Ramdas: ‘Nella Visione di Dio’ – Capitolo 24

CAPITOLO XXIV

 CAWNPORE – SUL PIROSCAFO

 

1. Dio non si dimostra con gli argomenti

Ramdas trascorse circa cinque giorni con il sadhu a Banda. Questi era felicissimo di rivederlo. Era solito far sedere Ramdas sul suo asan rialzato e, accovacciatosi di fronte a lui, leggere passi dello Yoga Vasishtha e paragonare lo stato di Ramdas con la descrizione di un jivanmukta[1], così come delineata in quell’opera. Portò Ramdas in città e lo presentò ai suoi discepoli. Jagannath di Mahoba venne in visita per vedere Ramdas. Il terzo giorno, Ramdas ebbe un altro attacco di febbre, che durò una notte.

Una sera, un uomo venne di corsa alla kuti[2] e disse al sadhu che quella notte a Banda c’era il rischio di uno spargimento di sangue. Due processioni, una di musulmani e l’altra di indù guidata da Swami Satyadev, dovevano percorrere la stessa strada da direzioni opposte. Entrambe le parti si erano preparate a combattere e si erano armate di lathi[3]. Il cuore tenero del sadhu fu toccato dalla notizia allarmante. Lasciò sfuggire un lungo sospiro.

«Maharaj, non ci sarà nessuna lotta e nessuno spargimento di sangue» affermò Ramdas.

Egli guardò Ramdas, sorrise e disse: «Amen». Ritornò di buon umore. Alle undici, un messaggero arrivò dalla città portando la notizia che le processioni si erano svolte senza intoppi. Non ci furono scontri tra le parti. Passarono sulla stessa strada, fianco a fianco, senza alcun attrito.

«Sia lodato Iddio» esclamò il vecchio sadhu compassionevole. Congedatisi dal sadhu, Ramdas e Ramcharandas partirono da Banda e arrivarono a Cawnpore, dove furono accolti alla stazione da Ramchandra Gupta. Questi aveva organizzato il loro soggiorno in un Mandir dedicato a Shiva sulle rive del Gange. Qui a Ramdas si ripresentò la febbre. Gupta era uno studente del locale college commerciale. Centinaia di studenti del college vennero a vedere Ramdas. La febbre non gli impedì di intrattenersi liberamente con loro. Gli ponevano ogni tipo di domanda e lui era pronto a rispondere.

Una notte, un gruppo di studenti, guidati dal loro capo, venne a intervistare Ramdas. Appartenevano a una setta chiamata Charvaka, affine al materialismo. Il loro leader discusse fino all’una sostenendo che il corpo era tutto e che la vita era destinata solo al godimento materiale. Tutto era soltanto costituito dalla natura fisica e dalla sua opera; non esisteva qualcosa come l’anima, lo spirito e Dio come controllore dei mondi.

Alla fine, Ramdas gli disse: «Amico, Ramdas non può dimostrarti con semplici argomenti l’esistenza di Dio, nessuno può farlo. Ramdas, dalla propria esperienza, può affermare con fermezza che Dio esiste. Finché non avrai tu stesso l’esperienza, è naturale che tu Lo neghi. Ma verrà un tempo in cui anche tu avrai fede in Lui».

Il soggiorno di Ramdas a Cawnpore durò solo quattro giorni. Da Lalitpur, Triveni Prasad spiegò per lettera che il suo secondo invito era dovuto al munsiff [4], che aveva mancato Ramdas la prima volta, non sapendo del suo arrivo a Lalitpur, e che ora era ansioso di vederlo. Ramdas partì dunque, con Ramcharandas, nuovamente per Lalitpur. La febbre continuava. Questa volta furono ospitati a casa del munsiff. Lui e sua moglie furono molto gentili. Lo accudirono come se fosse un loro figlio. Qui Ramdas incontrò Ramkinkar di Jhansi.

Dopo un paio di giorni lasciarono Lalitpur diretti per Bombay. Sul treno incontrarono un sikh che stava andando anch’egli a Bombay. Per tutto il viaggio si prese cura di Ramdas con grande tenerezza, occupandosi di ogni sua necessità. Mentre si avvicinavano a Bombay, lo scompartimento in cui sedevano era vuoto tranne che per loro tre. Ramdas era seduto in un angolo, e Ramcharandas si sporgeva dal finestrino. Tutti tacevano nello scompartimento. Improvvisamente Ramcharandas saltò verso Ramdas e disse con sguardo stupito:

«Swamiji, qualcuno mi ha appena sussurrato il Ram-nam[5] nelle orecchie; l’ho sentito distintamente: chi è stato?».

