Ramdas: ‘Nella Visione di Dio’ – Capitolo 27

CAPITOLO XXVII

KASARAGOD – SWARGASHRAM

  

1. Ramdas contempla Rama e Sita

Quando Ramdas arrivò a Kasaragod, venne a sapere che il matrimonio di Ramabai sarebbe stato celebrato di lì a una settimana. Anandrao, che si dimostrava estremamente gentile con Ramdas in ogni modo, si era assunto l’onore di ospitare la cerimonia in casa propria. Ramdas alloggiò temporaneamente nella piccola stanza del suo ufficio. Mentre i preparativi procedevano, nel giorno stabilito la casa e il pandal[1] si riempirono di invitati. Per tutta la durata della cerimonia, Ramdas rimase un testimone disinteressato del rito nuziale, trascorrendo il tempo a giocare con i bambini. Una volta, mentre lo sposo e la sposa sedevano nel mandapam[2] decorato, fu chiesto a Ramdas chi fossero, ed egli rispose prontamente:

«Ramdas contempla Rama e Sita nella coppia».      

L’aspetto più significativo della cerimonia fu il banchetto offerto ai poveri alla sua conclusione, dove quasi quattrocento persone ricevettero un pasto abbondante. Furono Anandrao e sua moglie a guidare le celebrazioni. Qualche giorno dopo, Ramdas lasciò Kasaragod per Mangalore, dove trascorse alcuni giorni. Qui incontrò nuovamente Mark Sanjivarao, con il quale lesse alcuni testi religiosi nelle sue stanze a Balmatta. Sanjivarao lo presentò anche a una coppia di missionari cristiani, poiché desiderava ardentemente far conoscere Ramdas al mondo cristiano.

Krishnarao, padre di M. Bhavanishankerrao, che si trovava allora a Mangalore, si recò da Ramdas e propose di accompagnarlo a Bangalore. Viaggiarono in autobus passando per Mercara e una sera si ritrovarono in quella zona collinare. Cadeva una pioggerella sottile. Ramdas fu fatto sedere nel piccolo ufficio dell’agente di trasporti. Dove passare la notte? La questione preoccupava profondamente Krishnarao, ansioso di trovare per Ramdas un alloggio adeguato. Ma Dio aveva già provveduto a ogni necessità: sul fare del crepuscolo, un uomo che Ramdas non aveva mai visto prima gli si avvicinò, si prostrò ai suoi piedi e disse:

«Swamiji, mi darebbe una gioia immensa se voleste onorare la mia casa con la vostra presenza. Desideravo ardentemente avere il vostro darshan e Dio mi ha concesso questa benedetta opportunità. Vi prego, venite con me».  

Ramdas acconsentì e l’amico lo condusse nella sua casa a più piani. Poiché i familiari erano assenti, l’uomo era solo con un servitore. Fece accomodare Ramdas su un asan di pelle di daino e si presentò:           

«Swamiji, mi chiamo Madhav Kamath. Ho letto il vostro libro, In cerca di Dio, e lì ho visto la vostra fotografia. Grazie alla somiglianza con quell’immagine, ho potuto riconoscervi immediatamente. Da quando ho letto quel libro, desideravo intensamente incontrarvi. Dio ha ascoltato la mia preghiera e vi ha condotto fin qui».

Mentre parlava, la sua gola si fece rauca per l’emozione e dai suoi grandi occhi sgorgò un fiume di lacrime. Abbracciò ripetutamente Ramdas in uno stato di estasi. Chiese a Ramdas di posare la mano sulla sua testa, cosa che egli fece, e Madhav Kamath si rotolò sul pavimento in una condizione simile a una trance. Continuarono a parlare fino a tarda notte; egli riversò su Ramdas torrenti di amore e gentilezza. Dio, nei suoi modi imperscrutabili, si prende cura di Ramdas con estrema tenerezza e attenzione.

Il giorno seguente, Ramdas partì con Krishnarao. A Bangalore fu accolto con grande gioia da Bhavanishankerrao, Sitabai e dagli altri familiari. Ramdas trascorse qui alcuni giorni e Bhavanishankerrao, desideroso di partecipare al Kumbhamela[3], decise di accompagnarlo. A tempo debito raggiunsero Bombay e furono accolti alla stazione da Sanjivarao, che li scortò a casa sua. Sanjivarao e sua moglie si dimostrarono, come sempre, traboccanti d’amore. Ramdas rimase con loro per circa tre giorni e poi, insieme a Bhavanishankerrao, partì per Jhansi.

A Jhansi risiedettero nello stesso Ram mandir che li aveva ospitati in precedenti occasioni. Tutti i vecchi amici affollarono il tempio per vedere Ramdas; Ramkinkar trovò una grande felicità nel servire gli ospiti. Ramdas incontrò anche Ramcharandas, che attendeva il suo arrivo proprio a Jhansi.

L’aspetto più rilevante del soggiorno in questa occasione fu che egli consumò il pasto dallo stesso piatto con amici appartenenti a caste diverse. Anche i bramini si unirono a loro in quella cena promiscua. Ramkinkar, bramino di casta, inizialmente si oppose a tale violazione delle consuetudini secolari, ma alla fine cedette in virtù dell’alta stima e dell’amore che nutriva per Ramdas.

Dopo una breve permanenza a Jhansi, Ramdas partì per Haridwar con Bhavanishankerrao e Ramcharandas. Haridwar sorge ai piedi dell’Himalaya ed è un celebre luogo di pellegrinaggio per gli indù. Qui, ogni dodici anni, si tiene un immenso raduno per commemorare l’evento in cui i deva bevvero il nettare ottenuto dal frullamento dell’oceano. Tale festività è chiamata Kumbhamela.

Il gruppo si fermò ad Haridwar per circa un’ora, poi si diresse verso l’alto, in direzione di Rishikesh, distante circa ventidue chilometri. Viaggiarono a piedi. Verso sera raggiunsero le rive del Gange a Rishikesh; dopo aver attraversato il fiume in un punto poco profondo, giunsero su un vasto letto di sabbia che Ramdas scelse come il luogo più adatto per la sosta notturna. Si trovavano ai piedi di una catena di maestose montagne che sembravano sfiorare il cielo. Con l’avanzare della notte, venti gelidi iniziarono a spazzare il letto di sabbia su cui si erano accampati. Nelle vicinanze c’era un albero caduto; accesero un fuoco bruciando un ramo secco.

Il vento si trasformò ben presto in una burrasca che soffiava furiosa, sollevando la sabbia dalla superficie del letto del fiume. La situazione divenne piuttosto difficile e Ramdas rise con insolita gioia nel vedere i vani sforzi del gruppo per ripararsi con le coperte dalla tempesta di sabbia. La notte passò senza chiudere occhio. Al sorgere del sole, il demone della tempesta si placò e il mattino offrì uno spettacolo calmo e incantevole. L’aurora diffuse il suo bagliore affascinante sulle alte colline rigogliose di vegetazione. La quiete e la serenità regnavano ovunque, mentre una brezza dolce e tonificante accarezzava quel paesaggio che, la notte precedente, aveva assunto un aspetto così minaccioso e tormentato.

A mezzogiorno consumarono i pasti procurati dagli annakshetra[4] del luogo e, verso sera, attraversarono il fiume e raggiunsero Swargashram. Sulla riva sinistra, Ramdas notò un edificio curato chiamato Ramashram, costruito in memoria del grande e rinomato Swami Rama Tirtha. In seguito, Ramdas ebbe l’opportunità di visitare questo ashram: una parte era allora adibita a ufficio postale, mentre le stanze interne erano occupate da scaffali contenenti una vasta collezione di letteratura religiosa in sanscrito, inglese e altre lingue.

 

2. Il ragazzo si scalda

Swargashram è un ampio giardino alla base della collina Nilkant, vicino alle rive del Gange che gli scorre dinanzi. In questo giardino, disposte su tre file, si trovano circa duecento kuti, piccole strutture di una o due stanze distanziate una ventina di metri l’una dall’altra, destinate a ospitare i sadhu. Nel recinto è presente anche un annakshetra che fornisce loro il cibo due volte al giorno.

