il nucleo della personalità

1. STEPHEN H. WOLINSKY

Conoscete la nozione di Nucleo della Personalità. È di Stephen Wolinsky, uno psicologo americano che è stato allievo diretto di Nisargadatta Maharaj e ha vissuto come ricercatore spirituale in India e in Asia per più di sei anni e mezzo. Dopo tale periodo Stephen partorì una sua teoria psicologica chiamata Quantum Psychology; esistono tre volumi in inglese, ‘The Way of the Human’, che la illustrano. Io non l’ho studiata, perché non ero interessato a un nuovo paradigma psicologico e perché ho già eccellenti tecniche di mind clearing che mi soddisfano completamente.

Tuttavia della Quantum Psychology è interessante conoscere la teoria sul Nucleo della Personalità. Essa ci aiuterà a capir bene – esaminandolo anche più accuratamente dal punto di vista psicologico – quel nodo, quella soglia, quella barriera cruciale che gli aspiranti alla Liberazione devono attraversare per sconfiggere la mente e realizzare la meta ultima. Ne ho già parlato nel post “La Trappola del Vuoto”, ma questa volta voglio illustrarla dettagliatamente.

Illustrerò brevemente la teoria del Nucleo della Personalità:

2. LA MADRE-DIO

Nello stato fetale e appena nati i bambini sperimentano di essere ‘UNO’ con la madre, ma tra i 5 e i 12 mesi cominciano a sentire di essere da lei separati. La psicologia dell’età evolutiva chiama questo evento: ferita narcisistica infantile.

Tale esperienza di separazione è il trauma più violento che potete immaginare, non ve n’è di pari. La Coscienza non osa nemmeno avvicinarsi, e quando avviene appena un po’ d’avvicinamento, la persona si sente così tremendamente male da allontanarsene immediatamente, spesso senza nemmeno rendersene conto.

3. LA FORMAZIONE DELLA PERSONALITÀ

Questo evento traumatico è la base su cui poggiano l’ego e la mente duale! È l’imprinting che dà origine alla formazione della personalità.

In che modo forma la personalità?

Anzitutto produce una serie di identità negative di ‘non-esistenza, annichilimento’ che nascono dalle considerazioni spontanee e automatiche della mente del bimbo, incapace di confrontare l’immane shock della separazione.

Tali identità sono: “Io non esisto” (io sono separato perché non esisto), “Io sono inutile” (io sono separato perché sono inutile), “Io sono inadeguato, o incapace, o impotente ecc.” (io sono separato perché sono inadeguato, incapace, impotente ecc.) e molte altre. Wolinsky le chiama i Falsi Nuclei della personalità.

Questi Falsi Nuclei a loro volta danno origine a dei corrispondenti Falsi Io (i vari ‘io’, spesso inconsci, che costruiscono l’ego) i quali servono a produrre False Soluzioni per risolvere l’invivibilità che deriva dai Falsi Nuclei, che il più delle volte sono inconsci.

Questi Falsi Io sono altre identità che vanno a rivestire e nascondono i Falsi Nuclei. In genere sono identità opposte ai Fasi Nuclei. Ad esempio l’identità “Io non valgo nulla” potrebbe generare un’identità “Io sono uno forte” che cercherà compulsivamente di dimostrare di essere di valore e agire coattamente in tal senso. Ma potrebbero anche non essere identità opposte; è sufficiente che la mente le consideri funzionali per sopravvivere al Falso Nucleo che è sempre annichilente. Ad esempio l’identità del Falso Nucleo “Io non valgo nulla” potrebbe essere rivestita dall’identità “Io sono una vittima”, se la mente considera che ‘essere una vittima’ garantisca la sopravvivenza minata dal Falso Nucleo “Io non valgo nulla”; ‘essere una vittima’ è almeno ancora qualcosa, è esistere in qualche modo…

4. I FALSI NUCLEI IMPEDISCONO LA LIBERAZIONE

Vi renderete conto che in questa gabbia fatta di identità dei Falsi Nuclei (che generano annichilimento e non-esistenza) e Falsi Io (identità derivate che cercano di sopravvivere ai Falsi Nuclei), il vero Sé si trova in una vera e propria trappola elettronica! Questa trappola ha l’effetto di sostenere l’ego (che in sé è un meccanismo di difesa) e nascondere la Verità (il vero Sé).

