un samadhi di base su cui hanno luogo specifiche esperienze temporanee di assorbimento

Da un lato si dice che la realizzazione e il samadhi sono la stessa cosa, dall’altro che non bisogna identificare la realizzazione con le esperienze del samadhi. Che cosa significa? Con la realizzazione ha luogo un samadhi di base. Ci si sente la pura Coscienza (o Essere ecc.) non dissimile dalle altre forme e dalle situazioni che sono anch’esse pura Coscienza. Si osserva disidentificati il proprio corpo agire. Se compaiono emozioni alterate (come a volte accadeva a Nisargadatta) non ci si Continua a leggere →

sul ricordare le incarnazioni passate

Ramana Maharshi, Discorso 260 Nel Sunday Times erano stati pubblicati degli estratti da ‘A Hermit in the Himalayas’ relativi al ricordo delle incarnazioni passate. In essi Paul Brunton menzionava alcuni metodi buddisti per ottenere quella facoltà. Sri Bhagavan disse: «Vi sono persone che vogliono sapere tutto sul loro futuro o sul loro passato [passato e futuro sono mente, lo stato di illusione]. Essi ignorano il presente [l’eterno presente è il sahaja samadhi conseguente alla realizzazione Continua a leggere →

il sahaja samadhi è senza sforzo

— Vi sono ancora movimenti della volontà, anche deboli, per centrarti nel Sé? — Ci sono momenti in cui me ne posso “dimenticare”, come ad esempio fasi concitate del lavoro. Ma non cerco più... Non c’è più Nessuno da cercare. — Se non vi sono vacillamenti di identità, dimenticarsi di essere il Sé non costituisce pregiudizio alla realizzazione; anzi è lo stato naturale: non ti ricordi più di esserci. Come donna dovevi forse ricordare sempre di essere tale per conservare l’identità Continua a leggere →

nirvikalpa samadhi e sahaja samadhi

Quando l’aspirante ha sperimentato il nirvikalpa samadhi – samadhi senza oggetti, mondo e corpo; solo Essere nell’Essere, Consapevolezza nella Consapevolezza –, deve comprendere che quella è la sua Vera Natura. È lo stesso stato del sonno profondo senza sogni, ma le persone ordinarie sono inconsce su quel piano di coscienza. Se collegate ad un elettroencefalografo in un laboratorio del sonno, quando svegliate al raggiungimento delle onde delta (sonno profondo), se si chiede loro cosa Continua a leggere →

individuare il Vero Io astratto, privo di attributi, se non quello della Soggettività, e di riferimenti alla persona

Il savikalpa è il primo samadhi che sperimentano gli aspiranti, ed è perché essi credono ancora fermamente che la creazione sia vera. In un aspirante avanzato il savikalpa si giustifica quando egli è ad occhi aperti e la sua forma sta agendo nel mondo, ma in meditazione dovrebbe dimorare naturalmente nel nirvikalpa. Il problema è che molti aspiranti non riescono a individuare il Vero Io astratto, privo di attributi, se non quello della Soggettività, e di riferimenti alla persona – Sri Continua a leggere →

Dio è colui che vede – 2

Dio è colui che vede, il Percipiente. La tecnica dell’autoindagine insegnata da Sri Ramana è il cosiddetto questioning: “Chi sta avendo questo pensiero? Chi vive questa emozione? A chi sta capitando questo evento?”. Ciò porta l’attenzione al Percipiente, cioè a Dio, invece che al personaggio del sogno di Maya. La consapevolezza di essere il Percipiente si sviluppa molto bene nell’aprirsi e aprirsi del lasciare andare le impressioni che appaiono. Quando Chi vede, il Percipiente, diventa Continua a leggere →

tu sei turiya

— Dentro la meditazione di poco fa: mi accorgo che non ci può essere distrazione se concepisco che tutto ciò che appare alla mia attenzione nasce e ricade nel substrato che Io Sono. Tutto nasce e muore nello sfondo aformale che io sono. Suoni, pensieri, ricordi, corpo, respiro, immagini, sono solo espressione momentanea formatesi nello sfondo illimitato che tutto, ma proprio tutto contiene e di cui io so perché Io Sono Quello. Niente è lontano, niente è separato da me, tutto riposa nell’Uno. Continua a leggere →

Samadhi 3. Ovvero, non siete il samadhi, siete il Sé

L’Ashtavakra Samhita dice: “Nel pensare a ciò che non può essere pensato si deve pur evocare una qualche forma di pensiero. Perciò, anche quest’ultima modalità di pensiero rimanente dev’essere abbandonata, per stare nella verità in cui dimoro” (12.7). Il Capitolo 12 dell’Ashtavakra Gita o Samhita è proprio quello che spiega come rimanere stabili nel Sé. Quando si inizia a pensare all’impensabile (il samadhi), la mente rimane in uno stato di nulla accompagnato da pace e beatitudine. Continua a leggere →

nirvana

Non c’è nessuna differenza tra nirvana e sahaja samadhi, altrimenti vi sarebbero due tipi di realizzazione e due tipi di Sé o di Assoluto. Il Nirvana è il sonno profondo senza incoscienza. Ecco… Ora guardate la vostra identità. Quanta azione e divenire vi ritrovate? Considerate che se volete la realizzazione, interiormente dovete essere il sonno profondo consapevole ed esteriormente la vostra forma compie, nel silenzio della mente, quel che c’è da fare. Non è la cosa più facile del Continua a leggere →

devozione assoluta

Sri Atmananda: “La via di jnana richiede un’elevata devozione, nel senso che l’aspirante deve possedere un alto livello di serietà ed onestà per giungere alla Verità. Questa è la vera devozione alla Verità! Ed è infinitamente superiore alla devozione verso qualsiasi altra cosa, che non può che essere inferiore alla Verità”. La devozione di cui parla Sri Atmananda è ‘Dedizione Assoluta’. Non lasci nemmeno un minuto senza che l’attenzione non sia rivolta all’autoinvestigazione: Continua a leggere →