Le kuti erano tutte occupate e non ve n’era alcuna libera per loro. Inizialmente si sistemarono sotto un albero, decisi a passare lì la notte, ma un gentile sannyasi bengalese riuscì a procurare loro una kuti doppia grazie a un accordo con l’attuale occupante. Così poterono trasferirvisi.

Mancavano ancora dieci o dodici giorni alla celebrazione del Kumbhamela ad Haridwar. Sadhu e pellegrini avevano iniziato ad affluire in gran numero da ogni parte dell’India. Ramdas visse con gli amici nella kuti per un paio di giorni, ricevendo il cibo dall’annakshetra. I tre condividevano il pasto dallo stesso piatto o dalla stessa foglia, proprio come usano fare i musulmani. Un giorno, Bhavanishankerrao e Ramdas finirono di mangiare prima del solito, mentre Ramcharandas era ancora intento a masticare con molta calma i bocconi migliori di roti. Uno spazzino alla porta della kuti attendeva ansiosamente gli avanzi, poiché il cibo ricevuto dai tre era più di quanto potessero consumare. Notando lo sguardo affamato e implorante sul volto dell’uomo, Ramdas disse a Ramcharandas:

«Ram, quel pover’uomo deve avere molta fame; dagli un po’ di roti. Ne avanzerà comunque».

Ramcharandas continuò a mangiare senza badare alle parole di Ramdas. Questi ripeté il suggerimento, ma il ragazzo non vi prestò attenzione. Per la terza volta, Ramdas rinnovò la sua richiesta. A quel punto il giovane esplose di rabbia. Fissò Ramdas per alcuni istanti con gli occhi rossi d’ira e sbottò:

«Cosa? Non mi permettete di mangiare in pace? Che senso ha tormentarmi così?».

A questo sfogo, Ramdas non poté trattenere una risata, mentre il ragazzo, incurante, continuava a ingozzare un roti dopo l’altro.

Un giorno, Ram desiderò che Ramdas visitasse il Vasishtashram. Ramdas propose di andarci da solo, ma Ramcharandas e Bhavanishankerrao insistettero per accompagnarlo. Così, una mattina presto, il trio partì insieme. Molti sadhu interpellati in merito avevano descritto la strada per l’ashram come estremamente pericolosa, e nessuno di loro sapeva indicarne con esattezza l’ubicazione. Dopo aver attraversato il Gange in barca, poiché il ponte sospeso era crollato durante le inondazioni, giunsero sull’altra sponda, la riva sinistra del fiume. Lì si rifocillarono con una tazza di latte acquistata da un venditore locale. Ramcharandas portava con sé una jholi, una borsa a tracolla, contenente alcune provviste e dei vasi.


[1] Pandal: una struttura, simile ad un grande tendone, atta a ospitare matrimoni eccetera.

[2] Nel contesto descritto è il baldacchino decorato sotto il quale si svolge il rito del matrimonio indù.

[3] Kumbh Mela: Il più grande pellegrinaggio del mondo, celebrato a rotazione in quattro città sacre dell’India. Commemora la caduta di gocce di nettare dell’immortalità (amrita) da una giara (kumbha) durante una battaglia tra dei e demoni. Si svolge presso fiumi sacri e culmina nel bagno rituale che simboleggia la purificazione e la liberazione dal ciclo delle rinascite. Il ciclo principale (Purna) avviene ogni 12 anni a rotazione in una delle quattro città sacre (Prayagraj, Haridwar, Ujjain e Nashik). La versione più solenne (Maha) ricorre ogni 144 anni, esclusivamente a Prayagraj. Quella intermedia (Ardh) ogni 6 anni, ma solo nelle città di Haridwar e Prayagraj.

[4] Annakshetra: Termine sanscrito (letteralmente “campo del cibo”) che indica istituzioni caritatevoli o cucine comunitarie, spesso situate presso templi, ashram o luoghi di pellegrinaggio, dove vengono offerti pasti gratuiti a monaci, pellegrini e bisognosi. Mentre la Dharmshala è primariamente un luogo di alloggio e riposo, l’Annakshetra è specificamente dedicato al sostentamento alimentare.