senza comprendere te stesso, a cosa serve cercare di comprendere il mondo?

RAMANA: Come sei tu, così è il mondo. Senza comprendere te stesso, a cosa serve cercare di comprendere il mondo? Questo è un problema di cui chi cerca la Verità non deve preoccuparsi. Le persone sprecano la propria energia con tutte queste domande. Prima scopri la Verità che sta alla base di te stesso, poi sarai in una condizione migliore per capire la Verità alla base del mondo di cui fai parte.

Q: Dovrei cercare di aiutare chi soffre nel mondo?

RAMANA: Il potere che ti ha creato, ha creato anche il mondo. Se Dio ha creato il mondo, è compito suo occuparsene, non tuo.

Q: Ma vediamo dolore nel mondo. Un uomo ha fame e questa è una realtà fisica molto reale per lui. Dobbiamo chiamarlo un sogno e rimanere impassibili di fronte alla sofferenza?

RAMANA: Dal punto di vista di Jnana, della Realtà, la sofferenza di cui parli è certamente un sogno, come il mondo di cui quella sofferenza è una parte infinitesimale. Mentre dormi sogni di aver fame e vedi anche altri che soffrono la fame. Ti nutri e, mosso da pietà, dai da mangiare anche agli altri che hanno fame. Finché dura il sogno, tutta questa sofferenza è reale tanto quanto la sofferenza che adesso vedi nel mondo; solo quando ti svegli scopri che è irreale. Ma tutto questo non significa che mentre sogni puoi agire come se la sofferenza che senti sia irreale. La fame nel sogno deve essere placata dal cibo del sogno. I compagni affamati nel sogno devono ricevere cibo di sogno. Non puoi mai mescolare i due stati, il sogno e lo stato di veglia. Allo stesso modo finché non raggiungi lo stato di Realizzazione e quindi ti svegli da questo mondo illusorio e fenomenico, devi fare servizio sociale alleviando la sofferenza ogni volta che la vedi. Ma anche in questo caso, devi farlo senza ego, che è il sentire: “Sono io colui che sta facendo questo”; dovresti invece sentire: “Io sono lo strumento del Signore”. Allo stesso modo non devi essere presuntuoso e pensare: “Sto aiutando un uomo che è inferiore a me. Ha bisogno di aiuto e io sono in grado di darglielo. Io sono superiore a lui”. Il tuo aiuto dev’essere un mezzo per adorare Dio in lui. Tutto questo servizio è servire il Sé, non qualcun altro. Non stai aiutando nessun altro, ma solo te stesso.

Q: Non è nostro dovere essere patrioti?

RAMANA: È tuo dovere ESSERE e non essere questo o quello, “Io sono quello che sono” riassume l’intera Verità. Il metodo si riassume in “Sii immobile”.

D: Il desiderio di indipendenza è giusto?

RAMANA: Tale desiderio senza dubbio inizia con l’interesse personale. Tuttavia, il lavoro pratico per l’obiettivo allarga gradualmente le prospettive in modo che l’individuo si fonda nel paese. Tale fusione dell’individualità è desiderabile e il karma in questione è nishkama (altruista, senza desideri personali).

D: Se l’indipendenza per l’India viene concessa dopo una lunga lotta e un grande sacrificio, non si giustifica la soddisfazione del successo e l’esaltazione?

RAMANA: Durante proprio lavoro, ci si deve arrendere al Potere Superiore che deve essere tenuta presente e mai perso di vista. Allora come si può essere esaltati? Non si dovrebbe nemmeno preoccuparsi del risultato della propria azione. Solo allora l’azione diventa altruista.
Gandhiji si è abbandonato al Divino e di conseguenza lavora senza interesse personale. Non si preoccupa dei risultati ma li accetta mentre si presentano. Questo deve essere l’atteggiamento di chi lavora per la nazione.

D .: L’opera sarà coronata da successo?

RAMANA: Questa domanda sorge perché l’interrogante non si è abbandonato.

D .: Non dovremmo quindi pensare e lavorare per il benessere del Paese?

RAMANA: Prima occupati di te e il resto seguirà naturalmente.

D: Non sto parlando individualmente ma per il paese.

RAMANA: prima abbandonati e poi vedi. I dubbi sorgono a causa dell’assenza di abbandono. Acquisisci forza arrendendoti e scoprirai che l’ambiente circostante è migliorato secondo grado di forza acquisito da te.

[The Core Teachings of Ramana Maharshi – Roy Melvyn]

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