Questo è il motivo per cui la Via alla Liberazione non è facile: avete un’esperienza diretta e in quel momento siete del tutto uguali al Buddha; ma non appena uscite dall’esperienza diretta la mente vi cattura di nuovo nella vostra personalità – siete solo un po’ migliorati, un po’ più liberi, dovuto al fatto che l’esperienza diretta ha distrutto un bel po’ di identità.

Cosa ci dice questo? Nisargadatta Maharaj diceva: “Puoi scoprire chi sei, trovando prima chi non sei”… Ci dice che per aprire la Via alla Liberazione bisogna prima distruggere i Falsi Io che escogitano False Soluzioni, poi distruggere i Falsi Nuclei da cui i Falsi Io cercano di difendersi, e quindi passare attraverso il vero e proprio Nucleo della Personalità che è lo shock stesso della separazione.

Questa esperienza per alcuni è particolarmente drammatica e disorientante: una desolata esperienza di perdita, vuoto, nulla, morte, assenza di punti di riferimento, freddo, buio, smarrimento, annichilimento, totale aridità e totale assenza di amore… che hanno sperimentato quando sono usciti dall’Unità e si sono improvvisamente ritrovati separati. È qualcosa di inconfrontabile!… a meno che non si comprenda cos’è e soprattutto che una volta attraversata ci aspetta la luce radiosa della nostra vera natura.

Sullo Shock della Separazione, che è il motivo di questo post, parlerò ampiamente nell’ultimo paragrafo.

5. JUST VASANAS

Altre scuole spirituali si limitano a dire che per accedere alla Liberazione bisogna prima distruggere le vasana. Ma ‘vasana’ è un termine talmente generico – significa spinta, desiderio – da non consentire all’aspirante di comprendere appieno di cosa si stia parlando. Potrebbe essere indotto a credere di dover eliminare i desideri, ad esempio la spinta sessuale. Ma se fa questo attraverso la propria volontà, tale atto è semplicemente un altro desiderio che sopprime e nega il primo, evitando così che si evolva e si autoliberi alla luce della Consapevolezza. In altri termini sta solo creando un’atra vasana! Quando Annamalai Swami espresse il desiderio di meditare isolato in una grotta, Sri Ramana rispose laconico: “Se mantieni tale desiderio sarai destinato a rinascere”.

In più, la negazione di un’impressione – pensiero, emozione, uno stato d’animo, paura, spinta ecc. – è esattamente ciò che ne garantisce la persistenza! Per favore riflettete bene su quest’ultimo punto, se non lo capite, non capirete cos’è il percorso spirituale.

6. C’È UN SOLO MODO PER DISSOLVERE LE VASANA

C’è un unico modo per dissolvere le vasana: che la Coscienza le osservi senza giudicare e negare niente; allora esse gradualmente si dissolvono e infine si autoliberano nella Coscienza, ridiventando Coscienza pura. D’altra parte liberare una spinta nella Coscienza, non significa cercare di realizzarla sul piano fisico – il che ci legherebbe ad essa.

Alla luce di queste considerazioni fa sorridere la presunzione dei neoadvaitini che ritengono di essere Liberati per il solo fatto di aver capito intellettualmente di essere il vero Sé…

7. CHI HA LAVORATO SU SE STESSO E PRATICA UNA SADHANA

La maggior parte degli aspiranti che hanno lavorato su loro stessi e praticano una sadhana ha già smascherato i Falsi Io e le loro False Soluzioni. Alcuni di questi sono riusciti anche a smascherare pochi o parecchi Falsi Nuclei. Quei pochissimi che sono riusciti smascherare il Nucleo stesso della Personalità: il tremendo Shock della Separazione, questi sono entrati in uno stato unitivo pressoché stabile. Non necessariamente hanno ottenuto la Liberazione definitiva – per la quale è necessario rimanere Liberati per alcuni anni –, ma ora è l’abbandono e il samadhi che hanno il compito di dissolvere le vasana restanti.

