le due grandi fasi dell’autoindagine

I PRIMI DUE PASSI Il primo passo è ottenere attraverso l’autoindagine delle esperienze dirette non-duali della propria vera natura, tante quanto basta per capire ‘Chi’ veramente siamo. Il secondo passo è rendersi conto che il mondo fenomenico non esiste (come insegna lo Yoga Vasistha), discreando col Testimone, in funzione ‘neti’ (io non sono questo), buona parte della mente. L’ESAURIRSI DI NETI Raggiunto tale livello non è più evolutivo continuare ad usare la funzione Continua a leggere →

uno dei più bei testi sul Sahaja: una Grazia per gli aspiranti!

Questo è uno dei più bei testi sul Sahaja, e contiene informazioni preziosissime, direi ‘vitali’ per chi vuole la Realizzazione. Io ho perso tanto tempo e sono andato attraverso molta sofferenza per non avere questo insegnamento. Ero fissato sull’idea che la Realizzazione consistesse nel rimanere prigionieri di qualche stato trascendente. La meditazione andava benissimo, ma come aprivo gli occhi dopo un po’ decadevo. “Che devo fare per stabilizzarmi nel Sé? Aumenterò il tempo della Continua a leggere →

San Giorgio che sconfigge l’illusione

Giorgio: — Maestro, stanotte ho sognato che stavo guidando un’auto e ad un certo punto finiva la strada. C’era una nebbia gialla ed oltre a quella non c’era più niente. Non potevo più andare avanti e tornare non aveva senso. Poi ho capito che era un sogno e mi sono svegliato. Da quasi tutto il giorno c’è una sorta di depressione in me. Qualcosa che mi dice che niente ha un senso, non c’è uno scopo, niente traguardi ne ambizioni e comunque posso costruire solo castelli di sabbia perché Continua a leggere →

la stabilizzazione dell’illuminazione – 2

Su ‘Dialoghi con Sri Ramana Maharshi’, subito dopo il discorso 57, alla data ‘24 giugno 1935’, trovate ‘Sri Ramana Gita’. In quelle due pagine e mezza Sri Ramana chiarisce un dubbio circa la differenza tra un jnani e un siddha. Nella parte finale, che vi riporto in basso, chiarisce il metodo per stabilizzare l’illuminazione: “Il Sé è nitya aparoksha, cioè eternamente realizzato, in maniera cosciente o incosciente. […] Alcuni concludono dicendo che aparoksha [l’esperienza Continua a leggere →

chi dice che non sono necessari né alcuna pratica né alcuno sforzo

2 categorie: ● Quelli che hanno l’«illuminazione cognitiva». Loro ci pensano, ci studiano e decidono che dato che sono il Sé non devono preoccuparsi di niente. Tutto avviene a livello mentale. ● Quelli che sono in nirvikalpa, il samadhi senza sforzo, incluso anche quelli che sono da poco nel sahaja, il samadhi senza sforzo e ininterrotto. Sono tanto soggettivi, universalizzano le loro esperienze e, nel caso dei neoilluminati, non gestiscono le percezioni dello stato unitivo, pensano Continua a leggere →

dalla comprensione della non separazione allo stato naturale

Molti aspiranti, pur avendo molte esperienze dirette, continuano a confliggere con la vita e quindi a cadere nuovamente nella ragnatela della mente. Essi dovrebbero sostenere con tutte le forze del loro intelletto la memoria di non essere separati dai fenomeni, qualsiasi cosa essi siano, che si stanno presentando alla loro percezione. Allego a riguardo un illuminante testo di Eric Baret: Quando si realizza la comprensione della non separazione, la percezione non crea più una stimolazione della Continua a leggere →

stato naturale e presunta esistenza dell’altro

Fin quando resta il ben che minimo concetto dell’esistenza dell’altro, non si potrà essere stabili nello stato naturale. Prima o poi quella falsa idea vi porterà di nuovo fuori nella mente. Quando è definitivamente chiaro, oltre ogni esitazione, che l’unica Realtà è l’Essere-Consapevolezza, non appena sorgono pensieri, questi cadono immediatamente, perché non hanno nulla a cui aderire. Ciò porta a mouna, il silenzio, e al sahaja, lo stato naturale. Ma se sorge ancora qualcosa Continua a leggere →

a chi è nel nirvikalpa

Il nirvikalpa samadhi la fase che precede la definitiva realizzazione che culmina nel sahaja samadhi. Ramana dice che l’aspirante che è nel nirvikalpa entra nel Sé senza sforzo, ma è discontinuo, cioè ne esce, non vi rimane per sempre, ininterrottamente. Ramana dice anche che lo sforzo può essere necessario fino all’ultimo, fino a che il nirvikalpa diventi lo stato naturale, cioè il sahaja (sahaja vuol dire naturale). Qui sembra che vi sia una bella contraddizione, invece non è così. Continua a leggere →

tutto deve diventare il Sé

il trascendente deve diventare immanente il relativo deve diventare assoluto all’inizio l’aspirante deve discriminare tra Sé e non-Sé tra verità e illusione ma una volta trovato il Sé ogni cosa deve diventare il Sé tutto deve diventare indistintamente divino: il permanente e l’impermanente solo così si può abbandonare la fase dello sforzo e scivolare nell’abbandono, condizione imprescindibile per accedere al sahaja (lo stato naturale) ininterrotto comunque: solo Continua a leggere →