La stima, ovvero concedi all’altro tutto il tempo per elevarsi al Divino

La pratica di ‘Concedere all’Altro Tutto il Tempo per Evolversi al Divino’, indipendentemente dallo stato di coscienza in cui si trova nel presente, si traduce nella Stima! Vi dà cioè la possibilità di stimare chiunque come Divino, cosa che altrimenti sarebbe in molti casi impossibile. Questo atto – confermando di nuovo che come il mondo appare dipende da ciò che la mente vede – cambia radicalmente la vostra esperienza esistenziale, facendovi sentire circondati da Deva, invece che da malfattori. Non c’è bisogno di attendere di rinascere nel mondo degli dei, quel mondo può essere qui ed ora se correggete le erronee visioni della vostra mente.

Con questa pratica vi ho proposto un modo nuovo di vivere le relazioni con gli altri nel presente, ma anche di ricostruire tutta la memoria della vostra vita.

La memoria è causativa su di voi come sadhaka. Se pensate di aver vissuto eventi dolorosi a causa di persone cattive, quando chiudete gli occhi per meditare percepirete un sottofondo piuttosto terremotato. Forse non lo notate più perché è divenuto abituale, ma certamente sentirete disagio, tensione, insicurezza, sfiducia, negatività. Non è facile progredire in questo modo.

Ma come ricostruire la memoria?

Quando notate delle aree dark, concedete a tutte le persone implicate la Stima di cui sopra; e cioè concedete che quelle persone che hanno avuto comportamenti erronei, non sono cattive ma sono Dio che si stanno evolvendo. Tutta la vostra memoria ne risulterà trasformata e voi verrete sanati di conseguenza. E tutto ciò semplicemente portato la vostra consapevolezza matura di adesso in quegli eventi.

È come quando nei film di fantascienza si vede che tornando nel passato si può cambiare il presente. Proprio così! Voi riscrivete la vostra storia rinominandola alla luce della vostra coscienza matura, e così cambia anche ciò che è il frutto di quella storia. Prima chiudendo gli occhi percepivate un sottofondo terremotato, mentre adesso sentite sempre più Pace man mano che risanate la vostra memoria.

Noterete che è una pratica diversa dal ‘Trasformare Tutto in Amore’ e che le due insieme si complementano. Trasformare in amore può voler dire: “Sei un criminale ma io ti voglio bene lo stesso”. Concedere a quel criminale tutto il tempo di trasformarsi in Dio elimina del tutto il ‘criminale’. Nessun criminale! Solo Dio ovunque e sempre

Ricordo una storia che lessi parecchi anni fa. Uno yogi era stato malmenato da dei teppisti. Vedendolo accasciato a terra alcuni passanti si avvicinarono per soccorrerlo. “Chi ti ha fatto questo?” chiesero. “Dio” rispose lo yogi con lo sguardo ebro del Divino. Vedeva Dio dappertutto… Ma per vedere Dio dappertutto bisogna correggere le false visioni della mente.

Queste pratiche che vi propongo – trasformare in amore, lasciare andare (aprirsi e aprirsi), riconoscere l’altro come Dio in evoluzione, oltre naturalmente il dimorare nel Sé – servono per rendere possibile la pace, il senso che siamo tutti Uno, e quindi il trionfo del Sé. Molti di voi contattano il Sé. Ma perché mai il Sé non si afferma? Perché appena date una sbirciata fuori nel mondo vi ritrovate immediatamente di fronte tutti approcci relazionali erronei (ormai divenuti automatici), che negano L’Unità essenziale di tutti gli esseri, invitano alla chiusura e quindi promuovono l’ego. Bisogna cambiare tali approcci divenuti abituali. Allora il Sé non solo apparirà, ma diverrà via via sempre più stabilmente autoevidente.

I neoadvaitini dicono: “Dacché siamo già il Sé, che bisogno c’è di praticare?”. Sei certamente il Sé, ma sei anche chiuso in una bella gabbia mentale che te lo nasconde.

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