hishiryo, il non-pensiero

La parola giapponese shiryo (accento sulla ‘o’) vuol dire ‘pensiero’, il suffisso hi funziona come alfa privativo, perciò hishiryo vuol dire non-pensiero o non-pensare.

L’illuminazione è molto facile; ecco come la spiegano i testi zen:

la vuota illuminazione illumina se stessa
non vi è bisogno del benché minimo sforzo mentale
è la realtà del non-pensare (hishiryo)
una realtà oltre l’inquietudine del ragionamento e delle emozioni.

Come e si raggiunge hishiryo?
Attingiamo nuovamente dai testi zen:

Non pensare al “bene” o al “male”
[a giusto o sbagliato – ndr]
Non giudicare se vero o falso
Ferma il funzionamento della mente, dell’intelletto e della coscienza
Smetti di misurare pensieri, idee e vedute
Non progettare di diventare un Buddha
Come questo potrebbe esser limitato allo stare seduti o distesi?

La tecnica principe del buddismo è osservare i pensieri e le emozioni. A furia di osservarli, l’aspirante si rende conto di essere l’osservatore, il sakshi, ne consegue dunque il distacco, la disidentificazione.

Quando la disidentificazione è significativa (pensate che anche il mondo e il corpo non son altro che un pensiero) allora finalmente l’aspirante, o il realizzato, è in grado di immergersi direttamente nel non-pensiero autoluminoso, e riconosce in Quello la propria vera natura. Praticamente dimorare nel Silenzio del non-pensiero dissolve mente ed ego e conduce alla Liberazione – Sri Ramana insegnava: “È sufficiente non pensare”.

Qui però può sorgere una trappola, che è un po’ la stessa cosa che ho scritto in un recente post titolato “il vuoto come fuga”, e che questa volta titolerei “illuminazione e dharma”.

Il corpo umano, il mondo umano, l’universo umano è un karma. Ma il karma, a parte impressioni minori che possono essere bruciare direttamente sul piano sottile, va vissuto, non rifuggito, altrimenti la lezione karmica si ripresenterà. Vivere la lezione karmica è Dharma, cioè comportamento etico!

Vi faccio un esempio. Quando Poonja si realizzò ai Piedi di Sri Ramana, rimase così affascinato da Bhagavan che non riusciva più a staccarsi da lui. Era il tempo in cui il Pakistan si staccava dall’India, e i genitori indù di Poonja erano rimasti in Pakistan rischiando di essere uccisi. Quando Sri Ramana lo seppe mandò a chiamare Poonja e gli disse di andare a salvare i genitori. Poonja aveva dei poteri e sapeva che non avrebbe più rivisto Bhagavan e glielo disse, e Ramana rispose: “Io sono sempre con te”. Sri Ramana, cioè Shiva in persona, era molto zelante sull’adempimento del Dharma.

Vi segnalo questo per dirvi che chi non adempie al Dharma, anche se nel non-pensiero contrae un debito karmico.

Vedi anche:
http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/zen/tsunoda3.pdf

Credits: ringrazio Gianfranco Bertagni per il bellissimo sito “In Quiete” ricchissimo di preziose risorse per gli aspiranti:
http://www.gianfrancobertagni.it/

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