Va precisato che ‘conoscere’ i Falsi Nuclei e Falsi Io e le loro False Soluzioni non vuol dire averli smascherati. Per smascherarli la Coscienza deve vederli completamente; solo così si attiva il loro processo di dissolvimento; se solo si sa che ci sono ma non si riesce a vederli, non avviene nessuna loro dissoluzione – che è quello che capita di sovente nella psicoanalisi. Il problema è che spesso sono nascosti in grovigli mentali che non consentono alla Coscienza di vederli. Per superare questo ostacolo, con i miei allievi ho utilizzato tecniche di mind clearing molto efficaci e totalmente spirituali. ‘Totalmente spirituali’ vuol dire che l’unico scopo di quelle tecniche è dispiegare quel groviglio mentale per far sì che la Coscienza ne veda i contenuti nascosti, e lasciare quindi che avvenga il processo di dissoluzione/integrazione naturalmente.

8. ATTRAVERSARE IL TERRIFICANTE SHOCK DELLA SEPARAZIONE

La migliore descrizione di questa terrifica esperienza, il suo potere di respingere chi osi avvicinarsi, come affrontarla e cosa succede dopo che è stata attraversata, l’ho trovata scritta da Robert Boldman – egli impiegò 20 anni per confrontare l’esperienza del vuoto – nel suo libro “L’Alchimia dell’Amore”.

“L’Alchimia dell’Amore” è un bellissimo libro che vi consiglio. Il limite è che si poteva scrivere con un terzo delle parole usate; sarebbe però stato di sole 75 pagine da non potersi considerare un libro. Così bisogna leggere quei due terzi ridondanti per cogliere quel terzo meraviglioso che costituisce la testimonianza autentica dell’autore.

Completerò quest’ultimo paragrafo usando le stesse parole di Robert Boldman tratte dai Capitoli 10 – Sopportare il Vuoto, e 20 – Fare a Pezzi il Vuoto.

8.1. SOPPORTARE IL VUOTO

Quell’inverno sprofondai in una disperazione che non avrei ritenuto umanamente possibile sopportare. Mentre stavo meditando – una particolare sera di gennaio, il vento soffiava furiosamente all’esterno – l’unica lampada della stanza si spense… La mia meditazione si contrasse e ogni profondità svaniva completamente. Tutto ciò che rimase fu un silenzio di tomba. Non c’era movimento o valore, semplicemente un silenzio di pietra in cui non c’era Dio e nessuna speranza per Dio, e non c’era Sé.

Ero finalmente penetrato nella verità: non c’era Dio, non c’era una persona trascendente, non c’era il Sé. C’era semplicemente un buco in cui avevo riversato energia per farlo sembrare vivo… Questo stato divenne quasi insopportabile, mentre diveniva chiaro che tutta la spiritualità era una beffa… Al centro dell’esistenza c’era un vuoto incolmabile.

Cominciai a bere. Un’abitudine che non avevo mai avuto prima e divenni un frequentatore dei bar locali nel tentativo di ottundere il silenzio che incombeva su di me e la disturbante voce nella mia mente che mi derideva per aver iniziato la ricerca spirituale. Molte notti mi ubriacavo e ripresi a fumare dopo anni di astinenza. Il silenzio interiore era intoccato, nudo, senza una singola qualità umana o qualunque calore riscattante. Anche la mia personalità si trasformò gradualmente. Divenni sempre più sarcastico e facilmente irritabile. Quando non ero socialmente impegnato o immerso nel bere, mi sentivo soffocare in un oscuro etere privo d’aria che non potevo nascondere né evitare.

