prove difficili

— Sergio, faccio un po’ fatica a passare da jnana a bhakti [e mi racconta una serie di vessazioni subisce sul lavoro] Non vengo apprezzato per il lavoro che svolgo, non posso decidere nemmeno di spostare un evidenziatore senza il permesso… Allora decido di aumentare il livello di vigilanza, mi sorbisco tutta questo materiale psicologico e, piano piano ritorno nella Presenza. Ma un approccio bhakti non funziona molto.

— Quelle che mi racconti sono prove molto difficili. In quei momenti quello che funziona di più è la discriminazione e il distacco; e infatti spontaneamente fai questo per ritornare alla Presenza e non barricarti nell’io personale. Se analizzi la vita di saggi e santi, nel momento in cui sono attaccati quello che prevale in loro è la vigilanza. Gesù non faceva gli occhi dolci a Pilato; Ramana quando venne ingiuriato da quell’avvocato ubriaco chiuse gli occhi e si centrò nel Sé.

Ma quando torni a casa, puoi prendere rifugio tra le braccia della Madre o Padre celeste e vivere quella reciprocità di amore incondizionato. Questo è l’Abbandono a Dio che intendo e che sarebbe utile sviluppare: è il più forte dissolutore dell’io-agente. Se lo sviluppi bene, quando ti siedi chiudi gli occhi ed entri in samadhi, che non è altro che l’apice di quella abitudine di abbandonarti tra le braccia di Dio quando rientri a casa. Purtroppo alcuni hanno letto quello che ho scritto nel mio post attraverso le parole di Gesù e della tradizione cristiana cui siamo abituati. Ma i nemici sono persone, cioè maschere. Dovrei amare una maschera? Io amo Quello che c’è dietro la maschera. È una cosa completamente diversa. Nella tradizione religiosa cristiana, con “ama il tuo nemico si intende in genere che tu debba amare la persona, mentre nella tradizione advaitica tu ti distacchi dalla persone e ami Quello che sta dietro la maschera della persona. Rispetto alla persona l’approccio advaitico conduce sicuramente a una maggiore tolleranza, ma si potrebbe anche combattere quella persona se fosse pericolosa, come fa Arjuna nella Bhagavad Gita.

Ricordi quella fanatica devota asiatica che catturò Bergoglio afferrandolo per il polso, che il poveretto a momenti cadeva? Lui picchiò la mano di lei per farle mollare la presa, ma all’Angelus successivo dovette scusarsi in base al malinteso significato che si dà alle parole “ama il tuo nemico”. Scusarsi di che? Il gesto del Papa fu giusto e naturale.

Comunque lo si può fare anche solo con jnana. Se hai sviluppato un buon contatto con il Sé, litighi col capo, poi chiudi gli occhi e sei nel Silenzio; nessuna traccia di quello che è successo mezz’ora fa. Io presento più possibilità

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