seguo i tuoi post…

— Seguo i tuoi post. Grazie.
Sperimento attraverso il corpo la vita, talvolta il corpo si dissolve e percepisco… lo chiamo l’abbraccio di Dio… perché non saprei spiegarlo meglio.
Leggendo dal tuo profilo trovo spunti e trovo anche riscontro a certi stati che sperimento quando ‘sono’ nella disidentificazione.
Forse non c’è proprio da fare niente, semplicemente essere e lasciare che sia nella consapevolezza della perfezione dell’essenza come emanazione della coscienza stessa… Resta il fatto che al momento ancora sentirmi nel corpo… mi fa percepire dei limiti che forse non esistono…

— Stando a quanto scrivi, sperimenti dei samadhi: “talvolta il corpo si dissolve e percepisco l’abbraccio di Dio… trovo anche riscontro a certi stati che sperimento quando ‘sono’ nella disidentificazione”.
Tuttavia le tue esperienze stanno all’interno di manolaya (la dissoluzione temporanea dell’ego): “Resta il fatto che al momento ancora sentirmi nel corpo… mi fa percepire dei limiti”. Bisogna perciò continuare la sadhana (mi riferisco a sessioni di meditazione formale) fin quando non si passa la porta di manonasa (la dissoluzione definitiva).
La letteratura spirituale contemporanea è piuttosto lacunosa: pochissimo parlano di manonasa. In più la neoadvaita confonde la logica inferenziale con la Realizzazione attraverso il sillogismo:
A. sono già il Sé
B. non c’è un ego agente
C. dunque non c’è da far niente.
Io mi ispiro a Sri Ramana Maharshi che ha insegnato che può esservi bisogno di sforzo anche nelle fasi finali, immediatamente prima di manonasa, cioè prima della realizzazione definitiva senza ritorno. I 40 giorni meditativi di Gesù e Buddha prima della Liberazione dovrebbero far riflettere.
Grazie della condivisione ❤

[Il giorno seguente] — Buongiorno.
Al momento, ho scarsa conoscenza anche della terminologia che definisce alcuno stati, ma ho capito cosa mi stavi spiegando.

Meditazione formale per la dissoluzione dell’ego? Ben venga, e anche 80 ed oltre giorni per liberarmi – senza paragoni con Cristo o Buddha.
Osservavo quello che accade quando medito, quando sono particolarmente collegata, e mi chiedevo se posso riuscire a stabilizzare questi stati…
Accolgo il suggerimento riguardo Ramana Maharshi.
Grazie

— Perfetto!
L’unica pratica che porta alla realizzazione è quella che Sri Ramana chiamava ‘autoindagine’.
Questo non significa che le altre pratiche realizzative non conducano alla realizzazione – sarebbe un’affermazione da campanile. Significa che portano alla realizzazione quando arrivano alla fase in cui l’attenzione dell’aspirante si rovescia di 180° e contempla direttamente il Soggetto percipiente invece che l’oggetto percepito – che è la fase che Sri Ramana chiama Autoindagine.
La pratica che stai facendo è buona e dovrebbe portare all’emergere del Soggetto percipiente sotto forma di una forte sensazione ‘IO SONO’, non individuale ma universale, che è l’ultima fase che ti dicevo.
Questa sensazione di IO SONO può essere anche percepita come Puro ESSERE, o Pura Consapevolezza, o Pura Presenza, o Puro Amore.
Hai avuto questa esperienza? Quando ti disidentifichi hai l’esperienza di essere l’IO SONO universale, o piuttosto il Puro ESSERE, o la Pura Consapevolezza, o la Pura Presenza? O cosa?
Attendo la tua risposta ❤

— Con commozione gratitudine infinita rispondo: sì ho avuto ripetutamente questa esperienza, tuttavia non è stabile. Ma quando accade è Grazia e Amore infinito, Pace e Silenzio

— Se io ti chiedessi di riferirti al tuo vero Sé, come lo identificheresti, come l’IO SONO universale, o il Puro ESSERE, o la Pura Consapevolezza, o la Pura Presenza, o il Puro Amore?

