le 6 qualità divine per la liberazione

Come abbiamo detto, la crescita spirituale non avviane in modo equilibrato. Alcune qualità si sviluppano in fretta mentre altre possono rimanere annichilite anche per alcuni decenni. Le Qualità Divine che un aspirante alla Liberazione dovrebbe sviluppare sono sei1: • Amore • Assenza di desiderio  • Imperturbabilità • Assenza di sforzo • Non azione • Rimanere testimone, osservatore L’Amore è il più importante perché riconduce la frammentazione della molteplicità Continua a leggere →

rispetta la durata della meditazione

Se fate solo mezz’ora o meno di meditazione questo post non vi riguarda, ma se meditate di più – mettiamo un’ora – dovete aver cura di finire quando è finito il tempo che avete programmato, non prima! Se voi smettete quando vi va, l’ego farà in modo che smettiate prima di arrivare a dissolvere le impressioni nascoste che vi legano al samsara. Vi racconto la mia esperienza… Sono stato truffato in questo modo dall’ego per parecchio tempo: 1) entravo in meditazione, 2) contattavo Continua a leggere →

caro marco…

Caro Marco,

Oggi durante la meditazione camminata che abbiamo fatto insieme ho intuito che il respiro che ascoltavo non era diverso dal suono dei passi, o dai corpi che si muovevano nello spazio. Ho intuito che il respiro non era mio così come non erano miei i passi. Tutto era dentro lo stesso spazio consapevole dentro un’unica percezione.

e sopraggiunge la liberazione…

L’errore che fanno gli aspiranti che raggiungono una certa stabilità nel Sé è di non continuare a meditare. In questo modo mancano la completa disidentificazione dalla mente e quindi la liberazione. Per loro vi sarà ancora reincarnazione karmica perché non hanno tranciato i cicli del samsara di rinascita-morte-rinascita. Invece continuando a meditare il più possibile dimorando nel Sé, i semi/spinte della mente si placano, fino da appassire definitivamente. Allora la meditazione, che era Continua a leggere →

Shivarudra Bhalayogi

Shivarudra Bhalayogi fu allievo di Shivabalayogi. Due grandi Yogi, due grandi Realizzati. La loro praticano è la meditazione sul 3° Occhio, ma in una maniera direi estrema. Prima l’aspirante deve raggiungere lo stato di mente senza pensieri. Da lì inizia quel che chiamano ‘Tapas’. Si tratta di sessioni di meditazione di 8 ore tutti i giorni, fino alla realizzazione finale. Poiché si parte già da una mente priva pensieri, queste 8 ore sono in realtà ore di profondo samadhi. Il Maestro Continua a leggere →

tu devi praticare tutto il giorno

— La mia situazione riduce il tempo da dedicare alla meditazione e mi sento in difficoltà quando dici che bisognerebbe puntare alle 4 ore di pratica.

— Tu devi praticare tutto il giorno, non solo 4 ore. Perciò se al di fuori della meditazione formale perseveri a riconoscere che ciò che appare non è separato da te, possono bastare anche solo 2 ore di meditazione formale.

come il diaframma di una fotocamera

Allievo: — La meditazione formale senza oggetti sui quali concentrarsi è molto difficile, e non mi riesce. Poi quando non sto meditando, per un attimo una riduzione della mente che mi avvicina alla purezza... Marco Mineo: — Se esponi la mente alla consapevolezza, si riduce come il diaframma di una fotocamera, lasciandosi attraversare dalla luce. Però chi è consapevole della mente, sia ridotta che espansa? Poter notare e riferirmi lo stato della mente, qualsiasi esso sia, dovrebbe bastare Continua a leggere →

meditazione formale

In generale fate troppo poca meditazione formale, so di persone che fanno solo 20 minuti al giorno; è troppo poca. Nell’autoindagine noi non usiamo l’intelletto discriminativo, non la shakti come fanno gli yogi. Però shakti lavora comunque. È come quando usate un software che ha un interfaccia con dei pulsanti; cliccate su dei bottoni e il software compie delle operazioni, ma dietro il clic avvengono processi di elaborazione informatica che non vedete. Vale lo stesso per l’autoindagine. Continua a leggere →

Come uccidere l’ego?

D. – Qual è allora la differenza fra meditazione e ricerca del Sé (atma vichara)? M. – La meditazione è possibile solo mantenendo l’ego. Vi è l’ego e l’oggetto sul quale si medita. Si tratta dunque di un metodo indiretto. Il Sé invece è unico. Invece quando si cerca l’ego (atma vichara), cioè la sua sorgente, l’ego scompare. Ciò che resta è il Sé. Questo è il metodo diretto. D. – Allora cosa devo fare? M. – Rimanere aggrappato al Sé. D. – Come? M. – Anche adesso Continua a leggere →

Osservare o cercare l’Io Sono?

— … Detto ciò volevo chiedere riguardo alla pratica durante la giornata, fuori dalla meditazione formale. Io  osservo le fluttuazioni della mente: proiezioni, ricordi, vaniloqui, istanze varie legate a personaggi o al personaggio immaginario che dovrei o avrei potuto essere. Non  vi è quasi mai disturbo o avversione in ciò, è come guardare un film, e a volte i contenuti possono essere più intensi e calamitanti, diciamo… Il corpo fisico che si presenta a questa osservazione come una Continua a leggere →