Semplicemente subivo. Dovevo parlare e agire da un vuoto al posto del quale avrebbero dovuto esserci la vita e le migliori speranze di vita.

Avevo perseguito il misticismo, rigettando ogni prospettiva di avere una casa e relazioni, e ciò che avevo guadagnato in ricompensa era un profondo nichilismo. Rimpiangevo di non aver continuato la carriera nel campo medico. Ma più ancor urgentemente desideravo una moglie, dei figli, e tutta quella banale felicità verso la quale ero stato così sospettoso mentre ero immerso nella mia ricerca spirituale.

Avevo la necessità di adattarmi alla crudezza della natura e al suo nulla. Decisi che persino Kundalini era stata un’allucinazione, che tutta la mia ricerca spirituale era stata folle e priva di scopo. Forse dopo aver superato quell’incessante angoscia, sarei stato un uomo più maturo e più saggio.

Ero senza speranza, distrutto mentalmente, pronto a lasciare che il vuoto mi divorasse senza obiettare. Mi erano stati tolti da sotto i piedi tutti i miei sostegni. Ritornando a casa dal lavoro, rimanevo al volante per metà della notte, con lo sguardo fisso senza vedere. Giravo a casaccio per aree povere, nelle parte orientale di Dayton; parcheggiavo dove capitava e dormivo sul sedile dell’automobile. Ogni meraviglia e speranza erano state vinte e tiravo avanti come un allucinato. Ero sempre nella morsa del vuoto, mai sicuro di quando questa morsa si sarebbe stretta e persino la luce dei sensi sarebbe svanita: rapidamente, silenziosamente, inesplicabilmente.

Il vuoto mi aveva sopraffatto, non ero nemmeno sufficientemente consapevole di essere depresso. Ero in uno stato neutrale contro il quale la mente era un’eco lontano, contro il quale il rapporto dei sensi veniva ammutolito e scarsamente notato.

Divenni sempre più attirato dal delirio dei bar. Anche il solo guardare una fotografia di Ramana Maharshi provocava un tremito nel mio cuore. Avevo abbandonato il cuore, avevo insistito nell’abbandonare il cuore.

8.2. FARE A PEZZI IL VUOTO
[Qui troverete come affrontare il Vuoto e attraversarlo:
 abbandono totale, incondizionato, assoluto]

Ero in un appartamento privo di mobilio. Ero consapevole che era sorta una rara e preziosa opportunità poiché sembravo essere scosso dall’interno. Mi allungai sul pavimento respirando rapidamente, preparato ad accettare qualunque cosa accadesse, persino la morte. All’interno di me non rimaneva nemmeno un’ombra di resistenza; non potevo più sostenere nulla.

Il vuoto fu fatto a pezzi, e con esso la mente. Ero spiritualmente nudo e in un istante fui inondato da una suprema, inestimabile meraviglia; una meraviglia che era sia il sentiero che la meta, che giaceva al di là di ogni concetto e forma, persino al di là del senza forma [del concetto del ‘senza forma’ – Nota di Sergio].

Mi alzai e volteggiai per la stanza: capriccioso e insensatamente umano come mai… Ma era avvenuto un risveglio! Avrei impiegato anni per apprezzare la sottigliezza di ciò che era appena accaduto. Tutto ciò di cui ero consapevole era che ero desto, e riposavo in uno stato che non era né mondano né spirituale. Non stavo sperimentando un’esperienza eclatante poiché non si trattava di un’esperienza. SEMPLICEMENTE ERO. Ero una pienezza, un amore e una sottigliezza che non potevano essere padroneggiati né reclamati come propri.

Il risveglio non svanì mai totalmente, riconfermando se stesso ripetutamente… fino a che mi abbandonai alla sua suprema semplicità: poiché era evidente che la realizzazione non era un momento, ma un processo continuo.

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