— Pura Coscienza.

— Bene. La pratica è la seguente:
Invece di osservare quello che appare, ora quando ti siedi in meditazione osserva la Pura Coscienza!
A tratti diventerai Quella ed entrerai nello stato non duale solitamente indicato col nome sanscrito di ‘samadhi’.
Quella è la tua vera natura, ma questo lo sai già.
Questi samadhi saranno temporanei, ma gradualmente diverranno sempre più stabili e duraturi. Il samadhi dissolve tutte le identificazioni e le vasana (spinte, desideri della mente) portandoti sulla soglia di Manonasa, la dissoluzione definitiva dell’ego: la Liberazione senza più ricadute nell’ego.
Quando mediti fissa un orario e non smettere prima. Ad esempio fissi un’ora e continui fino alla fine dell’ora. Ovviamente se ti scappa di andare alla toilette puoi andarci.
Se ti fa piacere io sono disponibile a seguirti senza alcun impegno per te, né economico, né formale – tipo iniziazioni, affiliazioni ecc.

[Dopo alcune ore] — Al momento, da tempo accade che non decido sempre di meditare.
Cioè, a volte lo faccio decidendo: “adesso mi metto a meditare”, e ok… ma la maggior parte delle volte che avviene il samadhi da se… magari sono seduta a leggere e guardo fuori dalla finestra ed entro dentro di me senza deciderlo.
Da una presenza di colori e suoni amplificati e vividi, passo al silenzio bianco che mi culla. A volte ho immagini che poi ricordo. A volte intuizioni che poi mi parlano di qualcosa che non sta nel corpo e che è intriso di Amore, che é tutto attorno e mi contiene e al contempo si espande… A volte tornare alla percezione del corpo è come restringersi e lo sento un po’ stretto, ma ciò che ho sperimentato mi mette in condizione di accogliere il manifestarsi della vita cosi come è, facilitandomi nel abbracciare le cose, le persone e me stessa con un Amore che immaginavo e adesso un po’ più comprendo, sento e percepisco. Non come sentimento, ma come condizione o stato dell’essere.
L’altra notte ho avuto un sogno vivido passando dalla meditazione al sonno, una figura fatta di Amore mi ha avvolta nella sua vibrazione. La mente, o forse è cosi, mi ha fatto pensare a Babaji; e non parole ne altro… solo la percezione della vibrazione di Amore, pace, silenzio, gioia infinita e eterna beatitudine.
Oppure, passare da osservare, la mattina dopo, seduta sul letto, attraverso la finestra, i colori della natura davanti a me e vederli accendersi e prendere forma come un monaco che continuava un mantra. È chiaro che la mente poi, mi porta a chiedermi cosa accade, e dove sta la linea sottile tra percepire la grandezza dell’Essere è l’inizio di qualcosa di patologico… pazzia? Poi sorriso a questo e lascio che sia.

— Ho letto. Grazie.
Vorrei capire se programmare un certo tempo di meditazione al giorno lo senti come una forzatura su di te.

— No, non sarebbe una forzatura, posso farlo. Un’ora almeno programmata e poi il resto accade… e comunque la presenza cerco sempre di praticarla… portare l’attenzione consapevole in tutto ciò che faccio per renderla stabile.

— Va bene come mi hai scritto: un’ora ecc.
Tu sei in una fase di abbandono. Momenti di assorbimento avvengono spontaneamente. Però anche nell’abbandono si può integrare una certa disciplina, che consiste nel programmare dei periodi di meditazione. All’interno di questi periodi fai la pratica che ti ho suggerito com’è proprio del tuo livello, cioè con una prevalenza o, a momenti, totalità di abbandono.
Se tu mi avessi detto che lo sentivi come una forzatura, ti avrei suggerito di attendere che nascesse in te il bisogno per amore della Verità e di integrare momenti di meditazione programmata gradualmente.
Procedi con dolcezza.

— Si ho intenzione di interagire con disciplina e seguo ciò che mi hai indicato. Procedo con amorevole dolcezza. Grazie.