scenari distopici 2

— Sollecitata dalla tua domanda mi rendo conto di essere spesso in un’identità ordinaria che vede il mondo ‘fuori’... Me ne rendo conto e mi dispiace. C’è la comprensione intellettuale della verità, ma un’abitudine mentale che si ripropone. Se interiormente non incorro nell’odio degli artefici dei progetti distopici, è comunque molto sottile il confine, anche in termini di tempo dedicato alle notizie rispetto a quello dedicato all’interiorità. Sento che è un momento molto delicato, Continua a leggere →

il mio Guru

Il mio Guru è ed è stato Dio, che è apparso nella mia vita in vari modi e sotto varie forme per comunicare con me secondo il livello di consapevolezza che avevo in quel momento. La vera e propria istruzione spirituale l’ho ricevuta da quattro Maestri dell’Advaita Vedanta: Adi Shankara, Vasistha, Ramana Maharshi e Atmananda (Krishna Menon). Non so chi preferire dei quattro, nel mio cuore li vivo come un’unità. Devo anche tanto a Jnaneshwar e a Lester Levenson per avermi dato la comprensione Continua a leggere →

Sri Adi Shankara, Vivekacudamani

31. Fra i mezzi che portano alla liberazione, la devozione occupa un posto elevato. La ricerca costante della propria reale natura si chiama devozione (bhakti). 32. V’è chi sostiene che la ricerca verso la verità del Sé non sia altro che bhakti. Chi aspira alla verità dell’Atman deve, avendo le qualificazioni suddette, avvicinare un saggio Istruttore che lo guidi ad emanciparsi dalla schiavitù. Continua a leggere →

la pratica del testimone e quella indicata da papà Ramana

Alcuni aspiranti praticano il Testimone in modo assolutamente zelante. Procedendo in questo modo alla fine essi vedono che questo io-testimone è la Pura Coscienza; quando penetrano questa Pura Coscienza, il corpo e la mente si annichiliscono e rimane questo Testimone sotto forma di Presenza silenziosa immutabile. Però rimangono algidi, né conoscono beatitudine; un bhakta direbbe di loro: “Non si è aperto il cuore”…. Perché? Perché non sono entrati nel canale centrale della consapevolezza, Continua a leggere →

Adi Shankara – Advaita Pancharatnam

Non sono un corpo, non sono la rete dei vari organi di senso, non sono l’ego del (vero) Io, non sono l’insieme dei prana e non sono la saggezza. Sono lontano da moglie, marito, possedimenti, finanze ecc. Sono l’eterno testimone di tutto ciò che si rivolge verso l’interno dell’Atma. Sono eterna beatitudine. [1] A causa della mancanza di conoscenza della corda, la corda appare un serpente, allo stesso modo a causa della mancanza di conoscenza del vero Sé, l’Atman (il vero Sé) Continua a leggere →

il santo disprezzo per il non-Sé

Shankaracharya Anatma Siirivigarhanam (Il santo disprezzo per il non-Sé) Si ottiene un sapere eminente, e poi? Si diventa ricchi e potenti, e poi? Ci si diverte con una bella donna, e poi? Certo non è così che si percepisce il Sé . Ci si adorna con braccialetti ed altri gioielli, e poi? Ci si veste di abiti di seta, e poi? Ci si delizia con delle vivande squisite, e poi? Certo non è così che si percepisce il Sé . Si visitano dei luoghi ameni, e poi? I parenti e gli alleati sono Continua a leggere →

attraverso quale luce tu vedi?

Maestro: Attraverso quale luce tu vedi?
Discepolo: Il sole di giorno, il lampo di notte.
M: Attraverso quale luce vedi queste luci?
D: L’occhio.
M: Attraverso quale luce vedi l’occhio?
D: La mente.
M: Attraverso quale luce vedi la mente?
D: Me stesso.
M: Dunque Tu sei la luce di tutte le luci.
D: Sì, lo sono.

*Da ‘Ekasloki’ di Sri Adi Shankara, contenuto come supplemento nei ‘Quaranta versi sulla Realtà’ di Sri Ramana Maharshi