attaccato all’idea che l’esperienza del samadhi sia la realizzazione

— Come va?

— Diciamo che riesco abbastanza bene a dimorare nel Sé, ma per ora la fusione non avviene…

— Vedo che sei ancora attaccato all’idea che l’esperienza del samadhi sia la realizzazione. Quando dimori nel Sé sei consapevole che c’è solo Quello, che tu sei Quello, e che gli oggetti del mondo, fatti di sogno, sono comunque anch’essi il Sé.

Perciò dimorare nel Sé è già lo stato unitivo. In questo dimorare avvengono esperienze di assorbimento che chiamiamo samadhi; ma queste vanno e vengono. Anna dice: “La realizzazione è un traguardo così naturale, ma prima di esserci non se ne conosce la naturalezza”. Se però cerchi effetti speciali invece di stare nel momento presente così com’è, allora non so quando riconoscerai la naturalezza della realizzazione.

Ti ricordo inoltre che il Sé è Perfezione, perciò non conosce evoluzione, ma la forma continua ad evolversi dopo la realizzazione, anche più velocemente di prima. Nello Dzogchen gli aspiranti ottengono la realizzano col trek-chod, ma dopo il trek-chod appare loro il tod-gal, attraverso il quale alcuni ottengono il corpo di luce. Nel tod-gal l’aspirante rimane al buio per lunghi periodi di tempo; gli altri monaci gli portano cibo ed acqua. Durante questo periodo gli appaiono delle visione, sono immagini della mente archetipica simili a mandala o yantra. Vicino Parigi c’è un monastero dello Dzogchen Yungdrung Bön, lo Dzogchen autoctono che preesisteva all’avvento del buddismo imposto dall’imperatore. Prima del Covid quei monaci organizzavano ad agosto ritiri di tod-gal di 40 giorni. Il prerequisito è che l’aspirante abbia portato a buon punto il trek-chod, cioè non si identifichi con ciò che appare alla sua coscienza.

In una delle tante biografie di Sri Ramana Maharshi, si dice che egli difficilmente dichiarasse che qualcuno era realizzato. Tra le poche eccezioni c’era Swami Mastan che aveva frequentato il Ramanashram per un certo periodo. Una volta Swami Mastan rimase immobile vicino al cancello del Ramanashram per lungo tempo. Era in samadhi, ma non è che quando non era in trance non fosse realizzato. Quando Sri Ramana seppe che Swami Mastan aveva abbandonato il corpo nel luogo dov’era nato, chiese ai devoti di andargli a costruire una sepoltura degna di uno jnani.

In basso le foto di Swami Mastan, della sua sepoltura e del monastero Dzogchen Yungdrung Bön vicino Parigi.

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