bello il post sulla realtà relativa! Vorrei condividerti la mia esperienza in merito. Agire nella vita da un punto di vista relativo non è in realtà differente dal punto di vista dell’Assoluto. Spesso vedo l’agire che segue una sua autonomia, che è sempre tale comunque si dispieghi. È libero da ogni morale perché esso stesso è virtù, che si specchia nella leggerezza semplice di un cuore grato.

La mente cade, e ogni cosa è rinnovata.

A volte l’agire sembra della mente, ripetitivo, ma in realtà è ciò che deve accadere e per questo è inevitabile e gli sono grata.

E tende al bene, sempre, in ogni piccolo, semplice e banale movimento. Riconoscere ed essere il Sé in ogni azione, in colui che agisce e nell’agire, trasforma tutto in trascendenza. E accade ciò che deve accadere.

Grazie.
Mukti

— In realtà tu non agisci dal punto di vista relativo. Tu sei radicata nel Sé, e il relativo si aggiusta per conto proprio guidato da Shakti. Perciò è giusto dire: “Agire nella vita da un punto di vista relativo non è in realtà differente dal punto di vista dell’Assoluto”. Grazie per questa bellissima testimonianza!

Però, mettendo a confronto la tua esperienza con la mia risposta, anche tu hai commesso l’errore di far confusione tra piani diversi non confrontabili tra loro. La mia risposta in quel post è concettuale, dato che si commetteva l’errore di negare la realtà relativa, assumendo il punto di vista assoluto attraverso la logica concettuale. L’esperienza dell’abbandono privo di intenzione al Sé non può essere messa a confronto con un’analisi concettuale. Sono due piani diversi: uno oltre la mente e l’altro mentale. Ad ogni piano la sua giustizia.

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