Ramdas: ‘Nella Visione di Dio’ – Capitolo 21

CAPITOLO XXI

WADHWAN – IN TRENO

 

1. Bala Mandir

Al dottor Shukla arrivò un telegramma che annunciava l’arrivo di Ramdas. Il dottor Shukla, Chunibhai, Maganlal e altri gli andarono incontro alla stazione di Wadhwan. Ramdas si fermò a casa del dottor Shukla. Lui e sua moglie furono felicissimi di vederlo. Trascorse qui solo quattro o cinque giorni. Le giornate ebbero un programma fitto.

Giunse un gran numero di persone per vederlo. Gli posero domande sulla devozione e sull’efficacia del Nome di Dio. Fu tenuto occupato a esporre loro le sue esperienze. Rispondendo a una domanda, disse:

«Per controllare la mente, il metodo migliore e più semplice è ripetere costantemente il Nome di Dio. La concentrazione si ottiene fissando l’attenzione sul suono del Nome. Quando la mente si concentra, deve seguire la meditazione sugli attributi gloriosi di Dio. La pratica continua della pronuncia del Nome e della meditazione placa l’irrequietezza della mente e la fonde nel Sé beato, eterno e universale. Il ricordo di Dio non è possibile a meno che non si abbia un intenso desiderio di realizzarLo. Questo intenso desiderio si chiama bhakti (devozione). Tale brama deve impossessarsi tanto della tua mente da farti provare una sensazione di dolore acuto quando dimentichi Dio a causa di desideri egoistici. Anche le tue azioni dovrebbero contribuire a purificare la mente, cioè dovrebbero essere compiute in uno spirito di nishkama (privo di desideri). La purezza della mente significa libertà da lussuria, ira e avidità. Solo una mente pura, infatti, può vedere Dio. La concentrazione stessa è purezza. Non dimenticare che il Dio che cerchi è dentro di te».

Un giorno Ramdas fu condotto al Bala Mandir (tempio dei bambini) statale, dove ricevevano istruzione bambini dall’età di un anno e mezzo a circa quattro anni. Quando visitò la scuola, ospitavano oltre cento bambini. Non appena entrò nel tempio e vide i piccoli, il suo cuore balzò di gioia indicibile. Andò direttamente a sedersi in mezzo a loro. Invece di essere timorosi in presenza di uno sconosciuto, lo accettarono come uno di loro. Gli vennero in grembo e cercarono di arrampicarsi sulle sue spalle, ripetendo continuamente il nome «Sitaram, Sitaram». Erano amichevoli e festosi con lui. Poi gli saltellarono intorno cantando. Fu un’esperienza unica, piena di beatitudine.

L’insegnante, un’anima tranquilla e gentile, li fece danzare in cerchio con piccoli bastoncini in mano, al ritmo di «Om Sri Ram Jai Ram Jai Jai Ram». Erano forniti di piccoli banchi bassi con cassetti in cui tenevano il loro materiale per scrivere. Ramdas vide i loro primi tentativi con lettere e disegni. Avevano anche vari giochi basati sul sistema della scuola materna. Apprendevano a fare le cose in modi semplici e tranquilli, senza che la loro natura giocosa e infantile fosse ostacolata. Vide una bambina di circa due anni che, di sua iniziativa, spazzava il pavimento con grande attenzione. L’insegnante disse che era la bambina più intelligente del gruppo.

In ricordo della visita, Chunibhai aveva organizzato la distribuzione di latte e dolci ai bambini. Per mangiare c’era una stanza separata. Qui erano allineati bassi sgabelli di legno, secondo l’usanza delle famiglie indù. I bambini presero posto; alcuni di loro si dedicarono a servire il cibo ai loro compagni. Davanti a ogni bambino, i bambini che servivano posero una sottocoppa di porcellana, poi vi depositarono delicatamente un pezzetto di dolce. L’intera procedura si svolse in modo tranquillo, senza trambusto, confusione né insolita frenesia. Accanto alla sottocoppa fu posato anche un piccolo bicchiere di latte.

Regnavano ordine e serenità. Quando tutto fu pronto – fino ad allora i bambini avevano atteso con pazienza ed erano tutti al loro posto – l’insegnante pronunciò una preghiera che i bambini ripeterono in coro. Al termine della preghiera, cominciarono a mangiare. Maneggiavano il bicchiere e la sottocoppa con accurata delicatezza, uno spettacolo incantevole.

La mattina seguente, l’insegnante portò l’intero gruppo di bambini a casa del dottor Shukla e li fece cantare e danzare in cerchio al ritmo del bhajan dedicato a Ram. Al termine dell’esibizione, ricevettero di nuovo latte e dolci. Il Bala Mandir era sotto il controllo e la gestione diretta dello Stato di Wadhwan. Per la scuola erano fornite carrozze coperte a quattro ruote, trainate da cavalli, che prelevavano i bambini dalle rispettive case e li portavano a scuola, e poi li riaccompagnavano a casa. Era una scuola gratuita e ai bambini, durante l’orario scolastico, veniva offerto un tiffin (spuntino o pasto leggero) a spese dello Stato. L’orario scolastico era dalle otto alle undici del mattino.

Un altro giorno visitò una scuola simile fuori città, avviata in nome del Mahatma Gandhi da un uomo ricco. Anche qui l’istruzione veniva impartita ai bambini seguendo linee simili a quelle del Bala Mandir. La peculiarità di entrambe le scuole era che gli insegnanti parlavano ai piccoli con grande dolcezza e a voce bassa. Non usciva dalle loro labbra alcun comando duro o a voce elevata. Gli insegnanti furono gentili e amichevoli con Ramdas. Dopo la distribuzione dei dolci, concluse la visita alla seconda scuola.

