yoga della volontà e yoga dell’abbandono

Mukti: — Buongiorno Amato, come va? Per me è un periodo molto attivo fisicamente e mentalmente. A volte mi sento sopraffatta e poi dimorando nel Sé tutto si include, e ancora molto altro trova il suo posto. Sono nel momento presente, e non c’è nemmeno più questo pensiero. Accade ciò che deve accadere. Ti sono grata per la tua continua e costante guida e presenza e ispirazione ❤ Soham dopo un po’ di giorni: — Eccomi Amata. Riesco a trovare la tranquillità per risponderti. Bellissimo Continua a leggere →

il nulla di Shiva

Questo Nulla di Shiva, che trascende qualsiasi movimento, ha il volto della benevole equanimità del Buddha. Dovete comprendere bene la differenza tra l’arido nulla del piano causale, in cui il nulla è visto come un oggetto separato e non vi è identità con esso, e l’Universale Nulla della coscienza di Shiva in cui avviene il riconoscersi. ‘Nulla’ è un termine che nel linguaggio comune ha un valore negativo. Il nulla spirituale significa Purezza, ossia: nessuna concettualità, nessun Continua a leggere →

dialoghi sul nirvikalpa

raccolta di scritti e dialoghi, con il mio gruppo, sul nirvikalpa 1. — Fai meditazione formale? Quanto tempo al giorno? Come la fai? Quali esperienze hai? — La faccio la mattina presto. Se riesco faccio due sessioni di 45 minuti intervallate, altrimenti ne faccio una di un’ora. Che esperienze ho? Sono nel Se ma non come di giorno; sono più libera dal corpo, alcune volte mi sento il vuoto. Permane quasi sempre una sorta di mente che sono io ma non è quella deviante, è una mente che Continua a leggere →

l’evoluzione della relazione duale

L’evoluzione della relazione duale consiste nel tramutarsi in samadhi, lo stato unitivo. Il primo tipo di samadhi è il savikalpa, dove senti di essere Uno con ogni altra cosa nell’essenza, ma compare ancora l’apparenza della forma. Per esempio, guardo un albero e sento che io e l’albero siamo Uno. Poiché l’apparenza è mente, viene detto che nel savikalpa c’è ancora mente. Sri Patanjali negli ‘Aforismi sullo Yoga’ lo chiama sabija samadhi. In sanscrito ‘sa’ vuol dire ‘con’ Continua a leggere →

Ramana Maharshi sullo Yoga di Patanjali

Discorso 191: Il signor Cohen, un discepolo residente, stava parlando del metodo yoga. M. – II primo versetto degli Yoga Sutra di Patanjali è applicabile a tutti i sistemi yoga. Il fine dello yoga è la cessazione di tutte le attività mentali. I metodi differiscono. Fin quando si fa uno sforzo per ottenere questo fine, si chiama yoga. Lo sforzo è lo yoga. La cessazione dell’attività mentale si può produrre in tanti modi: 1. Esaminando la mente stessa. Quando si esamina la mente, Continua a leggere →

solo quando il mondo fenomenico è per te pura illusione, solo allora resti spontaneamente nel Sé

Nella misura in cui esisti come identità abitante del mondo degli oggetti esteriori e del mondo degli oggetti interiori (pensieri, ricordi ed emozioni legate ai ricordi), in quella stessa misura non esisti come Sé. Patanjali insegna: “Yoga chitta vritti nirodha”, che esemplificato da me significa: “Lo stato naturale è la cessazione dei movimenti mentali”. Questi movimenti mentali sono anche chiamati vasana. Le vasana impediscono di trovare il Sé (primo passo) e dimorarvi (secondo Continua a leggere →

yoga chitta vritti nirodhah: lo yoga è la cessazione dei movimenti della mente

Tutta la questione della via spirituale per salvarsi dalla sofferenza e dalla morte, può essere riassunta molto semplicemente. Se state sognando che vi stanno decapitando, qual è la salvezza per voi? Svegliarvi e vedere che era tutto un’illusione. Allo stesso modo, se volete uscire dal mondo della sofferenza e della morte, dovete fermare le onde mentali; uno dei metodi per farlo è quello che ho spiegato nel post “Come raggiungere il nirvikalpa”. Patanjali non aveva l’elettroencefalografo, Continua a leggere →

voglio il samadhi! non posso più vivere con un ego in una dualità

“Perché non posso entrare in un samadhi come quelli che leggo sui libri spirituali?”. Per avere la risposta, la prima domanda che dovresti porti è: “Posso vedere Dio in ogni cosa?”. La seconda domanda è: “Posso avere sempre un amore bruciante per il Divino”? (con forma, senza forma, secondo le caratteristiche dell’aspirante). La terza domanda è: “Posso essere un servo del Signore e offrire la mia struttura psicofisica e tutta la mia vita al servizio del Divino?”. Se Continua a leggere →

il nirvikalpa del kriya è diverso da quello dell’autoindagine?

— Comunque questo Kriya Yoga ha un limite. L’insegnante diceva che, dopo che era stata una settimana all’ashram, nei giorni successivi non voleva più andare a lavorare. Allora Hariananda la chiamava al mattino e le diceva “stai andando al lavoro?”. — Io, ahimè, l’ho avuto sempre questo problema; non volevo andare a lavorare anche quando non mi occupavo di spiritualità — Il nirvikalpa del Kriya Yoga è diverso da quello dell’Autoindagine? — Hai studiato quello che Continua a leggere →

il madornale errore di credere che la liberazione sia un determinato stato di coscienza

La stragrande maggioranza della spiritualità ci induce capire che la Liberazione sia uno stato di coscienza. A partire da Patanjali: tu fai yama e niyama, poi fai le asana, poi il pranayama, fai il ritiro dell’energia dagli organi di senso (pratyahara), fai la concentrazione (dharana), poi accedi alla meditazione (dhyana), poi accedi al samadhi, prima sabija (con oggetti e concetti) poi nirbija (senza oggetti né concetti), e dopo un certo tempo di nirbija ottieni la liberazione. Cosa capisce Continua a leggere →