la pratica dello stare nell’osservatore

— Buon pomeriggio… Cosa fare con gli attaccamenti? Osservarli? Come le identificazioni?

— 1. Per la pratica di stare nell’Osservatore, in primo luogo ci dev’essere una comprensione che tu non sei quegli attaccamenti e che gli attaccamenti sono le tue catene.

2. Ci dev’essere anche una comprensione che niente è più bello di quello che troverai dentro di te. La fede, nel senso più proprio, è questo. Tu puoi adorare un idolo, ma alla fine la vera fede è questa. In secondo luogo c’è la fede nelle indicazioni dell’insegnante su come raggiungere questa Bellezza tua intrinseca e stabilirti lì.

3. Se in linea di massima queste comprensione ci sono, allora tu fai delle sessioni di meditazione in cui stai nell’osservatore. Stare nell’osservatore significa sia che osservi quello che appare, sia dimorare nel Soggetto ultimo quando non appare nient’altro se non l’Osservatore stesso, che può essere avvertito come Pura Presenza, o Essere, o Consapevolezza, o Io Sono universale. All’inizio potrei essere coinvolto da qualcosa che appare alla tua coscienza, ma continuando gradualmente acquisti sempre più distacco e neutralità rispetto a quello che appare.

4. Nell’osservare quello che appare bisogna fare attenzione a non sopprimere le impressioni. Devi solo osservarle e lasciare che esse, se sono forti, ti attraversino e anche si intensifichino, se è quello il caso. Devi avere fiducia che l’osservazione vincerà.

5. L’osservazione non può non vincere, perché è l’unica Realtà, mentre le apparenze sono fantasmi, ‘ma’… è necessario tempo e perseveranza.

6. È anche necessario che tu sia disposto a stare in contatto con quello che non ti piace. Il secondo versetto degli Aforismi sullo Yoga di Patanjali cita: “Yoga chitta vritti nirodha” (lo yoga è l’assenza di modificazioni della consapevolezza). Ora se consideri che l’ego e la mente sono fatti apposta per toglierci da stati che non ci piacciono: guardi un film, apri il frigo e svuoti il barattolo della maionese, fai sesso ecc… possiamo considerare a tutti gli effetti ego e la mente come una droga e chi è da loro predato come un tossicodipendente. Quando tu ti siedi e osservi quello che appare senza cercare di cambiare niente, andrai incontro a delle vere e proprie crisi di astinenza da mente, e queste si manifestano soprattutto come una noia colossale Ecco perché sono pochi quelli che praticano, e pochissimi quelli che vanno fino in fondo…

7. Devi persistere. Allora a un certo punto, d’improvviso, sentirai che tutto quello che appare è nulla, aria fritta… Si tratta di scintille, non bastano di certo a farti diventare illuminato, ma almeno hai visto che quella pratica che sembrava noiosa porta invece alla vera Vita!

8. Quando quei periodi in cui l’apparenza si rivela per quel che è, cioè nulla, allora comincerai ad assaporare la Realtà, la quale ti si presenterà come Pura Presenza, o Consapevolezza o Essere, o Io Sono universale. Non è che il vero Soggetto, il Soggetto ultimo, ti si presentino subito entusiasmante e ridondante di beatitudine, ma il fatto che finalmente lo percepisci, ti permette ora di dimorare in Esso.

9. Col tempo il Soggetto Ultimo rivelerà gradualmente tutta la sua indicibile BELLEZZA. All’inizio sono solo scintille di BELLEZZA divina. Queste quasi sempre riempiono di entusiasmo l’ego, il quale si sente immortale e questo lo invoglia a soddisfare di più i propri desideri. L’aspirante non si accorge che l’ego si accaparra le conquiste divine della sadhana. In ultima analisi si sente meglio, e questo e tutto ciò che nota. Molti a questo punto abbandonano la Via e, rifocillati dalla visione temporanea di essere comunque immortali, ritornano al mondo a soddisfare i propri desideri. Prima c’era paura ed afflizione, e loro praticavano per affrancarsi da quella penosa condizione, ora che si sentono meglio, possono finalmente soddisfarsi in una certa misura dei piaceri del mondo. Così pensano… e come abbiamo detta altre volte, poiché i piaceri del mondo sono impermanenti, il dolore prima o poi li porterà nuovamente alla Via, nella vita presente o in un’atra…

10. Vi è il caso invece di aspiranti avanzati che raggiungono esperienze avanzate, le quali vengono pure accaparrate dall’ego. Essi sviluppano un Narcisismo spirituale in cui l’ego si sente Dio, e non riescono a distinguere il Divino dall’ego narcisista che di sente Dio. Spesso questi aspiranti si guadagnano da vivere facendo i maestri spirituali, guidano Ritiri e seminari e hanno allievi che sono loro fidelizzati. Possono avere anche qualche potere, come quello di trasferire temporaneamente il loro stato di coscienza agli allievi, almeno quelli più aperti. In questo caso il narcisismo spirituale egoico (non riconosciuto) sembra funzionale al successo materiale che essi riscuotono nella vita come maestri. A questo punto è impossibile aiutarli. Ma le cose false non possono durare in eterno. Prima o poi qualcosa andrà storto, si presenterà quindi la possibilità che quell’aspirante provi nausea per il modo in cui ha vissuto tutto quel tempo, e abbia una conversione che riabiliti i propri conseguimenti spirituali depurandoli dal narcisismo.

11. Se tutto va bene la pratica di essere Osservatore (e di immergersi nell’Osservatore quando l’attenzione si introverte e non c’è più apparenza) porta a una sempre maggiore relativizzazione della fenomenalità (cioè di maya, del sogno della vita umana) e a una sempre maggiore affermazione della Realtà del Sé, della pura Coscienza impersonale eterna e senza forma. Dato che la forma dell’aspirante appartiene al mondo, questa sembra partecipare alla vita; in realtà l’aspirante dà sempre meno importanza ai fenomeni della vita e rimane sempre più nel Sé. Questo conduce al Sonno Desto, e dopo alcuni anni di sonno desto si ottiene la Liberazione.

Condividi questo post:
RSS
Follow by Email
Facebook
Google+
https://www.itisnotreal.net/la-pratica-di-stare-nellosservatore/
Twitter