caro marco…

Caro Marco,

Oggi durante la meditazione camminata che abbiamo fatto insieme ho intuito che il respiro che ascoltavo non era diverso dal suono dei passi, o dai corpi che si muovevano nello spazio. Ho intuito che il respiro non era mio così come non erano miei i passi. Tutto era dentro lo stesso spazio consapevole dentro un’unica percezione.

e sopraggiunge la liberazione…

L’errore che fanno gli aspiranti che raggiungono una certa stabilità nel Sé è di non continuare a meditare. In questo modo mancano la completa disidentificazione dalla mente e quindi la liberazione. Per loro vi sarà ancora reincarnazione karmica perché non hanno tranciato i cicli del samsara di rinascita-morte-rinascita. Invece continuando a meditare il più possibile dimorando nel Sé, i semi/spinte della mente si placano, fino da appassire definitivamente. Allora la meditazione, che era Continua a leggere →

Shivarudra Bhalayogi

Shivarudra Bhalayogi fu allievo di Shivabalayogi. Due grandi Yogi, due grandi Realizzati. La loro praticano è la meditazione sul 3° Occhio, ma in una maniera direi estrema. Prima l’aspirante deve raggiungere lo stato di mente senza pensieri. Da lì inizia quel che chiamano ‘Tapas’. Si tratta di sessioni di meditazione di 8 ore tutti i giorni, fino alla realizzazione finale. Poiché si parte già da una mente priva pensieri, queste 8 ore sono in realtà ore di profondo samadhi. Il Maestro Continua a leggere →

tu devi praticare tutto il giorno

— La mia situazione riduce il tempo da dedicare alla meditazione e mi sento in difficoltà quando dici che bisognerebbe puntare alle 4 ore di pratica.

— Tu devi praticare tutto il giorno, non solo 4 ore. Perciò se al di fuori della meditazione formale perseveri a riconoscere che ciò che appare non è separato da te, possono bastare anche solo 2 ore di meditazione formale.

come il diaframma di una fotocamera

Allievo: — La meditazione formale senza oggetti sui quali concentrarsi è molto difficile, e non mi riesce. Poi quando non sto meditando, per un attimo una riduzione della mente che mi avvicina alla purezza... Marco Mineo: — Se esponi la mente alla consapevolezza, si riduce come il diaframma di una fotocamera, lasciandosi attraversare dalla luce. Però chi è consapevole della mente, sia ridotta che espansa? Poter notare e riferirmi lo stato della mente, qualsiasi esso sia, dovrebbe bastare Continua a leggere →

meditazione formale

In generale fate troppo poca meditazione formale, so di persone che fanno solo 20 minuti al giorno; è troppo poca. Nell’autoindagine noi non usiamo l’intelletto discriminativo, non la shakti come fanno gli yogi. Però shakti lavora comunque. È come quando usate un software che ha un interfaccia con dei pulsanti; cliccate su dei bottoni e il software compie delle operazioni, ma dietro il clic avvengono processi di elaborazione informatica che non vedete. Vale lo stesso per l’autoindagine. Continua a leggere →

Come uccidere l’ego?

D. – Qual è allora la differenza fra meditazione e ricerca del Sé (atma vichara)? M. – La meditazione è possibile solo mantenendo l’ego. Vi è l’ego e l’oggetto sul quale si medita. Si tratta dunque di un metodo indiretto. Il Sé invece è unico. Invece quando si cerca l’ego (atma vichara), cioè la sua sorgente, l’ego scompare. Ciò che resta è il Sé. Questo è il metodo diretto. D. – Allora cosa devo fare? M. – Rimanere aggrappato al Sé. D. – Come? M. – Anche adesso Continua a leggere →

Osservare o cercare l’Io Sono?

— … Detto ciò volevo chiedere riguardo alla pratica durante la giornata, fuori dalla meditazione formale. Io  osservo le fluttuazioni della mente: proiezioni, ricordi, vaniloqui, istanze varie legate a personaggi o al personaggio immaginario che dovrei o avrei potuto essere. Non  vi è quasi mai disturbo o avversione in ciò, è come guardare un film, e a volte i contenuti possono essere più intensi e calamitanti, diciamo… Il corpo fisico che si presenta a questa osservazione come una Continua a leggere →

Depressione

— Caro Sergio, ho vissuto giorni molto belli e intensi anche fuori dalla meditazione. Durante la vita normale mi veniva spontanea la domanda – sempre la stessa – ma chi soffre?, chi sta male? ecc. e alla risposta percepivo come qualcuno/qualcosa che ridesse di me, ridesse del mio dolore... e mi sentivo parecchio sollevata perché percepivo che io non ero appunto l’angoscia, ero altro. — Non immagini quanto mi faccia piacere. È magnifico! — Ora sono 2-3 giorni che non riesco ad Continua a leggere →