Jivraj Baloo, un sadhaka, veniva costantemente da lui. Si era ritirato dalla vita del mondo e viveva per le sue sadhana in un luogo solitario in mezzo ai campi fuori città. Qui aveva una piccola capanna in cui abitava. Chiese a Ramdas di visitare la sua capanna. Fu invitato anche il Primo Ministro dello Stato. Così entrambi si recarono alla capanna con la carrozza del Primo Ministro. Jivraj Baloo abbracciò Ramdas e fu estremamente felice di averlo lì. L’ospite offrì poi agli ospiti una bevanda di latte. A Ramdas fu quindi chiesto di tenere un discorso. Parlò per circa mezz’ora. Seguì la musica. Jivraj cantò alcune canzoni da lui composte.

La sera, a casa del dottor Shukla, Chhotabhai intratteneva i devoti riuniti con la musica suonando il dilruba (strumento musicale a corde suonato con l’archetto).

 

2. L’adorazione dei calci degli stivali

Come nell’occasione precedente, Ramdas occupò la casa di Kantilal a Limbdi. La premura delle persone di Limbdi di rivederlo era grande che, non appena vi arrivò, centinaia di loro visitarono la casa. Lo stesso programma della volta precedente fu portato avanti in tutti i suoi dettagli.

Il dottor Shukla, Chunibhai e Chhotabhai scendevano ogni giorno da Wadhwan per vederlo. Ramdas continuava la sua dieta a base di latte. Ricevette inviti da Ugarchand Seth e Mohanbhai, noti mercanti di Limbdi. Le vecchie madri dello zucchero candito erano piene di gioia per averlo di nuovo in mezzo a loro. Una delle signore anziane, di nome Gangamai, di oltre settant’anni, saliva faticosamente le scale carponi e, raggiuntolo, gli cacciava in bocca un pezzo di zucchero candito e lo abbracciava. Davvero meravigliosa era la sua devozione!

Dopo qualche giorno di permanenza a Limbdi, ricevette da Ram il comando di lasciare il luogo per andare a Gohkar Parvat, passando per Jhansi.

Si mise in treno per Jhansi. Viaggiando via Ujjain, dovette effettuare diversi cambi. A Bina dovette salire su un treno diretto a Jhansi. Era circa le dieci di sera. Mentre stava entrando in una carrozza, un musulmano gli si mise di traverso, ma lui sgattaiolò dentro. Aveva, come al solito, un unico panno color ocra avvolto intorno al suo corpo e un biglietto legato a un lembo di questo panno. La carrozza era piena di passeggeri musulmani, e ognuno era disteso per tutta la lunghezza sui propri giacigli, non lasciando spazio per altri passeggeri. Tuttavia, trovò un posto ai piedi di un musulmano di statura bassa. Il treno si mosse. Alla stazione successiva, un gran numero di nuovi passeggeri si riversò nella carrozza, tutti musulmani. Dovettero stare nel passaggio stretto tra i sedili; nessuno di quelli sdraiati fece spazio per loro. Ramdas sentì di poter cedere il suo posto a uno di loro e scivolò tranquillamente sul pavimento della carrozza, sedendovisi. Il posto da lui vacante fu subito occupato.

Alla stazione successiva, entrò un nuovo gruppo di passeggeri; ancora una volta, tutti musulmani. La ressa era ora grande che cominciarono a calpestare il passaggio in cerca di posto con i loro pesanti stivali. Ramdas, accucciato sul pavimento come un coniglio, subì i loro calci sperimentando intimamente quel senso di liberazione che lo invadeva ogni volta che il proprio ego, il vero carceriere, veniva mortificato. Si accucciò e contorse il corpo a forma di otto per occupare il minor spazio possibile. Stazione dopo stazione, salivano nuovi passeggeri, affollando la carrozza fino a quasi soffocare. Alcuni di quelli che dormivano furono costretti a sedersi. Ramdas prendeva i calci degli stivali da tutti e quattro i lati. I musulmani seduti dovevano urtarlo quando cambiavano posizione delle gambe. Quelli vicino a lui, in piedi nel passaggio, aggiungevano la loro dose. Era interamente coperto dal suo unico panno, dalla testa ai piedi: sembrava un sacco di stoffa sul pavimento!

Disse a se stesso:

«Ramdas, tu ricevi adorazione in diverse case di devoti con ghirlande di fiori, pasta di sandalo e lumini posti davanti a te. Quella è un tipo di adorazione, ora qui ne ricevi di altro tipo: con i calci degli stivali! Per te sono la medesima cosa».

Si godette il divertimento. Spuntò il mattino. La folla sul treno si diradò. Il posto sulla panca che prima occupava si liberò e lui vi saltò sopra sedendosi. Un vecchio musulmano barbuto, seduto di fronte, con occhi arrossati e barba e baffi ispidi, gli afferrò con forza il braccio e disse con tono di comando: «Scendi, siediti a terra».

Ramdas rimase al suo posto, mentre un altro musulmano al suo fianco, prendendo le sue difese, rimproverò il vecchio musulmano per il suo gratuito insulto a Ramdas.

«Sadhu, rimanete seduto dove siete; non muoverti: il vecchio dev’essere pazzo». Il vecchio si calmò.