«Ram, Ramdas non si è mai mosso dal suo posto, e nemmeno il sikh. Dev’essere stato Ram! E chi altri c’è se non Lui?» rispose Ramdas.

Alla stazione Victoria incontrarono Sanjivarao, che attendeva il loro arrivo. Andarono in carrozza fino al quartiere di Sanjivarao a Gamdevi.

 

2. Dio è la Provvidenza

La febbre continuò a presentarsi ogni tre giorni per circa quattro o cinque ore, di sera, dalle quattro alle otto o nove. Sanjivarao e sua moglie si preoccupavano per lui. Spesso, di sera, nei giorni di febbre, parlava di bhakti e vairagya con le madri che erano solite visitarlo a quell’ora. Leggeva brani tratti da “Rambles in Vedanta[6] di B. R. Rajam Iyer. Quando narrava la vita di Nanda, il santo paria, da quel libro, andava in estasi. Quella vita presenta la devozione unica di un santo, intoccabile di casta, completamente immerso nella coscienza divina. Anche gli ascoltatori diventavano beati.

Di notte, Ramdas, nonostante la febbre, parlava a lungo e spontaneamente, spiegando la grandezza della bhakti e dell’inestimabile potere del Nome di Dio. Un amico medico, che gli voleva molto bene, gli faceva visita. Gli propose di fargli un’iniezione per la febbre. Ramdas non voleva cure. Ma Sanjivarao e sua moglie erano insistenti. Volevano che prendesse qualche medicina. Sotto la loro pressione, bevve due volte al giorno un miscuglio amaro e ogni volta, quando lo faceva, osservava che la medicina era così dolce! La madre, la moglie di Sanjivarao, si stupiva a sentirglielo dire. Ramdas si limitava a ridere. Ciò nonostante, la febbre persisteva.

«La febbre si rifiuta di andarsene» osservò Ramdas, «perché l’avete resa un ospite benvenuto, nutrendola con cose prelibate. La piccola quantità di medicina amara non ha effetto sulla febbre, mentre essa è ben servita, con dolci gustosi e altri tipi di cibo tre o quattro volte al giorno! Finché nutri un ospite indesiderato, egli certamente resterà attaccato. Ma nel momento in cui lo affami, se ne andrà via senza che tu glielo chieda. Permetti dunque a Ramdas di digiunare per alcuni giorni. Vivrà di solo latte». All’inizio, la coppia amorevole obiettò alla proposta, ma alla fine cedette. Dopo un digiuno di quattro giorni, l’ospite-febbre se ne andò per i fatti suoi.

Arrivarono inviti dal distretto di Sholapur, ma Dio volle che Ramdas si recasse a Mangalore. Così lui e Ramcharandas si imbarcarono sul piroscafo in partenza per il porto di Mangalore. Ramcharandas era impegnato a esplorare la nave in cerca di chioschi per il pranzo. Verso le nove si presentò con il volto raggiante e disse:

«Swamiji, c’è un caffè-ristorante sulla nave dove vendono ogni tipo di cibo commestibile», qui la sua bocca si riempì involontariamente d’acquolina, e dovette inghiottire quel nettare prima di proseguire. «Il gestore dice che può anche preparare i pasti se glieli ordiniamo in anticipo. Ogni pasto costa solo sei anna».

Ramcharandas aveva con sé del denaro datogli da Sanjivarao per le spese sulla nave e allo sbarco. Fece risuonare le monete per mostrare che non c’era carenza di fondi.

«D’accordo!» rispose Ramdas ridendo. «Ordina subito due pasti per mezzogiorno. Fuoco!».

Saltò di gioia e corse verso il chiosco. Supervisionò personalmente la cottura dei pasti; era lui stesso un po’ esperto in cucina, arte che esercitava sperimentando i suoi piatti su Ramdas, quando viaggiava per lunghe tratte con lui!

Verso le dodici venne a prendere Ramdas per i pasti. Era un cibo semplice ma nutriente. Dopo il nutrimento, Ramdas tornò al suo posto mentre Ramcharandas rimase indietro a parlare con qualcuno. Poco dopo arrivò anche lui, ma questa volta con un’aria preoccupata.

«Cosa c’è che non va?» lo interrogò Ramdas.

