sono pura coscienza

Un ostacolo alla liberazione è una personalità debole e pavida. Come può stabilirsi il Sé in una tale personalità? Succede la minima contrarietà e la persona va subito fuori di testa. Bisogna essere coraggiosi! Altrimenti il Sé rimane confinato alla meditazione, se va bene, e tutto il resto del tempo vi rotolate nella mente. Ma di che coraggio si parla? Quello della rinuncia alle identità col mondo! Voi siete Pura Coscienza, Pura Trascendenza. Dovete educare la mente ad armonizzarsi con Continua a leggere →

la definitiva rinuncia

— Carissimo Sergio, volevo ringraziarti per gli ultimi bellissimi post. Mi hanno fatto capire come l'osservatore sia sterile senza l’abbandono; soprattutto mi hanno fatto capire come lo stare nell’Osservare con abbandono sia esso stesso centrarsi nel Sé. — Il Testimone, l'Osservare, compreso e praticato bene diventa alla fine Consapevolezza che Contempla la Consapevolezza. Inizia quindi la battaglia perché tale contemplazione sia il più continua possibile. Poi iniziano i samadhi, in Continua a leggere →

la pace è sempre presente

Sri Ramana Maharshi, dal discorso 480 La signora Gasque, un’europea, presentò un pezzo di carta sul quale era scritto: “Ringraziamo la Natura e l’Intelligenza Infinita per la vostra Presenza tra di noi. Riconosciamo che la vostra Saggezza si fonda sulla pura Verità e sui principi basilari della Vita e dell’Eternità. Siamo felici che ci ricordiate di ‘Essere calmi e conoscere QUELLO’. Quale pensate che sia il futuro della Terra?”. M. – La risposta a questa domanda è contenuta Continua a leggere →

va tutto bene quello che c’è

Va tutto bene quello che c’è. Interiormente smetti di discriminare, esteriormente non deviare dal dharma (condotta etica). Vuoi essere il Sé, ma IL SÉ NON DISCRIMINA. Accetta il momento presente così com’è e ti ritroverai nella Grazia di Dio. “Allora perché si dice ‘non deviare dal dharma’?”, chiede la mente. L’adharma (condotta non etica) nasce solo dalle impurità mentali. Se tu fossi radicato nel Sé non vi sarebbe bisogno di precisare ‘non deviare dal dharma’. Ma Continua a leggere →

sul donare

Sri Ramana Maharshi, discorso 581 Un bambino teneva in mano qualcosa che i genitori volevano offrire a Sri Bhagavan. I genitori persuasero il bambino a farne dono a Bhagavan, ed egli lo fece con gioia. Sri Bhagavan osservò: “Guardate! Quando il bambino può dare una cosa a Jeja (Dio) è tyaga (rinuncia). Vedete quale influenza ha Jeja anche sui bambini! Ogni dono implica altruismo. Qui sta tutto il concetto di nishkama karma (azione altruistica, disinteressata). Significa vera rinuncia. Continua a leggere →

rinuncia ad essere il corpo…

Rinuncia ad essere il corpo, implementa il distacco dal mondo relativo, e svolgi i compiti che la tua forma deve compiere come servizio a Dio. Allora ti apparirà il Sé. Rimani aderente a questo Centro: sadhana sadhana sadhana, attenzione attenzione attenzione… Il distacco si approfondirà. Gradualmente ti renderai conto di parti di Maya sempre più basali la cui esistenza davi per scontata, e ti disidentificherai da esse. Alla fine rimarrà solo il Sé. Allora otterrai lo stato unitivo; i fenomeni Continua a leggere →

passi indispensabili per il sahaja – la rinuncia

La rinuncia è mantenere ferma la consapevolezza che il mondo fenomenico non esiste, è solo un sogno. Quando questa consapevolezza è stabile e si è già conosciuto il Sé, essere stabili nel Sé (nella Coscienza o l’Essere) è automatico. Se invece questa consapevolezza va e viene, lo stare nel Sé sarà ondivago. Se invece si percepisce il mondo fenomenico è come realtà, si può sperare solo in qualche esperienza diretta istantanea. Continua a leggere →

la non-azione

La Non-Azione comporta due elementi: la rinuncia all’ego e a tutte le manifestazione egoiche e l’abbandono al Divino. Da ciò zampilla la devozione! Nello Yoga Naturale l’aspirante, mantenendo ferma l’idea di non essere l’agente, entra nella pratica lasciando che sia Dio, sotto forma di Shakti, a compiere la sadhana. Ciò non significa che non faccia niente: mantiene la disciplina per gli orari della pratica, la dieta, l’etica, lo stile di vita… ma quando pratica lascia che sia la Continua a leggere →

il nodo della mente

La questione è che quando l’aspirante inizia una sadhana, la fa sentendosi il titolare anche della pratica spirituale. Allora tu gli dici “poniti come testimone neutrale” e lui lo fa, ma col punto di vista di stare facendo qualcosa per se stesso, e ciò riduce il potere di qualsiasi pratica al 30%. Comunque va avanti… e quando è maturo ad abbandonare la mente – che è sovraordinata al corpo e quindi lo include – allora egli diventa uno strumento nella mai di Dio. Con tale stato d’animo Continua a leggere →