un’erronea idea di distacco

Sergio: — L’errore che compiono anche aspiranti avanzati è di pensare che per avere il distacco uno debba essere emotivamente frigido. Voi credete davvero che Arjuna mentre squarciava ventri con la sua spada fosse nell’impassibilità emotiva dello yogi? Vi state illudendo.
Se cominciate a pensare: mio Dio, sono un maestro, insegno la quiete del Sé e ho emozioni intense, non avete capito come funziona…

M.: — Ciò che sto sperimentando è proprio questo. Tutto ciò
che c’era prima che entrassi in questo stato di pace, di silenzio, non è detto che non emerga più. La differenza straordinaria e fondamentale è che se emerge uno stesso contenuto, viene osservato dalla Consapevolezza, quindi da una nuova prospettiva, in cui non c’è più quell’identificazione che portava sofferenza e un totale affogarci dentro. È proprio questo distacco che permette di fare emergere gli stessi, o magari anche nuovi, contenuti che erano ancora sepolti e che la consapevolezza non aveva ancora osservato. É proprio quel distacco che permette ai quei contenuti di essere finalmente integrati, cosa che prima non poteva accadere perché venivano ‘guardati’ dal senso del Sé (della persona) solo nella vana speranza di essere cambiati, o addirittura nell’illusione di essere cancellati.
È solo attraverso questo Amore ritrovato, che tutto può finalmente essere integrato.

Sergio: — Mi inchino M., mi inchino. Sei un maestro!

[…]

Sergio: — Avete capito quello che ho scritto sopra?
Se non l’avete capito, non avete capito cos’è l’illuminazione.
La maggior parte della gente identifica l’illuminazione come uno stato di Shakti: la figurina di Buddha su un loto immacolato.
Quelle son figurine!! Non potete fermare Shakti congelandola in uno stato; se la fermi allora diventi immediatamente un’identità. Mentre tu sei lo SFONDO!
L’illuminazione è essere lo Sfondo, e quindi essere come lo Sfondo.
Sei come lo Sfondo?
I maestri zen dicevano: se nasco in paradiso faccio l’angelo e se nasco all’inferno faccio il diavolo.
Dovreste rifletterci.
[…]
Sergio: — Dovreste aver presente l’immagine di Shiva disteso con Shakti che danza sul suo ventre.
Shiva è lo sfondo e Shakti è le vicissitudini della vita.
Se ti attacchi a una forma di Shakti (che è in continuo movimento) perdi la consapevolezza di TE e diventi immediatamente un’identità in lotta, un’onda che cerca di sopravvivere tra le innumerevoli altre onde.
Il fatto che la gente leghi i maestri spirituali a un comportamento stereotipato e un limite e una gran noia per i maestri, che per aiutare gli altri sono costretti in qualche modo ad accontentare le loro credenze per non scioccarli. Alcuni grandi però se ne sono fregati.
[…]
Sergio: — Avete capito il connubio Shiva-Shakti?
L’immagine di Shiva disteso e Shakti che gli danza sul ventre?
Lì c’è l’insegnamento su come rimanere Sfondo:
PERMETTI A SHAKTI DI DANZARE !!!
Più permetti a Shakti di attraversarti come vuole, e più rimani SFONDO.
Renato ha molto questo approccio. Lui lascia che le esperienze lo attraversino, e di conseguenza…

Tu sei lo SFONDO!
E dato che lo SFONDO percipiente sei tu, non ti puoi vedere.
Senti la pace però, e che niente di può muovere o toccare.

M.: — Diversamente vorrebbe dire di essere ancora morti. Che differenza c’è tra colui che è addormentato e pensa di essere sveglio e tra colui che pensa di essere risvegliato ed è illuso che tutto ha cessato di muoversi? Credo che quest’ultimo sia nell’illusione più grande del mondo, quell’immagine di un Buddha sul fiore di loto, impassibile alla Vita. Quindi non c’è alcuna differenza, tutti e due sono morti, perché non permettono alla Vita di manifestarsi e di essere loro stessi quella Vita.
Vorrebbe dire pensare di essere giunti alla fine di una storia, quando invece nulla ha un inizio e nulla ha una fine (altra grande illusione). E proprio perché nulla ha un inizio e nulla ha una fine, perché mai la nostra ricerca dovrebbe ad un certo punto avere una fine e renderci insensibili alla Vita? Cessa di esistere quel ricercatore, che forse non è mai esistito, perché forse esistevano solo i contenuti irrisolti che stavano cercando di emergere per essere liberati.
Sto osservando come il corpo diventa sempre più sensibile, come sente sempre di più il dolore delle persone, quindi come si può pensare di arrivare ad una fine di qualcosa? Credo invece che ciò che c’è è un continuo approfondirsi e questo è Meraviglioso!

Sergio: — Si e no. ‘No’ nel senso che il sonno desto si dilata sempre più fino alla morte definitiva dell’illusione del’ego. ‘Sì’ nel senso che l’aspetto creativo del Sé, la manifestazione, non cessa, ma con la morte dell’ego il realizzato non la vede più come ‘mondo’ ma sempre come Sé, fino a non fare più differenza tra Sé manifesto e Sé immanifesto.
Lo stare nella manifestazione però affina la forma, rendendola sempre più in grado di esprimere il Sé. l’I Ching hanno un esagramma: ‘Il Pozzo’. Il Pozzo è la vera natura, eppure l’esagramma non dice ‘salute’, perché questa dipende dalla capacità di portar su l’acqua. Se l’acqua resta nel Pozzo non vi sarà la Grazia.
Ecco che da questo punto di vista appare che il realizzato abbia un’evoluzione. Amma non sarà stata così brava all’inizio come lo è adesso, capace di abbracciare per 17 ore continuative senza perdere di un punto la propria intensità, la sua struttura psicofisica sarà andata attraverso un’evoluzione.
Ecco perché dico che la trasmissione diretta è una facoltà che si rafforza usandola.

Sergio Cipollaro

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Marco Mineo, Renato Cadeddu e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”.
Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore.

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