tenterò di dimostrare che il dharma (etica) scaturisce direttamente da Dio

La non consapevolezza del dharma è un limite. Quelli che praticano il testimone neti-neti (non sono questo, non sono quello) spesso non l’hanno tale consapevolezza. Essi vedono che con la loro pratica il mondo si dissolve e loro restano come testimone ultimo. “Di cos’altro hai bisogno” dicono, “Io sono Shiva”, e disprezzano ogni idea di dharma, considerandolo mero costrutto mentale. Tenterò di dimostrare che il dharma non si basa sul pensiero, ma scaturisce direttamente dal Sé. Negli Continua a leggere →

un solo Dio ma realizzazioni diverse?

Ieri ho colloquiato con un praticante che è un grande appassionato del testimone.  Mi ha scritto: “L’unica cosa che conta è isolare il senso dell’io e guardarlo. Di conseguenza emerge il testimone che è sempre stato lì. Che uno stia pregando il Signore o facendo sesso (ha usato un’espressione più colorita) in un orgia o ammazzando qualcuno, Il testimone se ne frega”. Sollecitato da me, ha poi espresso biasimo verso gli Avatar che avrebbero fatto danno con il loro buonismo e con Continua a leggere →

la pratica del testimone e quella indicata da papà Ramana

Alcuni aspiranti praticano il Testimone in modo assolutamente zelante. Procedendo in questo modo alla fine essi vedono che questo io-testimone è la Pura Coscienza; quando penetrano questa Pura Coscienza, il corpo e la mente si annichiliscono e rimane questo Testimone sotto forma di Presenza silenziosa immutabile. Però rimangono algidi, né conoscono beatitudine; un bhakta direbbe di loro: “Non si è aperto il cuore”…. Perché? Perché non sono entrati nel canale centrale della consapevolezza, Continua a leggere →

il madornale errore di credere che la liberazione sia un determinato stato di coscienza

La stragrande maggioranza della spiritualità ci induce capire che la Liberazione sia uno stato di coscienza. A partire da Patanjali: tu fai yama e niyama, poi fai le asana, poi il pranayama, fai il ritiro dell’energia dagli organi di senso (pratyahara), fai la concentrazione (dharana), poi accedi alla meditazione (dhyana), poi accedi al samadhi, prima sabija (con oggetti e concetti) poi nirbija (senza oggetti né concetti), e dopo un certo tempo di nirbija ottieni la liberazione. Cosa capisce Continua a leggere →

questo è me

Una sadhana è assai ampia e complessa perché lungo il suo corso va a trasformare innumerevoli aspetti – fisici, energetici e mentali – dell’aspirante. Infatti, anche all’interno della medesima Via, ogni sadhana non può che essere unica e irripetibile. Proprio per questo i miei post quindi non hanno la pretesa di indicare una sadhana – cosa che può essere fatta solo all’interno della relazione continuativa tra maestro e allievo. Essi sono quasi sempre ispirati dalle domande che Continua a leggere →

su vasanas e dintorni

Valmiki doveva avere proprio un fantastico karma spirituale per riuscire in una conversione così ardua! Doveva essere un grande iniziato nella vita precedente… Ma come è possibile che un grande iniziato abbia poi una rinascita da criminale efferato? Per rispondere alla domanda bisogna comprendere il funzionamento delle vasana, e per farlo ricorreremo ai sogni. SOGNI Da cosa sono prodotti i sogno? Da spinte della mente che, come un seme che germoglia e diventa pianta, si manifestano attraverso Continua a leggere →

la miseria della spiritualità

C’è Attaccamento e Avversione? Se c’è Non Sei Realizzato! la miseria della spiritualità… Interessante è che malgrado la scuola di Nisargadatta e quella di Ramana arrivino a conclusioni diametralmente opposte, nessuno dei simpatizzanti dell’Advaita Vedanta pare rilevarlo. Questo vuol dire che non praticano e non sono neppure motivati a uno studio approfondito di quegli insegnamenti. La suola di Nisargadatta usa neti-neti (non sono questo, non sono quello) che rimarca una forte separazione Continua a leggere →

io sono l’umanità!

Apprezzo il libro di Ranjit Maharaj, ‘Illusione versus Realtà’, per il potere di scardinare l’illusione. Ma illusione di che cosa? Illusione della dualità, della molteplicità apparente del mondo fenomenico. Ma quando questa illusione è stata scardinata e si realizza che il mondo fenomenico non è altro che il Sé, non vi è più apparenza, o meglio, quello che appare è sempre e solo il Sé. A quel punto insistere nell’approccio negativo di neti-neti (non sono questo, non sono quello) Continua a leggere →

turiyatita nella mia esperienza

Turiyatita non è altro che il risultato di un ulteriore sprofondamento in Sat-Chit-Ananda. L’abbandono al Divino diventa tale che in una frazione di secondo ci si rende conto che mantenere la conoscenza è uno sforzo e si abbandona anche quella. Ma non è incoscienza, piuttosto uno stato di oblio della conoscenza. Rajiv diceva che non si può dire che vi sia conoscenza e non si può dire che non vi sia, e io al momento mi ritrovo con le definizione di Rajiv. Io ho attinto un po’ da Sri Nisargadatta Continua a leggere →