come interpreto il ruolo dell’insegnante spirituale

Non è quello di portare l’attenzione dell’aspirante sul Guru esterno, ma sul Sé, che è il Guru interno e il vero Guru. Perciò umiltà e basso profilo.

Se leggete i discorsi di Ramana Maharshi vi renderete conto di come cercava sempre di evitare che lo identificassero nell’artefice della Grazia, nel Salvatore. In quei casi diceva sempre: “Il Potere Superiore vi sta guidando”; oppure quando i devoti lamentavano di doversi allontanare fisicamente da lui: “Potete mai allontanarvi dal Sé? Il Sé è sempre con voi, cos’altro e necessario”. Quando stava per morire e lo pregavano di rimanere in vita, dichiarava: “Quando un maestro ha insegnato a trovare Dio in se stessi, è libero di andare”.

D’altra parte bisogna anche accettare le altrui espressioni di amore e devozione che si rivolgono al Guru. L’insegnante spirituale le accoglie ritenendole rivolte al Divino. Come potrebbe diversamente dato che non si identifica più con un io personale?

Infatti un maestro spirituale non sente mai che sta facendo qualcosa, sente che il Potere Superiore sta facendo. Di che dovrebbe gloriarsi? Dà Gloria a Dio e si inebria della Gloria divina. Per questo insiste e insiste: è un Dio-dipendente! È come l’ubriaco che non riesce a smettere di bere

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