santità e illuminazione – 2

La confusione nasce dal fatto che si confonde la realizzazione con la forma della realizzazione. La realizzazione è l’identità col Sé, con l’Assoluto, punto! E non c’è niente di rango superiore all’Assoluto. Però la forma di quel realizzato potrebbe avere così pochi mezzi da riuscire a malapena a insegnare l’esperienza di come egli stesso è arrivato alla realizzazione. Quando chiedono a Sri Ramana dei 4 livelli di realizzati che le scritture indù citano – Brahmavidvarishta, Continua a leggere →

1233. “io so di essere”. come dimostrare che questa conoscenza non sia un’azione?

Io dico di essere il fautore e di essere il fruitore. Il fautore non è il fruitore, ma io sono entrambi. Dunque io sono lo sfondo non-agente di entrambi. Conosco il fare e conosco il fruire. Questa conoscenza è la mia natura, non l’azione, perché la conoscenza non si separa mai da me. Quindi “Io so di essere” significa: “Risplendo nella mia stessa luce”. [Notes on Spiritual Discourses of Sri Atmananda] Continua a leggere →

santità e illuminazione – 1

Sono due cose diverse. A volte possono coincidere, a volte no. Un santo potrebbe non essere illuminato. Un illuminato potrebbe non essere un santo. Sicuramente quest’ultimo, non avendo spinte egoiche, non farà del male agli altri, ma potrebbe anche essere un ubriacone, avere un linguaggio grossolano e via dicendo. Il Sé, l’Atma, non è minimamente toccato dalle azioni che compie la persona che lo ospita – per così dire. Però, non vi è maestro spirituale che non patrocini la condotta Continua a leggere →

una delle difficoltà della pratica spirituale

C’era una pubblicità di Nino Manfredi che, riferendosi al caffè, diceva: “Più va giù e più mi tira su”. Nella pratica spirituale avviene il contrario: “Più vai su e più ti tira giù”. Un esempio. Fate la meditazione vipassana. Ieri sera è andata molto bene, ma stamattina vi sedete e siete opachi, o vi distraete continuamente, o vi sale su odio per quello che qualcuno vi ha fatto, o chissà che… Se non avete comprensione del ‘più vai su e più ti può tirare giù’ cominciate Continua a leggere →

la concentrazione

In genere la pulizia mentale è un cambiamento all’interno della mente; raramente va oltre. È una cura temporanea per sbloccare attenzione fissata sull’illusione e devolverla alla sadhana. Ma per risolvere i problemi in modo radicale e definitivo, il metodo non può che essere ontologico: dovete andare oltre la mente, dove il pensiero scompare e quindi il mondo e l’ego scompaiono, e rimanere/dimorare lì. Concedetevi quel po’ di tempo per abituarvi a non essere un ego che Continua a leggere →

rieducare la mente

Se volete che l’esperienza del Sé diventi stabile e che ‘penetri’ la vostra vita trasformandola, dovete rieducare la mente. Io vengo dagli ‘Intensivi di Illuminazione’, quindi conoscevo molta gente che aveva avuto decine di esperienze dirette, qualche volta un centinaio, senza però avere cambiamenti significativi, sia interiormente che nella propria vita. Solo pochi ne hanno avuti. Il motivo di questo insuccesso è che non si sono impegnati a rieducare la propria mente. Al posto Continua a leggere →

Swami Chinmayananda sulla pratica spirituale

“Qualsiasi sciocco può sedersi con un rosario sulle rive del Gange e realizzare Dio in pochissimo tempo”, disse Swami con la caratteristica iperbole. “Il problema è rimanere lì. L’inconscio è molto potente. Genererà una forte pressione estroversa e costringerà la mente a ritornare alla sua solita visione limitata della realtà. L’idea è di imparare a vivere in quello stato. È necessario un grande lavoro prima che la mente possa spogliarsi della sua identificazione e attaccamento Continua a leggere →

un metodo facile per realizzare la non-separazione

La prima illusione non è forse l’idea di essere separati? Non nasce da lì l’ego, tutta la sofferenza e la schiavitù? Gli aspiranti spirituali spingono per il samadhi in cui poter ottenere l’esperienza dell’unità. I primi samadhi durano un istante. All’inizio l’aspirante non se ne accorge nemmeno, rileva soltanto il sorprendente benessere che segue. Poi, talora con l’aiuto del maestro, nota il momento in cui è stato Uno; o meglio, nota il momento in cui non c’era niente che Continua a leggere →

religione e scienza della conoscenza del Sé

“Perché è una scienza?”, chiesi un pomeriggio durante il periodo di discussione informale, “Sembra più una religione”. “Lo è in questo senso", rispose. “Nella scienza hai alcune teorie che devono essere provate da esperimenti prima che possano essere accettate come conoscenza. Il Vedanta presenta la teoria che esiste un Dio, che noi chiamiamo ‘Sé’, e fornisce metodi per verificare la verità di questa teoria. Se vengono usati correttamente, le pratiche e le tecniche forniranno Continua a leggere →