realizzare il samadhi o realizzare il sé?

Quando si è realizzato il Sé, si è sempre in samadhi, perché il Sé è tutto e oltre il tutto, immanente e trascendente. Ma se la tua intenzione è realizzare il samadhi, incontrerai dei problemi, perché stai rincorrendo un falso obbiettivo. I samadhi, come stati mentali, vanno e vendono. Devi stabilizzare il Sé, non il samadhi, e tutto il resto ti sarà dato in aggiunta.

Il modo più diretto per ottenere la Liberazione è ACCETTARE TUTTO.

Accettare tutto non ha a che vedere con l’operatività sul piano fisico. Quando arriva a noi un’apparenza che non ci piace, noi frapponiamo tra noi ed essa del pensiero, esattamente come quando si indossano occhiali scuri quando c’è troppa luce. Ma così facendo ci destiniamo a vivere nell’illusione, negandoci di ‘vedere’ come le cose sono.

Dunque ACCETTARE TUTTO significa non negare, non resistere o non forzare ciò che ci appare. Vedi un muro che non ti piace. Accetti cosa ti è apparso così com’è, cioè accetti il muro e il fatto che non ti piace. Ora appare un desiderio di buttare giù quel muro. Accetti anche quello. Forse la combinazione delle tre cose farà sì che la tua persona butterà giù il muro, ma la cosa è di scarso interesse per te come Sé. Il tuo interesse come Sé è liberarti dall’identità con la mente e l’ego.

Che cos’è l’ego? Qualcosa che dice: questo sì, questo no. E la mente? Ha la funzione di garantirci la sopravvivenza come esseri limitati. Perciò se arriva qualcosa che non ci piace, cercherà di mascherare quella cosa, di non farcela vedere. È in questo modo che si forma l’inconscio. Quando tu dici sì a tutto, mente ed ego saltano. Restano come strumenti funzionali alla tua forma, ma non ti intrappolano più tenendoti identificato ad essi. Tu sei tutto, illusione compresa, ma il gioco non ti intrappola più. Tutte le grazie divine: libertà, pace, samadhi, amore, beatitudine ecc. nascono da tale liberazione.

Condividi questo post: