realizzare il samadhi o realizzare il sé?

Quando si è realizzato il Sé, si è sempre in samadhi, perché il Sé è tutto e oltre il tutto, immanente e trascendente. Ma se la tua intenzione è realizzare il samadhi, incontrerai dei problemi, perché stai rincorrendo un falso obbiettivo. I samadhi, come stati mentali, vanno e vendono. Devi stabilizzare il Sé, non il samadhi, e tutto il resto ti sarà dato in aggiunta. Il modo più diretto per ottenere la Liberazione è ACCETTARE TUTTO. Accettare tutto non ha a che vedere con l’operatività Continua a leggere →

la confusione sul samadhi

La confusione sul samadhi deriva dal fatto che lo stesso termine indica due cose diverse: 1) delle esperienze parziali e temporanee che vanno e vengono e che hanno vari nomi secondo le loro caratteristiche; 2) TU. Il samadhi sei TU. Sei TU il vero samadhi perenne e imperituro. TU sei l’unica Realtà. Questo è il vero stato unitivo.

accettare tutto

Ho cercato di dire che quella del samadhi è una fissa, un falso obbiettivo; che anche il samadhi come esperienza specifica è uno stato: arriva e se ne va. Ma subito levate di scudi. “Ma Patanjali dice…” ecc. Quando vedi che tutto quello che attribuivi a te: corpo, carattere, attributi, vizi, virtù, azioni, decisioni, pensieri, memorie, passato presente e futuro ecc. sono tutti processi automatici di causa-effetto, e sono illusori, e che Tu non c’entri niente, sei la sola Realtà, l’origine Continua a leggere →

samadhi e paura di morire

“Caro Sergio, stanotte ho avuto un incubo che mi ha lasciato una profonda angoscia. Ero imprigionato in una chiesa sotterranea con crocifisso, dove una comunità con a capo il personaggio di un telefilm che a volte vedo con mia moglie torturava ed uccideva delle persone ebbro di estasi omicida. A un cero punto toccava a me e veniva una persona a cercare inutilmente di salvarmi, poi mi sono svegliato”. "Facciamo delle associazioni libere. Staccati dalla memoria del sogno. Sei qui, rilassato?”. Continua a leggere →

accettazione

F.T. — L’osservazione degli esseri umani è sempre diretta verso un oggetto e ciò non aiuta a divenire consapevoli di sé. Osservare l’osservatore rompe il gioco è porta all’autoconsapevolezza del Sé... Ma essere autoconsapevoli non vuol dire essere liberi. Come abbandonare il gioco egoico delle forme e della separazione? L’accettazione e l’attenta osservazione sono lo strumento per non alimentarlo. Quando l’accettazione è vera, accetta anche di non accettare. — Veramente profondo! Continua a leggere →

il mondo, la vita… che fare?

Da un lato bisogna capire che sono fate morgane e quindi non ricercare appagamento da loro; dall’altro sono il sogno del Sé, e Sé essi stessi. Perciò va stabilita una corresponsione d’amorosi sensi con loro – sono parti tue –, e tale corresponsione prepara il samadhi. D’altronde, come poter non amare la vita? Ti sei dimenticato, ma quella creazione, quel sogno, è stata l’espressione pura del tuo amore. Da dov’altro potrebbe scaturire una creazione se non da un sogno d’amore? Continua a leggere →

le tecniche con forzo e la contemplazione abbandonica

Le tecniche che richiedono molto sforzo di concentrazione, come quella dell’Intensivo di Illuminazione, sono utili all’inizio della sadhana. In quella fase l’aspirante non sa chi è e si ritrova con una mente piena di spinte con cui è identificato. L’Intensivo di Illuminazione gli permette di avere una conoscenza diretta di chi veramente è lui e vedere poco alla volta come realmente è l’universo fenomenico: i numerini verdi di Matrix, per dirla con una metafora. Ma bisogna essere consapevoli Continua a leggere →

affermazioni per trovare il trascendente e centrarsi in esso

Io non credo nella felicità in Terra. È un sogno che nasce dalla povertà della condizione umana; oppure è memoria della perfezione del Sé, ma male indirizzata. Io credo che la vita del mondo fenomenico sia sofferenza in sé. Anche nascendo in un olimpo degli dei e godendo di tutto ciò che si desidera per un eone, o giù di lì, esaurito quel buon karma si muore e si va attraverso cicli di incarnazioni di livello via via inferiore. Le scritture dicono che il dio vede la sua futura incarnazione Continua a leggere →

sono la pura coscienza

— Caro Sergio, da quando ho avuto chiarezza e ho iniziato a lavorare sull’identità di essere La Coscienza è stato per me illuminante. Il tuo ultimo consiglio di fare dei check, mi fa sperimentare con chiarezza quando sono scivolata in una identificazione; ma il fatto stesso di farlo mi riporta subito alla Coscienza, che balza come in “primo piano”, sbiadendo tutto il resto. È incredibile come sia semplice! — Merito a te di aver colto il suggerimento! Ricordare di essere la Pura Coscienza Continua a leggere →

il terzo toro dello zen: quando il Sé viene confuso con gli opposti della mente

— Stamattina ero in meditazione, ho mandato amore, mi sono concentrato su Bhagavan e fuso con il guru, ad un certo punto ho sentito di non essere più io, una sensazione di profonda ‘assenza’, non riesco proprio a descrivere, era una bellissima sensazione non di beatitudine ma come di non essere. — Se guardi i 10 tori dello Zen, l’aspirante all’inizio vede solo parti del toro (il Sé): non esisto, sono tutto ecc. È la fase in cui l’aspirante entrando nel Sé perde delle identificazioni, Continua a leggere →