quando l’aspirante non si vuole bene

Quando l’aspirante non si vuole bene è un problema… Considerate che lo Jnani si nutre di se stesso, che l’autoindagine avviene portando tutta la propria attenzione all’io; dimorando nella sensazione di ‘io’ l’ego si purifica e si rivela essere l’Io Sono universale…

Ma se l’aspirante ha un tampone di negatività depositato sul suo io, ne sarà respinto e tenderà a cercare la propria stabilità nell’approvazione degli altri: e potete immaginare quanta sofferenza si andrà a procurare…

Quasi sempre la cosa è così perniciosa che anche se gli altri gli esprimono stima e amore lui si chiude, perché in modo più o meno conscio pensa: non posso accettare questo amore perché non lo merito!

Quindi la soluzione non può arrivare dall’esterno. Egli deve fare un’indagine sul suo non volersi bene e scoprire ‘chi’ non si vuole bene, non si apprezza, non si stima. Troverà un sacco di identità sostenute da un sacco credenze che gli dicono che ha sbagliato, ha fallito, che non merita, che Dio ce l’ha con lui ecc. ecc. Deve continuare cercando la fonte di queste identità e credenze. La trova, ha un’esperienza diretta del vero Sé, e poi di nuovo giù nella mente a continuare la purificazione fin quando tutto quel tampone si è sgretolato.

È un lavoro molto duro, ma se lo fa allora arriva la Grazia, che può essere qualcuno che lo stima, lo ama, che auspicabilmente lo vede come il Sé, e lo sostiene a continuare quella purificazione mentale.

Questo è proprio il modo in cui di norma opera la Grazia: l’aspirante fa tutto quello che può, e allora arriva la Grazia e fa il resto. Ma se l’aspirante non mette tutto il suo impegno/sforzo, la Grazia non può operare perché anche se arriva lui la rifiuterà, addirittura ne è infastidito. Vi è capitato di incontrare una persona di questo tipo, no?

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