«Alcuni uomini vicino al chiosco ci hanno visti mangiare e mi hanno detto che: “Sebbene siate dei sadhu, siete molto esigenti riguardo ai pasti. Mangiare sembra essere la sadhana predominante nella vostra vita da sadhu”».

«Ram», disse Ramdas con una risata che riuscì a malapena a reprimere, «il cibo era delizioso. Allora perché non trovare lo stesso gusto anche in questo dolce commento?».

«Ram», disse Ramdas con una risata che riuscì a malapena a reprimere, «il cibo era delizioso; perciò perché non trovare lo stesso sapore in questa dolce osservazione?».

Non ordinò ulteriori pasti, presumibilmente perché l’amarezza del commento superava il gusto del cibo!

Durante il viaggio, mentre il piroscafo era ancora in movimento, due madri partorirono dei gemelli. Erano passeggere di terza classe e il parto avvenne sul ponte. Tra i passeggeri c’erano anche un medico e un’infermiera che assistettero le madri. In mezzo al mare, anche in una tale evenienza, Dio dona l’assistenza necessaria. Per questo Dio è chiamato Provvidenza.

Ramdas e Ramcharandas, all’arrivo a Mangalore, furono ospitati a casa di Sitaramrao. Arrivò un invito da Kasaragod per partecipare al giorno conclusivo di un nama-saptah[7] tenuto in casa di T. Bhavanishankarrao, un parente della vecchia vita di Ramdas. Lui e la sua famiglia si erano impegnati a ripetere il Ram-mantra tredici lakh[8] di volte in una settimana, e nel japa, si erano uniti anche bambini e servitori.

In quel periodo, Ramdas ricevette a Mangalore la visita di Savoor Shankarrao, il quale aveva titoli di studio inglesi ed era allora professore al Presidency College di Madras. Nonostante la sua grande cultura e i suoi successi, Ramdas lo trovò un’anima semplice, umile e pia. Nutrì un grande amore per Ramdas a prima vista e ne cercò spesso la compagnia. Il solo parlare di Dio agiva sulle sue emozioni e gli portava le lacrime agli occhi. Si unì a Ramdas al nama-saptah. Ramdas trascorse un tempo beatissimo, per circa due o tre giorni in questa occasione. Il japa aveva superato i quindici lakh. Lo zelo, persino dei più giovani, nel raggiungere il numero più alto possibile di japa come loro quota, era ammirevole.

A Ramcharandas, che era anch’egli presente alla funzione religiosa, fu chiesto da Ramdas di tornare a Mangalore e di ritirarsi in solitudine per praticare il japa e la meditazione. Ubbidì.

Un’anima santa di Kallianpur si trovava a Kasaragod in quel periodo a causa della malattia della nipote. Portò Ramdas a vedere la bambina. La piccola nutriva grande amore per Ramdas e fu inondata di gioia nel vederlo. Raccontò, nel suo modo innocente, di aver avuto una visione, la notte precedente, di Rama e Sita. La bambina guarì poco tempo dopo.

Ramdas fece visita anche a Gurudev, il cui corpo era debole e logorato dalle infermità della vecchiaia. Viveva con suo figlio Anandrao. Aveva allora più di ottant’anni. Era perfettamente calmo e in pace, e le preoccupazioni della vita erano cessate per lui.

Avendo ricevuto un invito da Sanjivarao di Ernakulam, Ramdas lasciò Kasaragod per recarsi in quel luogo.


[1] Chi raggiunge la liberazione mentre il corpo è in vita.

[2] Kuti: Termine sanscrito e pali che indica una piccola capanna o cella monastica, utilizzata tradizionalmente come dimora isolata per la meditazione e il ritiro spirituale.

[3] Lathi: bastone lungo e pesante, solitamente in bambù e talvolta rinforzato con punte di ferro, utilizzato storicamente come arma.

[4] Munsiff: Giudice di rango inferiore nel sistema giudiziario indiano, preposto alla presidenza della Munsiff Court, la corte civile di primo grado con giurisdizione limitata per valore e territorio.

[5] Nome di Dio.

[6] Questo libro esamina gli ideali e gli elementi del Vedanta e ne espone la simbologia, ricorrendo a storie e illustrazioni tratte dai poemi epici, dai Purana e dai Classici, ovvero le grandi opere della saggezza dell’antica India.

[7] Nama-saptah: celebrazione religiosa indù di sette giorni dedicata al canto e alla recitazione del nome divino.

[8] Un lakh indica il numero 100.000; 13 lakh sono 1.300.000.